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BOLIVIA

Il socialista Luis Arce è il nuovo Presidente

Altri Sud | 19 Ottobre 2020

Luis Arce è il nuovo Presidente della Bolivia.

Con oltre il 52% delle preferenze, il candidato del Movimento per il Socialismo (MAS) ha vinto la gara presidenziale nel paese andino, precedendo di oltre venti punti percentuali il centrista Carlos Mesa (31,5%) e il populista di estrema destra Luis Fernando Camacho (14,1%). Come previsto dalla legge elettorale boliviana, affinché un candidato possa vincere al primo turno, deve assicurarsi più del 50% dei voti o più del 40% con un vantaggio del 10% sul rivale più vicino.

Lo scrutinio ufficiale del Tribunale Supremo Elettorale procede con ritardo imbarazzante, a tal punto che i risultati ufficiali saranno disponibili solo nella giornata di domani. Le proiezioni di voto rese note dall’istituto Ciesmori non lasciano però spazio a dubbio alcuno. Con questi risultati, il MAS ritorna alla guida della Bolivia a meno di un anno dal golpe filoamericano contro Evo Morales.

Un successo schiacciante

Il voto ha portato alle urne oltre sette milioni di boliviani, che hanno sancito un’affermazione netta e insindacabile di Arce. L’ex Ministro dell’economia e delle finanze si è largamente imposto in sei dei nove dipartimenti amministrativi boliviani, spingendosi addirittura oltre il 60% nella capitale La Paz.

Per disporre di un proprio conteggio contro possibili frodi e brogli elettorali, il MAS si è dotato di un proprio meccanismo di tabulazione interna. Così, anticipando la diffusione delle prime stime direttamente dal suo esilio forzato in Argentina, la notizia della vittoria di Arce è stata data con largo anticipo proprio dall’ex presidente Evo Morales che, in un tweet, ha affermato che è la volontà del popolo ad aver vinto, a cui ora verranno restituite dignità e libertà.

Gioia ed entusiasmo sono state espresse anche dal presidente del Venezuela Nicolas Maduro, che ha fortemente evidenziato come il successo di Arce rappresenti, in primis, una sconfitta per il colpo di Stato che aveva rovesciato Morales nel novembre 2019. Poco dopo, il riconoscimento della vittoria socialista è giunto anche da Jeanine Añez, membro dell’opposizione e autoproclamato Presidente uscente ad interim della Bolivia dopo il colpo di stato di novembre, che ha rivolto al nuovo capo del Governo un appello alla pacificazione del paese.

A commentare il risultato elettorale, sempre su Twitter, è stato anche lo stesso Arce: “Sono molto grato per il sostegno e la fiducia del popolo boliviano. Recuperiamo la democrazia e riacquisteremo stabilità e pace sociale. Uniti, con dignità e sovranità”.

Le mire americane minacciano la democrazia

Nonostante la vittoria elettorale di Arce rappresenti addirittura un passo in avanti per il MAS rispetto alle elezioni dell’ottobre 2019, il principale interrogativo riguarda adesso la tenuta politica del consenso ottenuto.

Seppur in piena campagna elettorale, gli Stati Uniti sono i principali spettatori interessati all’evoluzione dello scenario politico nel paese andino. All’indomani del golpe dello scorso anno, il presidente americano Trump non tardò ad accogliere con successo le “dimissioni” dell’anti-imperialista Morales, indicando tale evento come una chiara volontà e conseguenza della rivolta popolare.

Il motivo è ben presto tratto e ne è piena la storia di esempi simili.

La Bolivia è tra i paesi maggiormente ricchi di risorse energetiche e, nei tredici anni di governo Morales, le compagnie elettriche e quelle di gas naturale sono state nazionalizzate. Una circostanza che ha posto un freno deciso alle mire espansionistiche nel paese delle multinazionali americane, alimentando al contempo un virtuoso ciclo di sviluppo economico che, da oltre un decennio, ha consentito alla Bolivia di crescere su percentuali superiori alla media rispetto all’intero continente sudamericano.

Ecco perché la vittoria di Arce, oltre che a simbolo di riappropriazione democratica del potere, funge innegabilmente da elemento di continuità rispetto alle politiche – soprattutto in campo economico e di finanza pubblica – già attuate da Morales. In tal senso, l’obiettivo primario del nuovo Governo sarà quello di ottenere il consenso e l’appoggio dei vertici delle forze armate, privando così l’estrema destra di quello strumento di tensione, destabilizzazione e sovversione rivelatosi decisivo nel colpo di stato attuato lo scorso anno.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 19 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Ottobre 2020

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