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Biografie dei ministri del governo Draghi: il “mappazzone” nordico che giocherà la partita del Recovery Fund

Italia | 13 Febbraio 2021

Un mappazzone con vecchie conoscenze sistemiche o ministri che hanno già fallito in altri ruoli. C’è di tutto e di più nel governo di Mario Draghi. Ma soprattutto c’è tanto, troppo Nord. Ben il 75 per cento. Tre ministri su quattro provengono da lì, 9 dalla Lombardia, 4 dal Veneto. E in più tornano al governo partiti che rappresentano interessi locali di quell’area del Paese: Forza Italia e Lega.
Una garanzia di ulteriore massacro per il Mezzogiorno, nel momento in cui in ballo ci sono i fondi del Recovery fund, circa il 28% dei 750 miliardi totali tra aiuti a fondo perduto e prestiti messi a disposizione dall’Europa per superare la crisi.

Fondi che, secondo le indicazioni della stessa Ue dovrebbero andare per la maggioranza al Sud, per livellare il divario. Fondi sui quali il governo Conte, su pressione delle regioni del meridione, si era impegnato a devolvere al mezzogiorno il 50 per cento. Draghi però non ha parlato delle sue intenzioni sulla parte più precaria del Paese, limitandosi a parlare dei grandi temi che vorrà affrontare. Di fatto ha compiuto scelte che, come sottolineano alcuni titoli dei soliti giornali mainstream di area destra, “riportano al centro la parte produttiva del paese”.

Cosa possiamo aspettarci, infatti, da un governo composto da 23 persone di cui 19 del Nord e là elette? E soprattutto cosa ne pensano gli elettori del Movimento 5 stelle del Sud che hanno scelto questo partito in chiave antisistemica? Lo scopriremo solo, purtroppo, vivendo i prossimi mesi.

Intanto queste le biografie dei ministri del nuovo governo. Dove c’è gente della Lega che ricopre ruoli chiave come quello del Turismo, scorporato ormai dal ministero di Franceschini, che mantiene la Cultura. O i nordici Brunetta & Gelmini, già tristemente noti, in ruoli come Funzione pubblica e Autonomie. Al Sud restano briciole: un ministero dedicato ma senza portafogli, gestito dalla salernitana Mara Carfagna. Il re dei congiuntivi, l’avellinese Di Maio che resta tragicamente agli esteri. Due ministri potentini confermati ai dicasteri dell’interno e della Salute (la Lamorgese e Speranza). Poi il buio. Non c’è un ministro napoletano. Non c’è nessuno della Sicilia (e infatti lì stamattina hanno protestato i 5 stelle). Poi c’è il tarantino Garofoli, sottosegretario alla presidenza.

Le biografie dei ministri del governo Draghi

Presidente del Consiglio

 Mario Draghi, romano, 73 anni, tra le sue numerose cariche ha ricoperto quella
di Governatore della Banca d’Italia (dal 2005 al 2011) e di Presidente della Bce (2011-2019). Economista formato alla scuola di Federico Caffè, fu chiamato su segnalazione di Carlo Azeglio
Ciampi alla direzione generale del Tesoro che resse per dieci anni, dal 1991 al 2001 avviando la stagione delle privatizzazioni

Ministro della Cultura
Dario Franceschini, nato a Ferrara, 62 anni, del Pd, già ministro della Cultura nel governo Conte bis. Confermato alla Cultura (senza il Turismo), ha ricoperto lo stesso ruolo nei governi Renzi e Gentiloni.

Ministro del Lavoro
Andrea Orlando, nato a La Spezia, 52 anni, vicesegretario del Pd, entra nel governo Draghi, dopo essere stato ministro della Giustizia con Renzi e Gentiloni. E’ in Parlamento dal 2006

Ministra della Giustizia
Marta Cartabia, nata a Legnano, 57 anni, prima donna presidente della Corte Costituzionale Giurista e accademica.

Ministra dell’Interno
Luciana Lamorgese, nata a Potenza, 67 anni, già ministra dell’Interno nel governo Conte bis, ex prefetto di Venezia e Milano. Molto apprezzata da Mattarella, la sua riconferma era prevista

Ministro dei rapporti con il Parlamento
Federico D’Incà , veneto, 45 anni, 5 Stelle, riconfermato ministro con lo stesso
incarico del Conte bis, da sempre vicino a Roberto Fico.

