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BAGNOLI

Perché è necessario scendere in piazza il 7 novembre: la storia, le proposte

Ambiente, Attualità, Battaglie, DueSicilieOggi, Eventi, Italia, NapoliCapitale, Politica | 3 Novembre 2014

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Perché scendere il piazza contro Renzi e lo Sblocca Italia il 7 novembre a Napoli (appuntamento ore 9 a Piazzale Tecchio). Cos’è successo a Bagnoli? In questo pezzo Compagno Eddy del Laboratorio Politico Iskra, ci offre un chiarissimo quadro tra il passato e il presente. Vi suggeriamo un’approfondita lettura: la guerra si fa solo con la conoscenza del territorio e delle mire dei predoni che vogliono massacrarlo.

Su Bagnoli sono stati sprecati fiumi di inchiostro. Ripercorrere in poco tempo e poche righe l’affare Bagnoli è evidentemente una missione molto complicata. Oggi tutti i nodi e le contraddizioni dell’area occidentale della città di Napoli si stanno manifestando chiaramente, avevamo tristemente ragione. La fotografia dell’area ovest della città di Napoli la conosciamo oramai tutti: l’intera ex area industriale di Bagnoli è ancora inquinata nonostante “venti anni di lavoro” e centinaia di milioni di euro spesi per la sua riqualificazione mai avvenuta, la colmata è ancora lì, le aree ex industriali sono sequestrate oltre che inquinate, nessun posto di lavoro creato, il ripristino della linea di costa è un miraggio, il Parco dello Sport è un concentrato di amianto e veleni, nessuno spazio restituito alla città. Le opere completate tra il 2009 e il 2010 non sono aperte al pubblico. La Porta del Parco è costata 45 milioni di euro, l’Acquario Tematico 11,5 milioni, mentre il Parco dello Sport (che versa in totale stato di abbandono e secondo le indagini della procura è una delle aree interessate dall’interramento di sostanze pericolose) è costato 37 milioni di euro.

Qui, oltre Città della Scienza, l’incendio dura da 20 anni.

Alcuni passaggi centrali

L’area di Bagnoli, dopo la chiusura dell’Italsider (oltre 100 anni di attività siderurgica), da subito diventò oggetto di una serie di ambiziosi piani urbanistici per la sua riconversione, che sfoceranno poi nella Variante occidentale al Piano regolatore approvato dal Consiglio comunale nel 1996, dopo la quale venne costituita 1996 la Società Bagnoli S.p.a., strumento ad hoc dell’IRI per l’attuazione del “Piano di recupero ambientale dell’area di Bagnoli” predisposto e finanziato dal CIPE con la delibera del 20 dicembre 1994.

La Bagnoli S.p.a. cominciò le operazioni di bonifica attraverso una serie di sondaggi geognostici tra il 1997 e l’anno successivo, con carotaggi, campionamenti dei sottosuoli e delle acque, indagini geofisiche. Il sito Bagnoli – Coroglio nel ‘98 venne individuato come SIN (Sito d’Interesse Nazionale) e per le aree a maggiore inquinamento si procederà, nel 1999, a una serie di sondaggi a maglie più strette.

Il progetto prevedeva la rimozione dei contaminanti idrocarburi e metalli pesanti, soprattutto riguardo alla forte presenza di amianto riscontrata già nella prima bonifica nell’area ex-Eternit. Le operazioni, che procederanno a rilento e alla fine delle attività della Bagnoli S.p.a., si limitarono solo alla dismissione e all’abbattimento della maggior parte degli impianti. Il costo complessivo delle operazioni svolte dalla Bagnoli S.p.a. ammontò a circa 340 miliardi di vecchie lire (circa 150 milioni di euro).

Successivamente all’approvazione della Variante, si ritenne necessario rendere subito operativo quanto previsto dal nuovo piano: a tale proposito si cominciò a disegnare il Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) di Bagnoli-Coroglio che specificò le trasformazioni da effettuare e le loro modalità. Il PUE venne presentato dalla Giunta del Comune di Napoli il 13 dicembre del 2000 e prevedeva alcune modifiche a quanto stabilito dalla Variante: innanzitutto il mantenimento di alcuni fabbricati considerati di “archeologia industriale”, e in secondo luogo l’individuazione in una Società di Trasformazione Urbana (STU) dell’ente che attuerà il progetto “Bagnoli Futura”.

Il 16 maggio 2005 il PUE venne approvato.

Nel giugno 2005, un mese dopo la definitiva approvazione del PUE da parte degli enti locali, la Bagnolifutura avviò le sue attività operative.

