domenica 21 aprile 2019
Logo Identità Insorgenti

BENI TRASCURATI

Museo Egizio del Sannio: l’ennesima occasione mancata per valorizzare il nostro patrimonio

Beni Culturali | 15 Aprile 2019

Valorizzazione: Carneade, chi è costui?

Questo forse sarebbe il titolo più adatto a mostrare quanto il concetto di valorizzazione dei beni culturali sia davvero ancora difficile da afferrare e ancor di più da mettere in pratica alle nostre latitudini. 

Spesso sulle pagine di questo giornale portiamo alla vostra attenzione storie di ordinario abbandono che riguardano i beni culturali del Sud. 

Il nostro sit in per il complesso degli Incurabili degli scorsi giorni è solo l’ultima, in ordine di tempo delle iniziative messe in campo per difendere il nostro patrimonio artistico.

Lavoriamo affinchè arrivi un solo messaggio: ovvero che dalla salvaguardia dei beni artistici e culturali arriverà la vera occasione di riscatto per la nostra terra. 

Per quanto possa suonare idiomatico, al limite banale, ne siamo convinti e la dimostrazione è appunto che non abbiamo avuto nessuna remora a scontrarci con il direttore del Complesso degli Incurabili che spesso in questi giorni ha espresso il suo disappunto per la nostra iniziativa. 

Il nostro dovere in fondo è informare, stimolare, gridare se necessario ai nostri concittadini quanto sia ingiusto che, con soldi già stanziati e progetti già pronti da decenni, uno dei monumenti simbolo di Napoli crolli. 

Lasciando peraltro famiglie sfollate e pazienti dell’annessa struttura ospedaliera trasferiti d’urgenza all’Ospedale del Mare. 

Il museo egizio del Sannio: una istituzione importantissima

La sezione egizia del Museo del Sannio, di cui vi parliamo oggi, non è certamente un caso limite come quello appena citato anzi occupa belle sale, moderne e museograficamente ben allestite. 

Soprattutto contiene, unica esposizione in Italia, solo reperti originali provenienti dall’ Egitto che arricchivano il tempio di Iside voluto a Benevento dall’Imperatore Domiziano nell’88-89 d.C: questo la rende la seconda esposizione egizia, per importanza, del paese. 

Avrebbe dunque tutte le carte in regola per poter essere un elemento di traino non solo per l’istituzione museale che la ospita ma in generale per tutto il territorio. 

Un territorio neanche a dirlo, ricchissimo di storia, tradizioni, identità e che ospita, tra l’altro uno dei 52 monumenti italiani iscritti nella lista dell’Unesco: la cattedrale di Santa Sofia. 

E proprio il chiostro di Santa Sofia è la sede di una parte del Museo del Sannio, un istituto importantissimo che raccoglie le testimonianze archeologiche della Benevento Romana e Medioevale. 

Le altre due parti del museo sono dislocate nella rocca dei Rettori e quella egizia appunto, nella sezione Arcos ovvero il museo di arte contemporanea. 

I culti Isiaci nelle città romane in Campania

Per comprendere la reale importanza dei reperti egizi di Benevento è utile sicuramente ricordare che i culti Isiaci hanno ampia diffusione in Campania in epoca romana.

Attecchiscono a partire proprio da Pompei, città a vocazione mercantile e commerciale, coinvolgendo inizialmente, soprattutto gli strati più bassi della popolazione più facilmente influenzabili dal messaggio salvifico del culto Isiaco. 

Il tempio di Iside di Pompei, costruito (o forse solo ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C) da un liberto per suo figlio di sei anni è uno dei primi esempi della diffusione dei riti misterici in Campania. 

La costruzione iniziale è collocabile tra la fine del II e l’inizio del I sec a.C dunque ben prima del tempio di Benevento. 

Il suo ekklesiasterion era con molta probabilità, anche la sede dove si riunivano gli Isiaci un gruppo che doveva avere una certa influenza in città tanto che qualcuno lascia sui muri di una taverna la notizia del loro sostegno a un politico locale. 

A testimoniare quanto fossero diffusi i culti Isiaci a Pompei ed Ercolano ci sono centinaia di reperti, soprattutto statuine ed affreschi che arricchivano i larari, altari casalinghi in cui si ritrovano affiancate alle figure della triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva), e piu in generale alle divinità per così dire ufficiali.  

La differenza sostanziale tra le testimonianze vesuviane e il tempio di Iside a Benevento, che accresce il valore di quest’ultimo, è che la sua costruzione fu voluta direttamente dall’imperatore Domiziano a testimonianza che il sincretismo religioso romano aveva raggiunto i potenti. 

La religione di stato era stata, in definitiva, ufficialmente affiancata dai culti provenienti dall’Egitto. 

L’ennesima occasione mancata

Benevento ebbe quindi il suo tempio di Iside  la cui collocazione non è nota ma dal quale provengono tutti i reperti contenuti nella sezione Egizia del Museo del Sannio.  

Reperti di altissimo profilo culturale e storico perché provenienti direttamente dall’Egitto e che, nonostante l’attenta e moderna collocazione nella sezione Arcos del museo risultano assolutamente poco valorizzati. 

Una breve ricerca web sul museo basterà a farvi capire quanto poco si investa per la promozione di un polo museale che potrebbe essere di primissimo piano. 

Un sito internet essenziale, per non dire scarno, da cui si ricavano pochissime informazioni: indirizzo, orari e per la sezione Arcos, qualche notizia sugli eventi (concerti, il carnevale etc..) che si tengono.

Niente sulla storia, niente sulle collezioni, niente che metta davvero in risalto che siamo di fronte alla seconda collezione egizia, per importanza, d’Italia.

Stessa cosa per il palazzo che lo ospita, in pieno centro a Benevento ma malamente individuabile.

Bisogna saper “vendere” i beni culturali

I reperti beneventani fanno spesso la spola con il museo egizio di Torino dove la provincia, proprietaria della struttura che ospita Arcos ed evidentemente anche il Mibac che invece gestisce i reperti,  ritengono che siano meglio valorizzati e che abbiano possibilità di arrivare ad un pubblico più vasto.

Questo è probabilmente vero ma solo perchè Benevento non è inserita, e nulla si fa in proposito, nei circuiti del turismo così detto di massa.

La soluzione potrebbero essere i percorsi tematici, mostre che portino a Benevento reperti di Torino (come pure era stato paventato nel 2016) e non sempre viceversa.

Ma soprattutto servono investimenti, come al solito, in infrastrutture, personale e soprattutto marketing.

Ebbene si perchè sebbene questo possa far rabbrividire qualcuno i beni culturali vanno “venduti” e bisogna saperlo fare.

Ce lo insegna Capodimonte e il suo direttore con la mostra su Caravaggio venduta a 15, 00 per “sole” sei opere senza grossi sconti nemmeno per le scolaresche.

A Benevento invece per vedere alcuni dei reperti Egizi più importanti del paese si spende solo 2€.

Simona Sieno

 

 

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 15 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 15 Aprile 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 18 Aprile 2019

LA LETTERA

Al Museo di San Martino piove materiale da un soffitto e hanno chiuso la sala davanti ai nostri occhi

Beni Culturali | 18 Aprile 2019

L’INTERVISTA

Il geologo Caniparoli: “Incurabili, subito indagini vibrometriche per capire l’impatto della Metro”

Beni Culturali | 18 Aprile 2019

PASQUA CAMPANA

Mann e Capodimonte aperti per Canova e Caravaggio. Gli orari dei musei, quasi tutti in funzione durante le festività

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi