lunedì 21 ottobre 2019
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BASTA PARLARE DI CASCHI

A Napoli c’è una stagione di lotta in corso, scendete in piazza

Attualità, Battaglie | 16 Ottobre 2014

casco noce

Si porta assai ultimamente, in quest’era di orgia mediatica che trasforma tutti in improvvisati reporter da strada e d’accatto, fermarsi armati di telefonino a un qualsiasi semaforo di Napoli per riprendere gente con i caschi in capa, buttare il video-trofeo sui social con i napoletani disciplinati e incascati e dimostrare dunque che simm’brava gente.

Questo penoso senso di inferiorità, questa necessità alla giustificazione, a mio avviso, è il più grande errore che il nostro popolo continua a commettere: noi siamo superiori senza complessi, si dice, no?  E questa gara a dimostrare che la stampa nazionale fa schifo ha pure un po’ stufato. Chi si occupa di caschi, insomma, non è che l’ennesimo complice della distrazione di massa, giocata anche con le armi della confusione comunicativa, a cui suggeriremmo di rifuggire, con un minimo di ragionamento.

Se non ve ne siete accorti si porta assai, ultimamente, anche combattere veramente per i propri diritti e quelli altrui: c’è gente che in queste ore sta facendo guerra, fuori Montecitorio, perché se non ve ne siete accorti lo Sblocca Italia ci ucciderà definitivamente, qui al Sud consentendo estrazioni, trivellazioni, aperture di discariche, indiscriminatamente, come opere strategiche cruciali da approvare senza passare per il territorio.

Se non ve ne siete accorti, poi, non lontano da qui c’è una guerra in corso, a Kobane, dove un popolo difende la sua autonomia nel lassismo complice di Usa e Europa e da Napoli c’è chi è partito per dare solidarietà ma anche per capire: se fossimo noi al loro posto? Ve lo siete mai domandati voi che invocate autonomia e indipendenza dall’Europa e dal colonialismo mondiale dei popoli più resistenti (come il nostro)?

Se non ve ne siete accorti stanno svendendo Bagnoli a un commissario, preludio di ennesima condanna per un territorio che invece, se coinvolgesse le parti associative sane della città, movimenti, cittadini, comitati, potrebbe essere esperienza di condivisione, modello di sviluppo, fonte di occupazione.

Se non ve ne siete accorti si sta organizzando uno sciopero sociale, che includerà precari, disoccupati, casalinghe, chiunque non riesca più a campare, per far sentire la propria voce – ed è evidente che piu’ siamo più sarà forte – contro job acts e altre porcate di questo governo che come pochi altri sta lavorando per comprimere diritti spacciandoceli per riforme indispensabili.

Insomma, se non ve ne siete accorti, ci avete “rotto il casco”…

E poi se non ve ne siete accorti, sarebbe ora di farlo. E’ ora di consumare finalmente le vostre energie in iniziative utili e costruttive, scendendo in piazza, informandovi, partecipando, ribellandovi. Certo, non sarà facile come girare un video a un semaforo. La repressione è già in corso. Ma credetemi: è l’unica strada possibile prima che ci uccidano per sempre e che questo territorio sia condannato all’ergastolo per colonizzazione eterna e irreversibile.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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