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Benedetto Casillo, una carriera lunga 50 anni, fra cinema, teatro e televisione

Rubriche | 16 Aprile 2019

Per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne, “ nel giorno in cui si ricorda san Benedetto Labre vi raccontiamo della carriera lunga cinquant’anni dell’attore napoletano Benedetto Casillo, che lo ha visto passare dal cabaret, al cinema, dalla televisione al teatro, soffermandoci però su alcune curiosità e aneddoti del suo percorso umano e artistico.

Nonostante i tanti ruoli interpretati e spettacoli teatrali che lo hanno visto protagonista, è innegabile che la sua notorietà sia dovuta soprattutto al ruolo di Salvatore, il vice sostituto portiere, nel film di Luciano De Crescenzo “Così parlò Bellavista”, le cui battute sono diventate dei veri e propri tormentoni e sono entrate nel linguaggio comune dei napoletani e non solo. E dopo tanti anni dall’uscita nelle sale del film, Casillo nello scorso mese di settembre è riuscito a realizzare il suo sogno di mettere in scena il “mondo di Bellavista” sulle prestigiose tavole del Teatro San Carlo.

Gli esordi con “I Sadici Piangenti”, in coppia con l’attore Renato Rutigliano

Una curiosità su Benedetto Casillo, non molto conosciuta, è che il suo debutto nel mondo dello spettacolo è legato a filo doppio ad un altro attore che ha fatto parte del cast di “Così parlò Bellavista”, Renato Rutigliano, ovvero l’impiegato del bancolotto impegnato ad interpretare i sogni delle sorelle Finizio.

Negli anni ’70, infatti, Casillo insieme a Rutigliano formò la coppia “I Sadici Piangenti”, un duo comico che riscosse successo nel mondo del cabaret napoletano grazie a delle battute fulminanti e ai testi ironici e originali di cui erano anche autori.

Seguendo la moda di quegli anni che vedeva spesso incidere dei dischi  di genere comico – basta pensare agli Squallor – anche i “Sadici piangenti” incisero una serie di Lp in vinile con i loro sketch comici, come “Malori bollati”,  “’Ncopp ‘a n’albero ‘e patane sta cantanne nu merluzzo”, che li fecero segnalare nel panorama artistico napoletano come comici emergenti.

Fu proprio grazie all’esperienza dei “Sadici piangenti” – che poi si scioglieranno nel 1985 – che entrambi gli attori vennero scelti da Luciano De Crescenzo per far parte del suo primo film “Così parlò Bellavista”.

Luciano De Crescenzo lo “scopre” e lo lancia sulla ribalta nazionale

Quando Luciano De Crescenzo nel 1984 lo inserì nel cast di “Così parlò Bellavista” Benedetto Casillo era già molto conosciuto dal pubblico napoletano, ma non era ancora noto al grande pubblico nazionale.

Ma dopo la sua interpretazione del “vice sostituto portiere”, sposato con Rachelina-Marina Confalone, il suo viso rotondo incorniciato dai riccioli ribelli è diventato uno dei simboli della napoletanità più scanzonata e verace. Una vera e propria maschera della commedia dell’arte.

E Luciano De Crescenzo sicuramente ha avuto l’occhio lungo nel percepire le doti di grande verve comica di Casillo.

In un film corale come è “Così parlò Bellavista”, De Crescenzo decise di scommettere su quell’attore semisconosciuto, affidandogli uno dei ruoli più importanti che aveva il compito di pronunciare alcune fra le battute più divertenti del suo libro, nella sua trasposizione cinematografica.

Il famoso “abbonamento addu Natascia”, il “Professò resistete!” gridato per sostenere Bellavista rimasto intrappolato nell’ascensore con Cazzaniga, o  anche la descrizione di “vita morte e miracoli” del professore al nuovo inquilino milanese mentre lo accompagna per le scale. Un’evidente citazione della commedia di Eduardo De Filippo, “Questi fantasmi”, che riprende la scena in cui il portiere racconta al neo inquilino Pasquale Lojacono tutto quello che sa sul suo  dirimpettaio.

