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BARICCO E “THE GAME”

Don Chisciotte e la battaglia contro le élite contemporanee

Cultura | 28 Gennaio 2019

Un po’ di giorni fa Alessandro Baricco ha scritto un articolo dal titolo “E ora le élite si mettano in gioco” che ha ricevuto un particolare plauso online per l’analisi della realtà che ha prodotto.

Incuriosito dal fatto che proprio in questi mesi sto leggendo il libro che lui stesso cita, “The Game”, ho voluto analizzare questo articolo che non mi ha davvero sorpreso, ma mi ha lasciato un po’ interdetto, in particolare per delle contraddizioni fondamentali che vi ho ritrovato:

1. La prima contraddizione riguarda la definizione di élite. L’élite descritta può riguardare tutti e nessuno, parla di chiunque sia un minimo acculturato ma senza definirne un livello, quindi forse chiunque si creda acculturato.
Il problema è che per tutto l’articolo parla di un’altra élite, che è quella politica che sembra aver calato qualche decisione dall’alto. Peccato che questa definizione di élite tende solo ad allontanare ulteriormente in lettore regalando un pensiero estremamente classista. Quelli che sono stati i nostri politici negli ultimi anni non hanno un granchè di élite e nemmeno culturale. E non parlo degli ultimi arrivati, ma di una serie di governi che hanno dato spazio a personaggi come Razzi, che di cultura…beh…
Inoltre gli attuali governanti non hanno a livello sociale una differenza da quelli precedenti: facciamo un parallelismo tra Di Maio e Renzi. Entrambi figli di imprenditori e di personaggi che in qualche modo hanno cercato di entrare nel mondo della politica prima dei figli. Nessuna differenza se non negli ideali, quindi perchè uno di loro dovrebbe essere élite e l’altro no? Sono solo i congiuntivi a differenziarli? (che poi ricordiamo l’inglese di Renzi…shish…)
Le élite di cui parla non esistono più da decenni, gli insegnanti, gli illuminati e cose così sono morti proprio grazie al suo Game dove tutti possono dire la propria senza dimostrare prima di saperne qualcosa. Le élite di oggi sono quelle dei like e sono più pericolose degli spocchiosi che hanno studiato e che almeno il mazzo se lo sono fatti.

2. Il concetto di Europa che viene descritto è quello che tutti si raccontano per avere un nemico contro cui lottare, ma l’Europa è tutto tranne un concetto calato dall’alto. Dopo la Grande Guerra era il popolo a non volere un conflitto con morti nelle strade causati da una baionetta, ma una nuova guerra che i morti li facesse ugualmente, solo meno visibili. Questa si chiama guerra economica. L’economia uccide meno di una guerra vera, ma solo perchè è più lenta e agisce su chi è più lento socialmente, per motivi purtroppo che non riguardano unicamente la meritocrazia. Attualmente l’Europa ha riunito paesi usciti distrutti da un conflitto e ne ha risollevato l’economia con la collaborazione (e con un “sana” fedeltà al nuovo continente). Se sono crollate 10 scuole in Italia, senza Europa ne sarebbero crollate 100, gli scarsi progetti di ricerca presenti sarebbero stati 0, strade, infrastrutture, comodità che tutti usiamo non le avremmo neanche viste, saremmo stati il Burundi del vecchio continente con il debito pubblico che ci ritroviamo. Se credete che come paese facciamo schifo, pensate quanto schifo avremmo fatto…
Ogni volta che vedete la scritta “finanziato da un progetto europeo” inchinatevi un attimo. L’Europa è solo un’organo da incolpare per i politici, perchè troppo lontano da noi cittadini. Riceviamo solo i suoi soldi ma non i suoi messaggi e la sua comunicazione. Siamo sordi a quello che non ci piace, Facebook insegna.

3. Specialmente nel mentre leggo il suo libro, vedere Baricco ergersi a élite delle élite e allo stesso tempo a populista, mi crea un torcimento di stomaco notevole. Sembra uno dei prossimi candidati alle elezioni che dice al popolo “Io vi capisco” e dall’altra parte cerca di insegnare alle élite come comportarsi. Sta imputando a vecchie élite inesistenti la colpa dei problemi attuali, parlando del digitale come il luogo dove dei bambini hanno iniziato a nascondersi dai genitori essendo finalmente liberi di esprimersi.
Beh, caro Baricco, la vera élite è quella che regola il digitale. Le persone non sono libere online, ma sono gli schiavetti di un’élite nuova e più grande e che succhia soldi a tutti noi ogni volta che scorriamo una pubblicità. Non mi sarei aspettato un’analisi così semplicistica del mondo digitale che si basa su tecniche psicologiche coercitive sui social, che sono il regno delle persone vittime delle élite di cui lui parla.

Le élite che descrive all’inizio, ossia i sapienti, che si sono costruiti questa sapienza dato che nessuno nasce già acculturato, devono unicamente imparare un nuovo modo di insegnare la complessità, un modo più adatto ai tempi, che però non neghi il fatto che niente si possa spiegare in due parole e niente è fatto da un solo punto di vista.

Se rinnegare le élite significa tornare a discutere da 0 e dover dimostrare a tutti singolarmente l’utilità dei vaccini e che l’omeopatia è una credenza ridicola, signore e signori, possiamo anche chiudere il sipario.

Alessandro Ionni

Un articolo di Alessandro Ionni pubblicato il 28 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Gennaio 2019

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