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BANCA POPOLARE DI BARI

Feltri “Libero” di insultare, se non è al Nord che si finanzia un “salvataggio”

Razzismo | 17 Dicembre 2019

Il giullare bergamasco ha ripreso a grugnire odio contro il Sud,  raccogliendo l’ennesimo assist per segnare un gol a porta vuota ed esternando perle di saggezza “padane”, con titoli nauseabondi, come quello apparso domenica 15 Dicembre sul quotidiano “libero” (la minuscola è voluta) suo perverso strumento di  divulgazione scientifica del “nulla cosmico”.

Vittorio Feltri colpisce ancora, con la sua prevedibilità, il suo pressappochismo, la violenza della sua dialettica “vichinga”, sbagliando – anch’esso volutamente – una maiuscola per rimpicciolire la città di Bari, dopo i guasti provocati da dirigenti e banchieri disonesti, nella sua Banca Popolare, ma dimentica i miliardi erogati negli anni passati per salvare banche del Centro-Nord (Monte dei Paschi, Banca Etruria, banche toscane), miliardi “necessari” a mantenere inalterate le economie di quelle terre floride, mentre le economie “sudiste” possono essere affossate, soprattutto quando c’é il succulento pretesto di un illecito.

Salvataggi a senso unico

Quei 500 milioni di Euro che Conte destinerà al salvataggio della Banca più importante del meridione, pur essendo “bruscolini”, rispetto a ben altri salvataggi, devono sembrare una cifra astronomica, per il giullare e i suoi seguaci, e allora giù con l’epiteto territoriale, poco importa se la Puglia é stata definita la regione più bella del mondo, da autorevoli organi di informazione stranieri, si stranieri, perchè l’italia é quel paese (anche qui minuscola voluta), che se un apprezzamento dovesse avvenire dall’interno, ecco che un esercito di odiatori invidiosi, inizierebbe a operare i distinguo, pur di screditare tale apprezzamento.

Chi se lo dimentica quel Banco di Napoli, che non fu salvato ma inghiottito da una banca del Nord, come dimenticare quell’assenza di istituti di credito meridionali, dovuta anche a scarse politiche di investimenti mancate al meridione

Il silenzio dei leghisti “nostrani”

Ma c’é una cosa che proprio non ci va giù; quel silenzio dei leghisti del sud, che per giustificare la loro “nuova” appartenenza politica, dichiarano da sempre di difendere le identità, e di volerlo fare con un movimento (appunto la Lega) che prediligerebbe la legalità, senza rendersi conto che spesso e volentieri, nei posti di comando, anche dalle loro parti, il “capitone” verde, spesso ci manda suoi affiliati che con il Sud non hanno nulla a che spartire.

Nessuno dei leghisti del Sud che si lamenti di quel Feltri che offende anche loro, nessuno che sbatta i pugni sul tavolo, nessuno che si scandalizzi che un giornale finanziato con soldi  pubblici erutti sterco radioattivo alimentato da paranoici convincimenti che trovano terreno fertile in quella disperazione di una parte del paese, da decenni abbandonato a se stesso, perché per decenni si é deciso che non dovesse mai poter “intraprendere”.

Questo rumoroso silenzio di uomini del Sud, arroccati sulla “piattaforma” leghista, é il sintomo di questo male tutto italiano, un male fatto di uomini e donne senza storia, senza dignità, senza tempo…

Alberto Guarino

Un articolo di Alberto Guarino pubblicato il 17 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 17 Dicembre 2019

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