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Bernardina Pisa: la rivoluzione d’amore della moglie di Masaniello

Rubriche | 11 Novembre 2020

 «Il lettore che segue pazientemente le nostre ricerche e rincorre i  documenti che qui sono sparsi, ci accompagni adesso per la Napoli cinquecentesca, con lena più vogliosa. Ora è la volta di soffermarci, per qualche tratto, su’ i suoi costumi, sulla sua pubblica vita e in alcune strade». 

Sono queste le righe che precedono ciò che mi ha spinto a riprendere la rubrica Femmene.

A scrivere questo articolo, insomma.

Le ho trovate tempo fa, a dire il vero, in un libro di Salvatore di Giacomo che si intitola La prostituzione in Napoli. La prima pubblicazione risale al 1968: all’epoca doveva costare meno di 5000 lire. Insomma, sfogliando questo volume,  nella pagine subito successive a queste parole,  arriva la sorpresa. Mi imbatto in una miniatura,  quella di Bernardina Pisa. Moglie di Masaniello, leggo.

Bernardina Pisa, moglie di Masaniello

Strano. Non l’avevo mai sentita. La prima cosa che faccio, quindi, è cercare in Internet qualche notizia in più. Possibile che in 16 anni e più di studi, tra la scuola del primo e del secondo grado e l’Università, non abbia mai incontrato un professore che citasse la moglie di Tommaso Aniello d’Amalfi? Evidentemente no. Allora, mi attivo, inizio subito a collezionare materiali a riguardo.

Ma l’enigma intorno alla figura di questa femmena partenopea si infittisce. Le prime notizie che riesco a recuperare, infatti, sono poche, frammentarie. Ovunque danno menzione del suo legame con Masaniello, sì, tutti dicono che è stata sua moglie. Ottimo punto di partenza, mi dico, ma non basta. La domanda a cui vorrei trovare risposta è una, ed è chiara: chi è stata Bernardina Pisa? Che cosa ha fatto?

Bernardina Pisa: le fonti

Un numero esiguo di fonti accertate, se non nulle. Poche immagini, pure sgranate. Anche per questo mi ero fermata con la stesura della rubrica. Non mi sentivo sicura, per così dire, di avere licenza a guisa per poter scrivere di Bernardina. Ma poi ho capito che è meglio parlarne, piuttosto che tacere. Allora, finalmente, ho ripreso le ricerche.

E, dopo svariati tentativi, imprecazioni e sconforti, finalmente, mi sono imbattuta in qualcosa di veramente rilevante. Si tratta di una produzione teatrale di Marilena Lucente (poliedrica autrice pugliese che vive a Caserta, dove insegna italiano e storia alle superiori) intitolata Napoli, 1647. Rivoluzione d’amore e prodotta dal Teatro civico 14Ne esiste anche una versione cartacea (e digitale), in cui la Lucente ha trascritto il monologo teatrale, così da poterlo leggere e rileggere nel tempo.

Nell’introduzione al libro si legge la stessa cosa che vi ho raccontato qualche riga più su: Berardina Pisa pare rifuggire alla storia, al ricordo, al racconto. E la Lucente ha provato in qualche modo a cristallizzarla, a donare a noi ricercatori di figure trascorse, il profilo di una Femmena che è stata e che solo attraverso le nostre memorie può essere ancora.

Chi era Bernardina Pisa, rivoluzionaria per amore

Bernardina Pisa, coniugata D’Amalfi, fu protagonista con Napoli e con i napoletani dell’indimenticabile rivoluzione partenopea che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo spagnolo. Ma, come per la vita di Masaniello, anche per quella di Bernardina non è sempre semplice disgiungere il mito dalla realtà storica, la favola dagli  avvenimenti realmente accaduti.

Sappiamo che i due si sposarono nell’Aprile del 1641, nella chiesa di Santa Caterina. La stessa in cui Tommaso Aniello era stato battezzato. Il giovane, verso la fine dell’anno precedente, era andato a far visita a casa di Bernardina. Ce lo racconta in maniera magistrale Bartolomeo Capasso: il D’Amalfi « vestito dei suoi più belli abiti da marinaro fece […] la sagliuta, come propriamente dicevasi dal nostro volgo […] e portò alla medesima il dono di uso, conveniente alla scarsezza dei tempi ed alla propria condizione […]. Una stretta di mano ed un bacio alla sposa compirono il rito, e solennemente suggellarono la reciproca promessa di matrimonio».

