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BILANCI AMARI

Nel 2021 l’addio di de Magistris. Auguri Napoli, che l’anno nuovo ti porti qualcuno che ti ami

NapoliCapitale | 31 Dicembre 2020

Salutiamo il 2020 di Napoli, con una certezza per il 2021: sarà l’anno in cui Napoli non sarà più governata dal sindaco Luigi de Magistris, a cui a maggio 2021 scade il mandato. Per la verità, dopo manovre improbabili e pessimi consigli dei suoi sodali di Insurgencia, oggi al governo della città saldamente sparsi su più poltrone, negli anni scorsi il sindaco ha provato ad allargare i suoi confini politici: prima dialogando con i vari Varoufakis e Ada Colau, che uno dietro l’altro l’hanno riconosciuto e abbandonato, poi tendendo la mano a tutti i papabili che potessero offrirgli un posto al sole per il suo incerto futuro, dal Pd – vedi esperienza Ruotolo – ai 5Stelle. E non avendo spazi e prospettive nazionali, alla fine il drammatico primo cittadino di Partenope ha deciso di optare per la Calabria: si candiderà al governo della Regione, dove si voterà pare ad aprile, dopo la scomparsa di Jole Santelli. La Calabria che aveva ripudiato lasciandola come magistrato, paradossalmente, diventerà la sua ancora di salvezza. Solidarietà preventiva ai fratelli calabresi…

E Napoli? Napoli dovrà essere mollata prima della scadenza di maggio. Pare a febbraio, se è vero – come confermano fonti diverse e attendibili – che De Magistris vuole formalizzare la candidatura per aprile.

Inutile dire che si tenta il tutto e per tutto fino all’ultimo colpo di coda: scambi di poltrone per sostenere la sua candidata Alessandra Clemente, con rimpasti last minute e new entry a sorpresa. Pare che l’ultimo rimaneggiamento di giunta sia vicinissimo, programmato già per la prossima settimana. Alla vigilia delle dimissioni del sindaco non se ne capisce il senso se non quello di rafforzare con alcuni elementi la candidatura già fragile della nipote di Ruotolo.

Cosa lascia de Magistris dopo 10 anni non è facile dirlo oggi: certo il “brand” Napoli si è rafforzato, sia in termini turistici che culturali. Ma se questo era indiscutibile in fase pre-covid, oggi di quell’idea di Napoli, anche grazie a un pessimo e impreparato assessore al turismo e cultura, anche quello dato per metà traballante in sede di rimpasto, resta ben poco. E la crisi che arriverà sarà durissima, devastante.  Come si preparano quei settori della città ad affrontare il futuro non è dato saperlo: ormai siamo abituati alle comparsate tv perenni e all’irrilevanza decisionale del sindaco in questi mesi difficili. Siamo abituati ad avere sotto agli occhi il  nostro patrimonio artistico abbandonato dietro le transenne (peraltro pagate profumatamente): vedi galleria Umberto, San Lorenzo Maggiore, i Girolomini, gli Incurabili… un elenco lunghissimo, che dovuto ad anni e anni di incuria e di incapacità progettuale… siamo abituati agli inutili scontri istituzionali contro De Luca che non hanno portato nulla a nessuno, soprattutto ai napoletani in difficoltà a causa del covid e delle sue conseguenze economiche.

Cose evidenti, che non tutti hanno il coraggio di dire. Se lo si fa, si viene additati come traditori, amici del Pd o peggio, insultati dai pochi fedelissimi del sindaco che lavorano a tempo pieno sui social per difenderlo, dando di se stessi uno spettacolo patetico… noi come sempre, pienamente liberi, lo diciamo a muso duro.

De Magistris è stato un pessimo amministratore, offuscato dal suo narcisismo, mal consigliato, attorniato di yes men o di finti rivoluzionari. Ha buttato nella munnezza un’esperienza che, con maggior ascolto e attenzione, lealtà e umiltà, avrebbe potuto davvero fare la differenza nel Paese, mettendo insieme gente di aree molto diverse e composite. A proposito, stiamo ancora aspettando le famose “assemblee zapatiste” mai nate… per dirne una: così, passo dopo passo, quelle risorse umane e appassionate le ha distrutte e mortificate. Con il risultato che ora ha intorno a se solo uomini e donne che hanno assecondato i suoi errori. Che sottobanco dialogano già per fatti loro col Pd: uno spettacolo tristissimo, amaro.

Una possibilità grande, gettata letteralmente a mare.

E del resto basta guardare come è ridotto il simbolo del demagistrismo più spinto: il lungomare liberato.

Oggi ci passano le macchine su, perché la Galleria della Vittoria è devastata, a pezzi, come molte parti cruciali della città. E con la mareggiata che ha distrutto i recinti che da via Partenope affacciavano sugli scogli, lo spettacolo è ancora più doloroso. Il lungomare con il traffico e che cade a pezzi è la peggior parabola possibile con cui chiudere questi 10 anni di propaganda vacua.

Ma li rappresenta benissimo, purtroppo.

Auguri Napoli, che il 2021 ti porti qualcuno che ti ami davvero.

Lucilla Parlato

 

Ph Sergio Valentino

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 31 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Dicembre 2020

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