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Bossi junior come a Real Time: “Non sapevo di essere laureato”. Ma non è Lercio

Sorci Verdi | 13 luglio 2018

Siamo arrivati a vette di surrealismo inimmaginabili. Sarà la nuova versione del programma di Real Time “Non sapevo di essere incinta”. In onda da Sabato prossimo: “Non sapevo di essere lauerato”. Conduce: Il Trota. E già, perché il figlio di Umberto Bossi nega addirittura di aver mai saputo, prima dell’inchiesta, di essere laureato.

 

“Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine” ha detto infatti Renzo Bossi durante l’interrogatorio nel processo in cui è imputato per appropriazione indebita assieme al padre Umberto dove ha provato a difendersi da tutte le accuse, compresa quella di avere acquistato un titolo di studio presso l’Università Kristal di Tirana coi soldi pubblici della Lega.

Laurea documentata nell’inchiesta ‘The family’ e della quale il pm Paolo Filippini gli chiede conto dopo che nelle dichiarazioni iniziali previste per legge, sul titolo di studio si era definito ‘diplomato’. “I documenti sulla mia laurea li ho visti solo quando sono stati pubblicati durante l’indagine – ha affermato il giovane Bossi – e sono rimasto perplesso prima di tutto perché la data di nascita scritta sul diploma di laurea è sbagliata”.

Bossi junior spiega di non aver “mai saputo” che l’ex tesoriere e coimputato Francesco Belsito si fosse attivato per fargli conseguire il titolo di studio. “Dopo il diploma parlai in famiglia della mia volontà di andare a fare l’Università in America per completare gli studi e poi tornare e dare alla causa del partito quello che avevo imparato ma poi sono entrato in Consiglio regionale, vivevo tra la Lega e il Consiglio, e non mi sono più posto il problema”.

Nella sua deposizioni Bossi junior, si racconta nell’edizione milanese di Repubblica, esclude “di aver mai chiesto soldi a Belsito perché non ne avevo motivo. Non ricevevo alcuna indennità ma semmai, come tutti gli altri eletti, davo un contributo al partito”. Renzo Bossi inoltre nega di aver mai messo in conto al partito le multe prese dai due autisti che “dal 2010 mi accompagnavano” e ai quali “misi a diposizione la mia macchina: di fatto le pagai io e mi trovai a fare la rateizzazione con Equitalia e a versare 14mila euro”. “Sono accusato per una appropriazione indebita che non vedo”.
Processo alla famiglia Bossi, il Trota: “Non sapevo di essere laureato”

In aula anche il fondatore del Carroccio, che affida al suo difensore la lettura di una lunga dichiarazione spontanea. Il senatur spiega, una volta lasciata l’aula dell’Ottava sezione penale del Tribunale, che il partito da lui fondato “è vivo e la Lega diventerà più forte di prima nonostante i casini che ci hanno combinato e che sono sfociati in questo processo”. Bossi dice anche che “è un imbroglio. Io vivevo tranquillo perché c’era un limite di spesa di 25mila euro messe dal consiglio federale”. Un limite sotto il quale “c’era una autonomia di spesa. Poi – aggiunge – qualcuno ha sbianchettato sul documento” in mano alla banca quella cifra. “Quando mi sono dimesso nell’aprile 2011 la Lega aveva 41 milioni di euro che sono spariti”.

Certo è che la Cassazione ha recentemente chiesto il sequestro di tutti i conti della Lega per un ammanco di 49 milioni di euro. Cosa che sembra essere già passata – vergognosamente – in secondo piano nel dibattito politico in corso.

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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