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BONUS E POLEMICHE

Una riflessione (seria) sugli avvocati e il loro ruolo nel Paese

Giustizia | 4 Aprile 2020

Ferve il dibattito sul numero di domande pervenute dall’avvocatura per il c.d. reddito di ultima istanza varato a sostegno delle partite iva.

Tra lo stupore di chi non ha contezza dei fatti, l’ipocrisia di chi i fatti li conosce bene, ma ha convenienza a che siano rappresentati altrimenti e l’odio del volgo socialico vi è bisogno di qualche spunto di riflessione.

Brevissime premesse: cos’è l’Avvocato?


In maniera asettica, e senza riferimento ad alcuna nobiltà nella difesa dei diritti del singolo in contenzioso tra pari o contro lo Stato, l’Avvocato è il libero professionista che ha conseguito, dopo la laurea magistrale in giurisprudenza ed il periodo di pratica forense, il titolo abilitante alla trattazione innanzi la competente Giustizia in un sistema, quale quello italiano, che, salve rarissime eccezioni, non consente al cittadino l’autonoma difesa innanzi agli organi giudicanti.


L’Avvocato è, quindi, è figura necessaria alla collettività soprattutto in un contesto iperburocratizzato e caratterizzato da una normazione compulsiva come quello italiano.


L’Avvocato è, inoltre, una figura professionale costretta, per le evidenti inefficienze del sistema giustizia, a porre in essere la propria competenza all’interno di un meccanismo per molti versi umiliante il concetto stesso di professionalità. Chiunque entri nei meccanismi dei Tribunali ne ha immediata contezza.


Si consiglia ai paladini della decenza, ai cantori della forma sulla sostanza, di fermare qui la propria lettura e non procedere oltre.


Nella pratica, infatti, l’Avvocato è il termometro infilato su per il culo del contesto socioeconomico a misurarne lo stato di salute. Ontologicamente, data la posizione posta, è nella merda quanto più è tale il contesto/culo di riferimento.


L’Italia vive un periodo di recessione lungo tre lustri, la merda, quindi, è tanta.
Fatti salvi rari casi, l’Avvocato medio si ritrova innanzi a clienti che, oggettivamente, non possono permettersi i Suoi servizi a prescindere dalla congruità (assai incongrua) dei parametri di legge utili alla quantificazione della parcella.


Il cliente medio dell’Avvocato medio si presenta allo studio pretendendo, talvolta con saccenteria ed arroganza, di determinare il costo della prestazione che non può permettersi. Seppur concordato, lo stesso, spesso e volentieri non viene neanche corrisposto, comportamento favorito dai costi, dai tempi e dai risultati dell’esecuzione coattiva dei crediti di natura economica.


L’abolizione dei minimi tariffari, sacrificata sull’altare del mercato in assenza di mercato, ha contribuito, inoltre, ad un dumping professionale indegno.
La pressione fiscale ed un sistema di contribuzione, parametrati ad una realtà tale solo nel secolo breve, contribuiscono alla desertificazione sostanziale dell’economia della categoria.


Gli Avvocati, incapaci di essere corporazione capace di tutelare i propri interessi, hanno gravissime colpe politiche, ma è materia non oggetto della presente riflessione.


Conseguenza naturale del quadro suddetto è che una grandissima parte dell’Avvocatura è costretta, con estrema difficoltà, ad inseguire il reddito. Lavora per poter pagare i costi del proprio poter lavorare.


In aree particolarmente depresse economicamente, quali le grandi aree urbane meridionali, che va estendendosi anche al nord dell’Italia per l’effetto dell’annessione coloniale da parte dell’Unione Europea, la situazione è drammatica.


Gli Avvocati, in tali contesti, rinunciando (per senso di Giustizia alcuni, per necessità altri, per imbecillità i più) al proprio tornaconto economico, consentono il funzionamento di una macchina della Giustizia che, se si pretendesse, legittimamente, il rispetto pieno del rapporto prestazione/guadagno, imploderebbe con la forza di una supernova che diviene buco nero.


Cosa succederebbe se, da domattina, tutti gli Avvocati respingessero i clienti impossibilitati ad anticipare spese, diritti ed onorari dovuti?


La tutela dei diritti innanzi la Giustizia mostrerebbe il suo vero volto di lusso per pochi.


Milioni di attuali clienti, molti dei quali, irriconoscenti sputano fiele sulla categoria, si ritroverebbero fuori i varchi dei Tribunali, d’ogni ordine e grado, col divieto di esservi rappresentati.


Ecco, questa forse è la soluzione immediata, lo shock necessario. Far riscoprire ai più il proprio stato di plebaglia senza diritto di rappresentanza e tutela per riportarli al rispetto per chi, con anni di studio e sacrificio, ha conseguito il titolo di interloquire con l’apparato della Giustizia.


Tornerebbero col cappello in mano e riconoscenza così come oggi sta accadendo nei confronti di medici e paramedici in trincea contro il COVID19 che, per anni, hanno dovuto subire, e subiscono ancora, lo stesso trattamento delegittimante.

Alessandro Cantelmo

Nuova Avvocatura Democratica

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 4 Aprile 2020

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