E fu proprio tra il 2004 e il 2005 l’ICRAM presentò i risultati delle analisi condotte sui sedimenti marino-costieri del Sito di Interesse Nazionale Bagnoli Coroglio. I dati mostrarono un diffuso inquinamento da parte di Metalli Pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e Policlorobifenili (PCB). Le autorità pur messe a conoscenza dei rischi per la salute intervennero solo nell’estate 2005 con un ordinanza di interdizione e messa in sicurezza di emergenza della linea di costa. L’ex Assessore Casimiro Monti e l’ex sub commissario alle bonifiche Arcangelo Cesarano nel 2010 furono condannati per aver rilasciato le concessioni balneari nonostante l’inquinamento del litorale.

Arriviamo al 2007 quando venne aperto il cantiere della Porta del Parco il cantiere per la realizzazione dell’Acquario tematico e del Parco dello Sport. Le opere completate tra il 2009 e il 2010 non sono mai state aperte al pubblico se non in minima parte. La Porta del Parco è costata 45 milioni di euro, l’Acquario Tematico 11,5 milioni, mentre il Parco dello Sport (che versa in totale stato di abbandono e secondo le indagini della procura è una delle aree interessate dall’interramento di sostanze pericolose) è costato 37 milioni di euro.

Nell’aprile 2013 infatti le aree dell’ex Italsider e dell’ex Eternit di Bagnoli sono state sequestrate dai carabinieri nell’ambito di un’indagine della procura di Napoli che ipotizza i reati di truffa, mancata bonifica e di disastro ambientale, dove indagati sono 21 ex dirigenti di vari enti locali e della società Bagnolifutura. Il costo delle attività di bonifica ammonta in 107 milioni di euro ed hanno prodotto un aggravamento dell’inquinamento presente nella zona, perché “ha permesso la miscelazione di pericolosi inquinanti”. Inoltre i lavori di bonifica sarebbero avvenuti in un “contesto di conflitto d’interesse” e tra le accuse degli indagati rientra il reato di “truffa ai danni dello Stato”. Tra i costi di gestione della Bagnolifutura (cda e circa 60 dipendenti) calcolabili in circa 3 milioni di euro annui, l’indebitamento bancario per l’acquisto dei suoli, i costi di bonifica ed edificazione il debito Bagnolifutura ammonta ad oltre 300 milioni di euro.

Insomma questa brevemente la bonifica di Bagnoli è costata 20 anni di immobilismo e quasi mezzo miliardo di euro di fondi pubblici.

Nel frattempo in questi anni c’è chi come noi non ha mai abbassato la testa, si è organizzato, denunciando i loro piani criminali, senza risparmiarsi denunce e repressione. Ci chiamavano sovversivi quando andavamo ad interrompere le loro passerelle istituzionali, terroristi quando dicevamo che la Coppa America sulla colmata non andava fatta, rivoltosi quando univamo il problema della bonifica con quello del lavoro stabile e sicuro per i tanti disoccupati sul territorio, criminali quando dicevamo che bisognava sciogliere la Bagnoli Futura e far pagare chi ha inquinato…la storia ed i fatti ci stanno dando ragione e continueremo a costruire una grossa ed ampia mobilitazione con la memoria storica di questo quartiere e la capacità di riprenderci il nostro futuro.

Quindi cosa succede oggi a Bagnoli e come si inserisce il decreto Sblocca-Italia?

Oggi il governo Renzi, in linea con il dogmatismo neoliberista, intende ribaltare la frittata addossando la responsabilità di questo disastro al “fondamentalismo ambientalista fatto dai quattro comitatini che protestano da anni”. Per Renzi ed il Partito Democratico saremmo noi i responsabili di questo disastro.

Il decreto Sblocca Italia rappresenta un attacco violentissimo al patrimonio urbanistico, ambientale e più in generale a quei residui di democrazia sulle scelte riguardo i nostri territori, un decreto che vuole smantellare tutte le norme che tutelano il territorio per fare un regalo enorme al partito del cemento. Tutto il decreto contiene una raffica di misure che svendono il demanio pubblico, incentivano la finanza speculativa, spianano la via ad ulteriori colate di cemento, grandi opere (tanto grandi quanto devastanti ed inutili) inceneritori, trivellazioni, gasdotti e gassificatori. Un decreto che sembra scritto dai veri poteri forti che non produce lavoro e sviluppo, ma il loro lavoro ed il loro sviluppo. Lo Sblocca Italia produce precarietà sociale, ambientale attaccando in generale le condizioni di vita delle masse.

In particolare con l’art.33 nel decreto Sblocca-Italia viene previsto il commissariamento di Bagnoli, espropriando il territorio ma anche gli stessi organi dello Stato (enti locali) della libertà e del diritto di decidere i destini del proprio territorio. Un commissario che sembra essere un podestà che in deroga a tutte le norme di tutela ambientale e piani urbanistici, insieme ad un soggetto attuatore unico costituito da istituti finanziari, costruttori e proprietà immobiliari, decide da solo sul futuro del’area.

