sabato 15 dicembre 2018
Logo Identità Insorgenti

Bernardo Tanucci: consigliere e ministro anticlericale del Regno di Napoli

Ciento 'e sti juorne | 29 Novembre 2018

Per il “Calendario laico napoletano” oggi  29 novembre, “Ciento ‘e sti juorne” celebra san Bernardo vescovo di Nazareth. Il personaggio scelto per voi è Bernardo Tanucci, primo ministro anticlericale alla corte dei Borboni, che riformò il Regno di Napoli, dandogli un’impronta istituzionale nel segno dell’autonomia dinastica.

Un avvocato toscano alla corte dei Borbone

Nato nel 1698 a Stia, in provincia di Arezzo, Tanucci intraprese gli studi in legge all’università di Pisa. Erano anni di irrequietezza: siamo in pieno Illuminismo e l’ambiente toscano è terreno fertile per coltivare  idee innovative e discontinue col passato, consentendo l’esplorazione di nuove prospettive e interpretazioni della realtà, come suggerivano anche gli studi scientifici di Descartes e Newton.  Nel 1725, Tanucci si laurea e acquista da subito notorietà nell’ambiente culturale toscano per la disputa sul “Codex Pisanus,” il più antico codice legislativo, rivendicandone la provenienza da Amalfi e accendendo una disputa epistolare dai toni molto accesi con un antagonista del tempo. Questo gli procurò una certa notorietà tanto che nel 1734, prima di insediarsi sul trono del Regno di Napoli, Carlo I di Borbone, all’epoca duca di Parma, lo volle al proprio fianco in qualità di Consigliere di Stato.

Un grande Regno del sud

Nello scritto “Il diritto della corona di Napoli sopra Piombino”, Bernardo Tanucci illustra le sue grandi ambizioni politiche: il disegno era superare il concetto di Impero per creare uno Stato sovrano garantito dall’ordinamento giuridico col riconoscimento del popolo come soggetto. Il Regno di Napoli sarebbe stato il fulcro dello stato italico in un sistema di alleanze europee.  Per attuare ciò bisognava superare  il sistema feudale che ancora sopravviveva in larga parte dei territori e eliminare l’oppressione che tale regime creava, limitando di fatto l’autonomia e la prosperità del regno. La sua idea per realizzare un grande Stato del sud, passava attraverso il ridimensionamento dei privilegi dei nobili feudatari e soprattutto del Clero.

 

L’antenato  del “Patto Lateranense”

Nel giugno 1741, Tanucci iniziò a gettare le fondamenta del suo progetto: diede vita infatti al “Trattato di accomodamento” con la Santa Sede, antesignano dei “Patti Lateranensi”, in cui Carlo di Borbone e papa Benedetto XIV concordarono di terminare i contenziosi in atto come si conveniva a due grandi potenze; si stabiliva inoltre che la Curia avrebbe corrisposto le tasse sui beni ecclesiastici e assoggettato le decisioni al beneplacito del re. Il Concordato tradì però le aspettative della Santa Sede, soggetta ad una vera e propria repressione. Monasteri e conventi liquidati, vietata alla Chiesa l’acquisizione di nuovi patrimoni, espropriati dal re i proventi degli episcopati. Nel 1767,  i Gesuiti furono espulsi dal Regno di Napoli; i loro ingenti possedimenti sequestrati e migliaia di ettari di terra ceduti ai contadini; si cercò inoltre di creare un sistema di istruzione pubblica ma il progetto incontrò notevoli difficoltà economiche.

La scomunica e il fallimento della politica finanziaria

Papa Clemente XIII reagì a tale repressione scomunicando Tanucci, ma il ministro non pose fine alla sua azione: abolì la chinea, la tassa che il re doveva versare alla chiesa e dichiarò il matrimonio un contratto civile.

La politica finanziaria di Bernardo Tanucci fu meno incisiva: riformò la Giunta di commercio e introdusse un’imposta sui beni latifondiari, ma le Corporazioni si ribellarono per non perdere ricchezze. Il ministro allora aprì le porte del regno alla comunità ebraica, concedendo loro molteplici privilegi, auspicando che le loro capacità imprenditoriali rilanciassero l’economia, ma ciò provocò una forte ondata di antisemitismo. La tassa sui generi alimentari introdotta successivamente, suscitò malumori e sommosse tra la popolazione. Fu una débâcle: la sua formazione giuridica si scontrò con l’impossibilità di mettere in pratica una politica finanziaria efficace, facendo naufragare la sua visione illuministica di un Regno di Napoli forte, autonomo e florido.

Il Declino

Tanucci, oltre l’anticlericalismo che lo aveva contraddistinto, ricoprì molteplici ruoli nel regno: fu ministro delle poste, degli affari esteri, della giustizia; tutore dell’erede al trono Ferdinando; fu nominato marchese. Il suo declino cominciò con l’entrata nel consiglio del regno di Maria Carolina, moglie del sovrano, che non lo vedeva di buon occhio e lo licenziò. Il marchese si ritirò a vita privata; morì a san Giorgio a Cremano nel 1783.

La sua figura e il suo pensiero sono state oggetto, nel corso degli anni successivi alla sua morte, di feroci critiche. Cuoco, Colletta e Schipa contestarono aspramente le sue idee ma Benedetto Croce agli inizi del secolo scorso, ne rivalutò la figura e il ruolo nella modernizzazione del Regno di Napoli. Tanucci sottolineò la centralità della figura del re; credeva fermamente che la ricchezza del regno fosse il popolo. “…Il vero comando nel mondo sta nelle braccia; ove son più braccia ivi è la vera potenza.” scriveva. Il suo sforzo era teso a scardinare il sistema feudale che generava oppressione, una “barbarie” lo definiva, ma nel contempo contestava a quello stesso popolo che difendeva, la troppa passività nel subire tale trattamento repressivo senza far nulla per cambiare il corso delle cose.

Affermava infatti nell’Epistolario: “…non avendo questa mollissima gente né pur tentato di sciogliere le disonorate catene “.

Sembra oggi.

Monica Capezzuto

monica capezzuto

Napoletana, educatrice,  innamorata della città partenopea che ama descrivere, annusare e ascoltare per poi raccontarne gli umori e le voci di dentro. Malata del Napoli, porta un tatuaggio sul polso sinistro. Il lato del cuore. Per Identità Insorgenti cura la rubrica Cento ‘e sti juorne con Simona Sieno e Sabrina Cozzolino. In passato ha raccontato la città in un’ altra rubrica, Mondo Napulitano.

Articoli correlati

Ciento 'e sti juorne | 13 Dicembre 2018

Il borgo Santa Lucia: Partenope è nata qui

Ciento 'e sti juorne | 12 Dicembre 2018

Il sound jamaicano dall’accento partenopeo di Jovine dai 99 Posse fino al trio “JS3”

Ciento 'e sti juorne | 10 Dicembre 2018

Luca De Filippo: un omaggio all’Artista e all’uomo. E a Luca Cupiello, icona del Natale napoletano

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi