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BRONZI E EXPO 2015

Quella querela contro Sgarbi e a difesa dei calabresi che ci insegna molto

Arte e artigianato, Beni Culturali | 30 Ottobre 2014

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Ѐ stato un tormentone estivo, eppure, nonostante il no della commissione scientifica che l’8 ottobre sembrava avesse sancito uno stop definitivo alla polemica, c’è chi ha avuto ancora  da ridire in merito allo spostamento – negato – dei Bronzi di Riace a Milano in vista dell’Expo 2015. Vittorio Sgarbi ha denunciato la stessa commissione il 13 Ottobre per falso ideologico  e durante una visita a Lamezia Terme (Catanzaro) il 24 Ottobre, anche Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha voluto dire la sua in merito alla vicenda.

Del resto, sono quarant’anni che si susseguono pareri scientifici: le due statue bronzee hanno uno spessore medio rispettivamente di 7 e 8 mm, con numerose micro fessure e problemi di tenuta delle saldature antiche e sono conservate nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, restaurato per poterli ospitare in tutta sicurezza con sistemi antisismici all’avanguardia in una sala con umidità e  temperatura controllata.

In barba a tutto questo Sgarbi ha avuto la presunzione di dire al programma “la Zanzara” che “quelli della Regione Calabria sono peggio della ‘ndrangheta, sì naturalmente la cosa non deve essere in senso letterale ma in senso psicologico” non gliele ha mandate a dire il presidente della Commissione di Vigilanza e Controllo del Consiglio regionale della Calabria, Aurelio Chizzoniti – che ha querelato sia il critico che il conduttore televisivo Cruciani.

La libera manifestazione del pensiero è garantita dall’articolo 21 della Costituzione – ci aspettiamo, come calabresi, le scuse di Sgarbi da un’accusa tanto infamante quanto allo stesso modo intimidatoria da parte sua. Certo è che la querela delle istituzioni insegna molto: se lo facessero tutte le istituzioni ogni volta che si offende il sud e il suo popolo  si farebbero passi da gigante per la causa. Dunque ottima la scelta delle istituzioni calabresi.

Capitolo infine per Giorgio Squinzi che ha detto di essere rimasto “sconcertato, senza dare un giudizio nei termini della questione – ha aggiunto – dico che dobbiamo cominciare a pensare in termini più compatti come Paese e come regioni”.

Qualcosa non torna: come si può parlare di opportunità per il Paese, ma desiderare la concentrazione di attrazioni turistiche in una sola città?

Tutte le regioni possono beneficiarne? Bene, se tra gli obiettivi fissati nel programma che, in qualità di presidente di Confindustria, si prefigge di realizzare ci sono le infrastrutture, inizasse da quelle piuttosto che intromettersi in una vicenda già chiusa. Lo sconcerto è tutto nostro, ci creda.

Simone Correale

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Ottobre 2014

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