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Brexit, la reazione degli italiani in Gran Bretagna

News | 25 Giugno 2016

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Il vecchio continente si prepara ad affrontare il più grosso e radicale cambiamento dell’ultimo ventennio dopo il chiaro risultato delle urne: la Gran Bretagna è fuori dall’Unione Europea. I populismi conditi da nazionalismo acuto ed un pizzico – eufemismo – di strumentalizzazione hanno avuto la meglio. Il popolo è sovrano, e democraticamente si è preferito uscire dall’Ue. La diatriba, caricata come spesso accade da un forte valore simbolico e politico, tra “Remain” e “Leave” ha fatto sì che i media brittannici e quelli di tutto il mondo avessero di che parlare, avessero di cosa raccontare.

Il primo Ministro David Cameron ha da poche ore rassegnato le sue dimissioni, dichiarando che solo una nuova leadership potrà traghettare la Gran Bretagna fuori dall’Europa. Insomma, come dovrebbe accadere anche altrove, se perdi ti dimetti. Sic et simpliciter.

Di allarmismi, talune volte sterili, ne abbiamo letti e ne leggeremo ancora. Queste giornate sono state all’insegna dei “Ora le banche sposteranno tutte le loro sedi altrove, calo netto dell’occupazione”, “Le compagnie aeree non potranno più volare per i cieli britannici”, “Tutti gli stranieri saranno mandati via”. Sono solo alcune delle idiozie che stanno occupando il nostro tempo. Ci saranno dei cambiamenti? Sicuramente, e non indolori. Ma non accadranno domani e non avranno ripercussioni radicali. Il radicalismo di quanto accaduto è del tutto politico.  Ma non ne parlerò qui, risulterei fuorviante rispetto l’intento del seguente.

Chi non ha amici o parenti in Gran Bretagna? Quasi nessuno. Ecco, abbiamo voluto dar voce alle reazioni di alcuni giovanissimi italiani che vivono lì. Abbiamo voluto conoscere il loro, essenziale, punto di vista; il come hanno vissuto questi, indubbiamente, frenetici giorni.

Andrea, giovane brillante partenopeo, che ha lasciato il suo lavoro a Napoli per conoscere il mondo e la vita fuori dal Belpaese. Vive con la sua compagna a Londra, entrambi con molti sogni nel cassetto, alcuni realizzati, altri in cantiere. Che realizzeranno, senza dubbio (ndr). Lavorano, vivono la città in modo viscerale. Andrea adora Londra, non riesce a staccarsene. Alla nostra domanda, con la sua spiccata ironia risponde così: “Non so cosa vi abbia detto Barbara d’Urso, ma noi stiamo bene, siamo ancora vivi. Quanto vi stanno riportando è del tutto edulcorato, fittizio: non abbiamo un treno che ci aspetta per riportarci a casa. A Londra ha vinto il “Remain”, la città vuole rimanere in Europa. Il segnale è chiaro. Qui ne siamo tantissimi: ogni giorno in metro, mentre ascolto della buona musica assorto nei miei pensieri, mi giro intorno e noto che per ogni inglese ci sono 20 stranieri, giovani donne, giovani uomini, padri e madri, bambini, che hanno voluto investire il proprio futuro qui. Londra potrebbe essere considerata uno stato a sé, qui ci sono milioni di immigrati, vero motore e cuore pulsante della città.

Io sono tranquillo, sono sicuro che il processo sarà lento, non causerà grossi cambiamenti ed il nuovo sindaco ci ha già dato tutte le rassicurazioni. Penso, anche, che con quanto accaduto aumenteranno i controlli e finirà, almeno in parte, la venuta di furbetti in cerca degli innumerevoli benefits che la Gran Bretagna fornisce. Comunque, qui non è ancora partita la ‘caccia all’europeo’, per ora potete stare tranquilli”.

Abbiamo posto le stesse domande a Maura, napoletana a Londra “Sì, ma non emigrante, eh! No, no, pecché ccà pare ca ‘o napulitano nun po’ viaggia’, po’ sulamente emigra’, perciò uno esce, nun po’ ffa’ ‘nu viaggio, ‘o napulitano invece viaggia – citando Troisi, con un sorriso d’altri tempi, continua – Giugno è stato un mese abbastanza strano. Per quanto mi riguarda, alternavo la mia ansia tra una partita dell’Italia e un discorso sul Brexit e, con l’arrivo della prima delusione calcistica (Italia – Irlanda) non è tardato ad arrivare la delusione sociale. La sensazione che ho provato la mattina post referendum, posso tranquillamente paragonarla a quando scopri che il ragazzo per il quale hai una cottarella si fidanza; speri così tanto che lui ti riconosca, s’innamori di te e ti prenda in un abbraccio che ti faccia sentire ‘a casa’ che, quando ti guarda con ammirazione, inizi pure a credere possa finalmente finire come in una love story scritta da Rosamunde Pilcher…Poi, al contrario, fà spallucce, si gira e s’incammina chiudendosi un cancello di ferro alle spalle e tu pensi ‘ma perché? stavamo cosi bene’. Il Ragazzo della cottarella mi ha ferito ed io non sono l’unica vittima. Londra, che fino il giorno prima era unita in un abbraccio fiabesco di ‘IN’, ‘WE ARE STRONGER TOGETHER’,’REMAIN’ (da come si può notare dai risultati elettorali), si è svegliata in un vuoto esistenziale, in una fiaba terminata, che non riguarda solo me, l’italiana di turno, ma coinvolge l’inglesino Kevin del piano di sotto, Mohammed seduto al off license che fissa il televisore 24h su24. Riguarda Tom, Event Manager Irlandese, Leo, direttore francese, Emma ballerina, canadese e Francesca, sposata con un Inglese. Il capro espiatorio, le bugie e il razzismo hanno vinto e quanto accaduto ci ha delusi e spaventati. Non so cosa succederà fra due anni, non so se Mohammed sarà ancora lì a guardare la televisione, Tom magari tornerà in Irlanda, Leo in Francia ed Emma in Canada…Non lo so! Nel frattempo qui si cerca di restare ancora together&stronger. Ed io? Speriamo che me la cavo”.