Commissariamento inoltre previsto non solo per l’area ex-industriale ma per tutta Bagnoli, anche aree limitrofe (vedi Ex-Area Nato) dove il principio “chi inquina paga” diventa “chi inquina viene pagato”

Più in generale è chiaro come questo provvedimento risulta essere un decreto che si inserisce perfettamente nelle controriforme in corso da tempo su lavoro, scuola, casa, servizi locali e governo del territorio: dal Jobs Act alla Buona Scuola, dalla legge Lupi al Piano Casa. Insomma questo è l’obiettivo delle corporazioni capitaliste nazionali ed europee che reggono i fili del governo Renzi, dimostrando la saldatura di interessi tra il potere economico ed il governo Renzi, ovvero il Partito “Democratico”.

Bagnoli assume oggi più che mai una centralità politica a livello nazionale?

Bagnoli è un banco di prova sia per i loro interessi sia per noi, dove si scontrano due idee di sviluppo contrastanti e conflittuali. La centralità di Bagnoli non l’abbiamo decisa noi ma proprio la controparte. Bloccare i piani del governo e di Renzi a Bagnoli significa bloccare il governo del PD ed un’idea di sviluppo legata alla speculazione, alla privatizzazione e alla precarietà sociale. Bloccare oggi il PD ed il governo Renzi in questa partita significa arginare l’allineamento ai diktat dell’Unione Europea.

I teoremi giudiziari e le accuse di terrorismo ai NoTav, la repressione ai movimenti di lotta per la casa, le accuse infamanti di associazione a delinquere ai disoccupati organizzati di Napoli, cosi’ come i licenziamenti politici che partono dall’Ikea di Piacenza ed arrivano alla Fiat di Pomigliano, dimostrano la vera natura reazionaria e di classe di questo governo. La giornata del 7 Novembre quindi vuole essere non solo la resistenza del territorio di Bagnoli ai piani criminali del governo ma un passo in avanti per unire tutte le lotte ambientali e sociali contro gli interessi del grande capitale.

Su Bagnoli quali potrebbero essere i primi passaggi come proposta politica?

1) Bloccare da subito l’ipotesi del Commissariamento di Bagnoli ed in generale bloccare tutto il decreto Sblocca-Italia con l’individuazione di un nuovo soggetto tramite un osservatorio permanente e partecipato sulla bonifica. A Bagnoli e non solo, non servono commissari ma lavoro, ambiente e democrazia reale e dal basso.

2) Requisizione di tutti i beni beni mobili e immobili e dei capitali che fanno capo a tutti coloro che per 20 anni hanno gestito BagnoliFutura e i lavori della fantomatica bonifica.

3) Un netto no alla svendita dei suoli ai vecchi e nuovi speculatori, contro la consegna dei destini urbanistici dell’area a Fintecna, alle banche, ai falsi imprenditori del mattone.

4) Reale bonifica di tutta l’area ex-industriale e del litorale (con rimozione della colmata e bonifica dei fondali) ed un tavolo permanente inter-istituzionale teso alla creazione di posti di lavoro (per garantire stabilità e salario) ed alla formazione di figure lavorative da integrare all’interno del processo di riqualificazione e rivalorizzazione del territorio.

5) Tavolo permanente sulle tematiche del lavoro, casa, ambiente, servizi, beni e spazi sociali entrando nel merito della loro gestione in tutta la zona flegrea per restituire a Bagnoli innanzitutto vivibilità, quel mix equilibrato di turismo, ricerca e produzioni avanzate, fondato sul recupero della qualità urbana ed ambientale.

6) Sostenere l’ordinanza comunale perché Fintecna rimuova finalmente la colmata a mare e verificare l’avvenuta bonifica di Città della Scienza, evitando di spendere 35 mln di euro per la sua illegittima ricostruzione sulla spiaggia di Coroglio.

7) Recupero della sua qualità ambientale, la realizzazione del grande parco urbano e la totale apertura al pubblico delle spiagge di Coroglio e Bagnoli.

8) La bonifica reale come compito prioritario di qualsiasi nuovo soggetto incaricato che dovrà addebitare gli oneri agli inquinatori, piuttosto che discettare su revisioni speculative dei piani. Chi ha inquinato paghi.

9) Restitutire ad utilizzo sociale tutta l’area Nato ed i suoi spazi, in virtù della carenza nell’area di spazi ad uso sociale, abitativo, ricreativo, culturale e sportivo; riconvertendo le sue strutture in nuovi plessi scolastici per quelle scuole del territorio le cui strutture sono inadatte e pericolose per studenti e lavoratori.

Compagno Eddy

(Laboratorio Politico Iskra)

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 3 Novembre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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