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BRONZI DI RIACE

Alle origini della battaglia tra Reggio Calabria e Sgarbi che li vuole all’Expo

Battaglie, Italia | 26 Settembre 2014

bronzi di riace

È il 18 agosto e, in una giornata di gran caldo, passeggiando sul meraviglioso lungomare di Reggio Calabria alla fine arrivo al museo archeologico della città dove sono esposti i famosi Bronzi di Riace. Colgo l’occasione per andare a vederli in quanto non so quando mi ricapiterà , perlomeno nella mia città perché in vista dell’Expo il signor Vittorio Sgarbi in qualità di ambasciatore in campo artistico della Regione Lombardia, nominato dal presidente Maroni ha avuto la brillante idea di esporli come pezzo forte dell mostra che vorrebbe allestire a milano descrivendoli, in modo irrispettoso nei confronti dei cittadini calabresi, come “ostaggio della ‘ndrangheta” e smentendo la loro inamovibilità per ragionoi tecniche e di sicurezza nei confronti delle stesse statue. Mi avvicino all’ingresso del museo ma subito devo fermarmi tanto è lunga la fila di gente che attende di far visita ai guerrieri. Sotto il sole cocente a Mezzogiorno ci vogliono venti minuti solo per varcare la soglia d’ingresso ed è emozionante lo snodo di persone che arriva fino all’entrata della sala. Durante l’attesa esco dalla fila per ammirare le altre opere d’arte presenti come i Pinaus, i Dioscuri di Locri e il Kouros, lo splendido arazzo realizzato tra il 1673 e il 1680 intitolato “l’abbraccio di Melagro con Castore” ed è qui che decido di chiedere ai presenti il loro parere a caldo su questa vicenda che sa di scippo. Il sentirmi rispondere “quando i francesi smonteranno la tour Eiffel per lasciarla a Roma un anno noi porteremo i Bronzi a Milano” mi ha fatto ben intendere come la pensino i reggini in merito. Ho la fortuna di conoscere il signor Carmelo Lupica, il responsabile della sicurezza nel museo a cui chiedo in base a quali motivazioni i bronzi dovrebbero lasciare la città: “dall’inaugurazione avvenuta il 21dicembre scorso i turisti sono stati più di 130000 e si prospetta di raggiungere quota 150000 entro la fine del mese.

Questo significa un’affluenza media di circa 2000 visitatori al giorno. Dati alla mano è improbabile che i bronzi “emigrino” a causa della bassa affluenza di turisti, sottolineando inoltre la risaputa fragilità tecnica e il non indifferente costo per il trasporto non di certo agevole”. Già perché in merito allo “stato di salute” delle opere d’arte ci sono relazioni scientifiche redatte dai sovrintendenti nel corso degli ultimi 40 anni, dagli stessi restauratori, esperti Iscr ed Enea hanno decretato la massima fragilità delle due statue che, in caso di spostamenti anche minimi, rischiano il danneggiamento irreversibile e addirittura la distruzione.

Parlando con la gente in attesa, il legame che sa di coscienza e responsabilità verso il loro bene più rappresentativo è molto evidente: “se il popolo reggino dovesse perdere i bronzi scoppierebbe una rivolta”! Grazia Carbotti da Martina Franca: “abbiamo visto le bellezze della calabria e non possiamo andare via senza vedere i bronzi”. A discostarsi dal pensiero generale sono veramente in pochi, tanti, pur comprendendo il valore universale delle opere d’arte concordano che debbano essere i turisti, come loro d’altronde, a venire in Calabria per rimanere incantati delle sue bellezze. Sarebbe quindi opportuno avviare un processo serio per consentire a chiunque volesse di poter raggiungere agevolmente la Calabria fino all’entroterra più selvaggio per poter apprezzare al massimo tutto il potenziale ancora inespresso. Questa è la nostra vera sfida, da qui potremmo avere i tanto acclarati da Sgarbi “ambasciatori della Calabria nel mondo”.

Ritornando al museo, una giusta osservazione va fatta alle sale non ancora allestite. A riguardo, il signor Carmelo Lupica ci informa che da settembre inizieranno i lavori per completare il primo ed il secondo piano dell’edificio, entro la festività del Natale. Di giochi politici ne abbiamo visti abbastanza, del museo archeologico di Reggio Calabria dobbiamo ancora vedere il meglio! Vittorio Sgarbi è stato ospite a Palmi, cittadina della costa viola in provincia di Reggio Calabria, in occasione della festa della Varia, patrimonio immateriale dell’UNESCO. Appena presa la parola, il critico d’arte ha subito deviato l’argomento verso la vicenda Bronzi-Expo, ma è stato prontamente contestato. Questa è la testimonianza di Antonhy Corbara, leader del Movimento per il Sud Masaniello Brigante: “sto rientrando adesso da Palmi dopo aver compiuto quello che mi ero prefissato e cioè dirne 4 a quell’arrogante, presuntuoso e prostituto mentale di Vittorio Sgarbi. Insieme a me partecipi alla mia contestazione il pubblico che gremiva la piazza primo maggio in occasione della festa della Varia. L’immagine che rimane impressa nella mente è il coro di mille persone che urlavano “Sgarbi Vattene” mentre io mi confrontavo direttamente con lui sul palco. Non pensavo e dorse nemmeno Sgarbi pensava di incontrare sulla sua strada un calabrese armato di coraggio e che non temesse il confronto pubblico. Ringrazio personalmente Laura Rutigliano e Simone Correale i quali sono stati a mio stretto fianco in questa serata in cui mi sono reso interprete del sentimento di reazione di tutto il popolo calabrese nei confronti di un Nord che perennemente usa ogni mezzo e ogni strategia per defraudarci dei nostri beni.”

Ci chiediamo indignati perché da cittadini consapevoli dovremmo lasciar partire i Bronzi, o altre opere fortemente simboliche, rappresentative quanto delicate di altre regioni, per renderle protagoniste di un turismo di massa con biglietti rincarati più del doppio rispetto ai prezzi attuali, che frutteranno decine di milioni di euro per Milano e Roma e che appagheranno turisti che molto probabilmente non si concederanno altre occasioni per viaggiare lungo la penisola per innamorarsi dei suoi innumerevoli paesaggi, vivere la storia che ci ha resi unici, deliziarsi della cucina tipica e caratteristica in ogni regione! Perché concentrare tutte le bellezze e ammassarle in modo riduttivo in un’unica città? Se, chi ha dovere di farlo, non dovesse concedere i bronzi, rischiamo tutti di essere definiti mafiosi, in modo irrisorio, facendo leva sulla massa, perché se cediamo siamo liberi cittadini, resistendo diventeremo tutti dei potenziali criminali! Vogliamo parlare del veto del comune di Cremona riguardo la concessione dell’opera “l’Ortolano” di Arcimboldo? Vogliamo parlare della Venere del Botticelli? Terranno conto dell’ingente mole di soldi che verranno spesi solo per organizzare l’esposizione? Il ministro dei beni culturali Franceschini ha espresso un parere che si discosta da quello del critico: “L’Expo non è solo di Milano ma di tutta l’Italia. E anzi la sfida che dobbiamo vincere è quella di allungare la permanenza nel nostro paese di tutti i visitatori dell’Expo, offrendo loro le occasioni e le modalità per andare a visitare quel museo diffuso che è l’Italia”. Sgarbi e Maroni continuino pure a collezionare dei no!

Simone Correale

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Settembre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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