Ministro dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale
Vittorio Colao, nato a Brescia nel 1961, manager per lungo tempo a capo di Omnitel e Vodafone,poi in Rcs, fu a capo della task force voluta da Conte per gestire quel che si pensava fosse il post-pandemia

Ministro della Pubblica amministrazione
Renato Brunetta, nato a Venezia, 70 anni, di Forza Italia. Cresciuto nel Psi, diventa poi un fedelissimo di Silvio Berlusconi. Torna al ministero dove era già stato nel 2008-2011

Ministra degli Affari generali e Autonomie
Mariastella Gelmini, nata a Leno, in provincia di Brescia, 47 anni, di Forza Italia. Ministra dell’Istruzione del governo Berlusconi (2008-2011), già coordinatrice lombarda di Forza Italia, altra fedelissima del Cavaliere

Ministra al Sud e Coesione Territoriale
Mara Carfagna, nata a Salerno, 45 anni, Forza Italia, ma definita “eretica” per le sue idee liberali, è stata ministra per le Pari opportunità con il governo Berlusconi dal 2008 al 2011

Ministra alle politiche giovanili
Fabiana Dadone, nata a Cuneo, 37 anni, 5 Stelle. Ministro alla Pubblica amministrazione nel Conte bis, già militante No Tav, è deputata del M5s dal 2013

Ministra alle Pari opportunità e alla famiglia
Elena Bonetti, nata ad Asola, in provincia di Mantova, 46 anni, Italia viva. Riconfermata alle Pari Opportunità. Con le sue dimissioni, insieme alla collega di partito Bellanova, ha di fatto posto fine al Conte bis.

Ministra alla Disabilità
Erika Stefani, nata a Valdagno in provincia di Vicenza, 49 anni, Lega. E’ stata ministra del Conte uno agli Affari regionali. Per il Carroccio aveva il compito di portare a casa l’autonomia.

Ministro del Turismo
Massimo Garavaglia, nato a Cuggiono, in provincia di Milano, 52 anni, uomo della vecchia Lega Nord, già assessore lombardo con Roberto Maroni, molto vicino a Giorgetti e al mondo imprenditoriale del Nord.

Ministro degli Esteri
Luigi Di Maio , nato ad avellino 34 anni, 5 Stelle. Riconfermato alla Farnesina, è l’unico ad essere stato ministro in tutti e tre i governi di questa legislatura

Ministro della Difesa
Lorenzo Guerini, nato a Lodi, 54 anni, Pd, già ministro della difesa nel governo Conte II. E’ stato presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012.

Ministro dell’Economia e delle Finanze
Daniele Franco, nato a Trichiana, in provincia di Belluno, 68 anni, tra gli esponenti di punta del dream team di Draghi. E’ stato Ragioniere generale dello Stato. Da un anno era direttore generale di Bankitalia

Ministro dello Sviluppo Economica
Giancarlo Giorgetti, nato in provincia di Varese, 54 anni, Lega. Laurea alla Bocconi, è vicesegretario federale del partito ed è il più europeista dei leghisti, vicino alle imprese del Nord.

Ministro all’Agricoltura
Stefano Patuanelli, nato a Trieste, 46 anni, 5 Stelle, Triestino. Era stato ministro allo Sviluppo economico nel Conte bis e prima ancora capogruppo al Senato. All’inizio critico con l’ipotesi Draghi, poi si è ricreduto

Ministro alla Transizione ecologica
Roberto Cingolani, nato a Milano Milano, è un fisico e docente italiano, dal 1º settembre 2019 responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo dopo essere stato dal 2005 al 2019 direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Ha studiato e ha vissuto a Bari

Ministro delle Infrastrutture e Trasporti
Enrico Giovannini, nato a Roma, 63 anni, già presidente Istat e ministro al Lavoro e Politiche
sociali con il premier Enrico Letta. Da sempre attento al sociale, e allo sviluppo sostenibile

Ministro dell’Istruzione
Patrizio Bianchi, nato a Ferrara, 68 anni. Assessore regionale a Scuola e Università in Emilia-Romagna, ex rettore, economista, Bianchi è uno dei nomi nuovi scelti da Draghi

Ministra dell’Università
Cristina Messa, nata a Monza nel 1961, è stata la prima donna a capo di una università milanese (la Bicocca) e la quarta in Italia. Laureata in medicina, è stata vicepresidente del Cnr

Ministro della Salute
Roberto Speranza, nato a Potenza, 42 anni, Leu. E’ stato confermato dopo un anno complicatissio alla guida del dicastero della salute. Sposato con due figli e laureato in Scienze Politiche. Già deputato (eletto nelle file del Pd) nella scorsa legislatura nella Commissione Esteri della Camera nel 2017 abbandona il parito in polemica con Renzi e fonda con altri Articolo 1.

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Roberto Garofoli, nato a Taranto, 55 anni. Magistrato ordinario fino al 1999, impegnato in processi anche di mafia, e poi giudice del Consiglio di Stato dal 2000, è stato capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia con Pier Carlo Padoan ministro, nei Governi Renzi e Gentiloni, e poi con Giovanni Tria nel Governo Conte I. In quel ruolo fu accusato dai 5 stelle di essere la “manina” che aveva inserito nel Dl Fiscale due commi per destinare 84 milioni in tre anni alla “gestione liquidatoria dell’ente strumentale alla Croce Rossa Italiana, ragion per cui si dimise. Ora torna nel governo in ruolo cruciale, a fianco del partito dei suoi accusatori.

 

 


(elaborazione grafica dell’immagine di copertina a cura di Ciro Giso)

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 13 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 13 Febbraio 2021

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