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BLOCK SBLOCCA ITALIA

La due giorni a Montecitorio. Da Bagnoli ai no triv abruzzesi: la protesta di associazioni e movimenti

Ambiente, Attualità, Italia | 16 Ottobre 2014

iskra a roma contro renzi per 7 novembre

“Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo”.

Comitati, organizzazioni e reti sociali di tutta Italia sono alle porte di Montecitorio, in presidio per due giorni, per dire ‘no’ al così detto decreto ‘Sblocca Italia‘, varato dal governo Renzi. Un provvedimento che – denunciano – condanna il paese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. In estrema sintesi, tanto per dire, prima dello Sblocca Italia erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto.

È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale.

Paradossi tutti italiani: se non sono considerate attività strategiche in questo Paese le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, lo sono invece i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.

Questo mentre l’industria petrolifera invece di portare vantaggi ai cittadini, ne ha peggiorato condizioni sociali, ambientali, salute.

“Non c’era mai stato nella storia della Repubblica un provvedimento così anti-ambientalista come questo dice si dice sì alle trivellazioni, alla deregulation per il consumo del suolo, al ritorno del modello Bertolaso”, hanno spiegato Greenpeace, Legambiente e Wwf in un’improvvisata conferenza stampa fuori Montecitorio.

“Nel Decreto – hanno spiegato i vari attivisti che stanno presidiando Montecitorio – la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti. Le grandi opere con il loro insano e corrotto ‘ciclo del cemento’ continuano ad essere il mantra per questo tipo di ‘sviluppo’ mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale”.

 Il dramma è che il ‘sistema Mose’, l’approccio emergenziale ben noto alle tante vittime di disastri e incuria italica, diventano la regol in questo Paese, con commissariamenti e commissari piazzati a gestire  grandi aree urbane come, ad esempio, a Napoli accadrà a Bagnoli.

Ed infatti a Roma oggi c’erano anche i ragazzi del collettivo Iskra. Il 21 ottobre all’asilo Filangieri di Napoli, hanno annunciato i partenopei, assemblea pubblica: sarà l’occasione per discutere e preparare proprio  la giornata del #7nov quando Renzi verrà a Bagnoli.

“Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio. Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità” è la rivendicazione più diffusa.

La richiesta di associazioni, collettivi e movimenti è che il Parlamento faccia decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo. Senza dimenticare la gestione condivisa dei beni.

no triv abruzzo

“L’Abruzzo non si vende!”, si leggeva su alcuni striscioni. Lo Sblocca Italia – contro cui anche la Regione Abruzzo si è detta pronta ad opporsi in sede di Corte costituzionale – potrebbe infatti dare il via libera a numerosi progetti di estrazione petrolifera su 4.200 chilometri quadrati interessati da istanze di permessi di ricerca in terraferma, e ai tre procedimenti in corso per l’attivazione delle piattaforme off shore Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2. Riconosciute dal decreto come ‘strategiche’ e meritorie di procedure ‘chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità’ per portare attuare la strategia energetica nazionale.

Un vero e proprio scempio. “Ci sono state aperture del tutto insufficienti da parte della maggioranza a modifiche dei testi”, ha spiegato Augusto De Sanctis del Forum abruzzese per l’acqua. “Gli stessi esponenti della maggioranza hanno ammesso che sugli idrocarburi il testo del Governo non convince sotto molti aspetti, anche di carattere strategico per quanto attiene l’energia. I cittadini presenti hanno quindi chiesto di stralciare queste norme che loro stessi ammettono essere sbagliate. Purtroppo, la fedeltà al Governo appare essere più forte del buon senso e della difesa dei valori del territorio. Sono stati promessi non meglio precisati interventi sugli articoli; un approccio del tutto insufficiente per fermare la deriva petrolifera”. Una cosa che sta mettendo in gravissima difficoltà il Pd locale, che in parte invece si vorrebbe – almeno  a parole – opporre alle trivellazioni.

E come l’Abruzzo anche la Basilicata. Quasi il 70% del territorio della Lucania, infatti, è interessato da istanze di ricerca d’idrocarburi. Cifre impressionati che, con lo Sblocca Italia, devasterebbero anche quel territorio, spiegano gli attivisti di Mediterraneo No Triv.

Intanto, per approfondire le criticità dello ‘Sblocca Italia’, Altreconomia ha immaginato una iniziativa editoriale unica: un istant book, con le firme di 16 autorevoli personalità, che smonta – pezzo per pezzo – il decreto varato dal Governo. Ve lo proponiamo in allegato.

IN ALLEGATO ISTANT BOOK A CURA DI ALTRECONOMIA: RottamaItalia

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2014

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