Dal giorno della sagliuta  e per molti altri a venire, dalla casa della giovane ragazza, sita di fronte alla Chiesa del Carmine, da quella di Tommaso Aniello e da quelle di tutti i loro parenti, pendevano dalle finestre coperte e tappeti. Così, secondo il costume, si dava conoscenza al pubblico della promessa di matrimonio tra i due. Bernardina Pisa sposò Tommaso Aniello d’Amalfi appena sedicenne. Lui, di anni, ne aveva ventuno.  Entrambi, nonostante la giovane età, erano anime in rivolta. Sfacciatamente veri. Passionali.

«Il loro slancio politico accese speranze e infiammò il popolo» generando anche «equivoci e incomprensioni, che fecero di loro prima due eroi, poi due esseri umani travolti e feriti dagli eventi. Anche solo per questo meritano di essere ascoltati» (M. Lucente, Napoli 1964, Rivoluzione d’amore. Introduzione). Bernardina era innamoratissima del marito. E Tommaso Aniello era innamoratissimo di lei e della libertà. Come sappiamo, infatti, Masaniello diventò di tutti. Bernardina invece, restò sempre e soltanto sua.

Che cosa ha fatto Bernardina Pisa

Giovanissima fu arrestata per aver evaso il dazio introducendo in città una calza piena di farina. La ragazza aveva avvolto il bottino in un panno affinché, portandolo in grembo, potesse dare l’impressione di essere un bambino messo a riparo dal freddo.  Ma l’inganno non sortì l’effetto sperato: la giovane fu scoperta e arrestata dai gabellieri (coloro che provvedevano alla riscossione dei dazi o ne aveva l’appalto). A seguito dell’arresto, Bernardina trascorse otto giorni in cella.

Fu Tommaso ad ottenere il suo rilascio,  pagando 100 scudi come riscatto. Quel denaro, il D’Amalfi, lo racimolò in fretta e furia, in parte dalle rendite delle masserizie domestiche  e in parte chiedendolo in prestito. Naturalmente, si indebitò fino al collo. Stando alla tradizione, fu proprio questo episodio a scatenare in lui il desiderio di rivalsa, l’impegno di rivendicare la popolazione partenopea dagli oppressori. Giurò vendetta per il suo popolo e diventò Masaniello.

E Bernardina seguì Masaniello, in tutto e per tutto. Anche quando sotto la loro casa a Vico Rotto fu eretto un palco dal quale il marito poteva legiferare a suo piacimento in nome del re di Spagna. Lei era al suo fianco nella vita e nella lotta per la libertà. E se la voglia di libertà è un atto d’amore, Bernardina era in grado di portare avanti entrambe le cose.

Ed era spalla a spalla col marito anche quando lui smise i panni da pescivendolo. Questo cambiamento non le fece specie: lo sostenne pure con il soprabito da gentiluomo. Infatti, andarono insieme al Palazzo Reale, quando Masaniello fu coperto di onori e di lodi dal duca d’Arcos.

Bernardina, in quell’occasione,  non si nascose anzi: si presentò come viceregina delle popolane  alla duchessa e a sua sorella Grazia. Impavida, coraggiosa, in un certo senso ribelle, non temeva nulla quando era al fianco di suo marito. E anche dopo la sua morte, a dire il vero, tirò dal suo animo, con i denti, la forza tipica delle femmene partenopee.

Dopo la morte di Masaniello

Poi, la storia la conosciamo. Il triste epilogo della strabiliante vita di Masaniello è noto a tutti. Ma Bernardina? Che fine ha fatto la bella viceregina delle popolane?

Nel 1799 Ferdinando di IV di Borbone, ordinò di cancellare in ogni modo possibile qualsiasi forma di ricordo dell’opposizione napoletana al potere regio. A costo della morte e della prigionia di chi ne era stato protagonista. I familiari di Masaniello furono perseguiti, talvolta uccisi.

Tuttavia Bernardina fu risparmiata. Ma non per grazia ricevuta. La vedova portava in grembo il figlio del suo amore rivoluzionario. Era incinta. La tennero prigioniera e ne violarono ogni diritto, la umiliarono, perché donna, perché rivoluzionaria. Perché ancora innamorata del suo Masaniello.

Tornata a Napoli, Bernardina, privata di tutto, e ridotta alla povertà assoluta, fu costretta a prostituirsi in un vico del Borgo Sant’Antonio. Per questo il suo ritratto appare in quel libro di Salvatore di Giacomo con cui ho aperto l’articolo. Nel dolore di donna violata, la viceregina delle popolane subì le più atroci barbarie, dai soldati spagonoli e dai suoi clienti. Morì poi di peste, durante l’epidemia del 1656.

Ma era già morta, da molto tempo. O, almeno, da quando il suo Masaniello era stato ammazzato.

Flavia Salerni

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 11 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 13 Novembre 2020

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