Arriviamo a Fabiana, 27enne napoletana con una carriera da invidiare in Gran Bretagna, lavora in HR ed è felice di vivere a Londra: “Ieri è stata una delle giornate più lunghe della mia vita, una di quelle che mai dimenticherò: io mi sento a casa qui, non mi sono mai sentita una straniera. Il mio punto di vista è quello di colei che ha una occupazione altamente qualificata in una delle compagnie più grosse della Gran Bretagna. Quindi, il mio punto di vista è da ‘colletto bianco’, completamente diverso da tutti quei tantissimi giovani ugualmente qualificati ma che lavorano come camerieri o in ruoli similari. Qui mi sono sempre sentita parte di una comunità, mai sentita un’immigrata nonostante sapessi di esserlo. Ieri, per la prima volta, entrata in ufficio non mi sentivo più, improvvisamente, a casa; come se non avessi il diritto di essere lì. Non ero a mio agio. Io conosco alcune persone qui che hanno votato per il ‘Leave’, ne hanno parlato e so che queste vengono dalle Top University, ed hanno giustificato la loro scelta non come un voto contro l’immigrazione, ma un voto per la sovranità nazionale, vogliono che il loro Stato possa scegliere autonomamente da Bruxelles. Altri, invece,  più grandi, hanno votato ‘Leave’ perché vogliono il controllo sulle frontiere. Dicono che qui alcuni albanesi vengono e si uniscono alle bande criminali. Temono questa pressione di professionisti altamente qualificati gli faccia concorrenza: parlano, parliamo, 4 lingue, abbiamo più lauree ed hanno paura gli rubiamo il lavoro. Il sentire i discorsi sulle frontiere mi ha fatto soffrire, davvero. Ieri è stata una giornata surreale: mi hanno invasa di sms. Vedere molti giovani ancora in strada con le magliette del “Remain” dicendo mentre piangevanoIo sono europeo” mi ha fatto un certo effetto. Il mio capo, ieri, ha mandato una mail allo staff scusandosi o quasi, per la scelta dei suoi connazionali. Londra ha votato per il ‘Remain’, siamo un calderone di culture e nazionalità. La Scozia ed Irlanda del nord lo stesso. Ha vinto, invece, il ‘Leave’ nel Nord Inghilterra e nel Galles, zone con il più alto numero di anziani e di persone senza titoli di studio. La campagna è stata vinta dall’odio, dall’ignoranza, dalla paura e dall’idea che il confine possa salvare. Immagino che ci saranno dei cambiamenti per i benefits social. Però i tempi sono lunghi. Qui il sentimento più forte al momento della scoperta è stato di incredulità. I giovani inglesi, non vogliono affatto tutto ciò. Io, da napoletana europeista, fortemente critica nei confronti di questa attuale UE, voglio sottolineare che sarebbe stato essenziale restare in Europa per, tutti insieme, cambiare l’UE e portare quella idea spinelliana di Stati Uniti d’Europa, trasformata, invece, in un mostro burocratico gestito da banche e dalla Germania. Senza anima. Uniti nella diversità ed uniti nel cambiare quello che non ci piace. Fomentare l’idea di confine è mero nazionalismo, e non puoi farlo in Inghilterra dove ci sono città con un livello di multiculturalità incredibile, un sogno. Gli effetti si vedranno, secondo me, nei prossimi 8/10 anni.”

Giovani talenti, giovani menti, giovani professionalità, giovani in cerca di fortuna, decidono ogni giorno di trovarla altrove, lontano dalla propria patria. Alcuni ci sono riusciti, altri no. Questa è la storia dei miei coetanei, dei miei concittadini, è la nostra storia. La storia dei cittadini europei che saranno meno europei. 

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 25 Giugno 2016 e modificato l'ultima volta il 25 Giugno 2016
#Brexit   #Europa   #occupazione   #Ue  

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