Il perché del successo di quel personaggio interpretato da Casillo, però, non risiede solo nella vis comica delle battute, ma piuttosto nella sua capacità di rappresentare l’essenza di un certo tipo di napoletano, sospeso fra ironia, amore per “l’inciucio” e una buona dose di superstizione, che manifesta apertamente portando la figlia di Bellavista a farsi dare i numeri da una sorta di “veggente”. E quando Salvatore-Casillo, parlando di una ipotetica terza guerra mondiale con il suo amico spazzino interpretato da Sergio Solli, invoca la benedizione della Madonna di Piedigrotta, realtà e finzione coincidono, visto che nella vita reale Benedetto Casillo sin da ragazzo è devoto proprio di quella madonna venerata nella Chiesa di Piedigrotta nella zona di Mergellina.

La “serenata” alla Madonna di Piedigrotta

Un altro aspetto poco conosciuto della vita di Benedetto Casillo, che ha avuto poi delle ripercussioni anche sulla sua carriera artistica, è la sua profonda devozione nei confronti della Madonna di Piedigrotta, un sentimento che lo ha accompagnato sin dall’infanzia.

Ed è proprio grazie al suo impegno e alla sua ferma volontà di mantenerne vivo il culto se da più di 30 anni in concomitanza con la Festa di Piedigrotta viene organizzata la “Serenata alla Madonna” all’interno della chiesa di Piedigrotta. .

Un evento che ogni anno vede la partecipazione di altri artisti che si esibiscono gratuitamente sotto la direzione artistica dello stesso Casillo e che riesce sempre ad attirare una grande folla di fedeli o semplici spettatori.

Casillo, infatti, è uno studioso attento delle usanze popolari napoletane, di preghiere antiche che si sono perse nel tempo, di storie di santi, ed ha sempre voluto riportarle in scena a teatro dandole una veste comica.

Il coronamento del suo “sogno artistico” al Teatro San Carlo

Dopo il successo clamoroso riscosso dal film “Così parlò Bellavista” Luciano De Crescenzo, rispettando il motto “squadra che vince non si cambia”, volle ancora Casillo nei suoi due successivi film, “Il mistero di Bellavista” del 1985 e “32 dicembre”. Anche in queste due pellicole l’attore napoletano, grazie alla sua strepitosa comicità, ha reso immortali alcune scene che lo vedevano protagonista, come quella in cui recita con lo stesso De Crescenzo in una dissertazione filosofica sul tempo.

Dopo la “terna” di film dello scrittore-filosofo partenopeo, Casillo si è dedicato principalmente alla sua prima passione, diventando uno dei principali interpreti del teatro napoletano e portando in scena commedie di cui era anche l’autore, accanto alle rappresentazioni di commedie di Eduardo De Filippo e di Scarpetta.

Ma il suo “sogno artistico” Benedetto Casillo l’ha coronato lo scorso mese di settembre, quan do è riuscito a far portare in scena sul prestigioso palcoscenico del Teatro San Carlo la trasposizione teatrale proprio del film che lo aveva fatto conoscere al grande pubblico, “Così parlò Bellavista”, per festeggiare degnamente i 90 anni di Luciano De Crescenzo.

Anche in questo caso Casillo si è distinto dal “coro”, visto che all’interno della compagnia di attori chiamati a portare in scena il capolavoro dello scrittore napoletano è stato l’unico a vedersi affidare lo stesso ruolo che aveva interpretato anche nel film.

Segno che ormai nell’immaginario collettivo Salvatore, il vice sostituto portiere, non può che avere la voce, la gestualità e la simpatia di Benedetto Casillo, in una completa fusione fra realtà e finzione.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 16 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 16 Aprile 2019

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