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Bruciano più i cervelli che i vessilli

Parrucconi | 14 Novembre 2016

PARRUCCONI2015

 

Povero “sacro vessillo”, oggetto di risse tra parrucconi di diverso genere e di distinte specie.

Perché la bandiera duosiciliana è il tema del giorno nel mondo dei tristi figuri che animano i resti fumanti di un meridionalismo che ha fallito l’ultimo e definitivo appuntamento con le urne napoletane e si ritrova con il “simbolo borbonico” (così definito dalla massa almeno) quale unica isola alla quale appigliarsi, dopo la sua dipartita dalla scena politica, dove – a dirla tutta – mai è stata a suo agio quella povera “bannera”.

Ebbene succede che un gruppo di persone (briganti attivisti, circa una 70ina, provenienti da Roma, Napoli e Pompei) nei giorni scorsi è andata a Gaeta a sostituire la bandiera rovinata della fortezza dove gli ultimi re Borbone resistettero fino all’assedio finale che portò alla morte del Regno ormai più di 150 anni fa. Un simbolo di altri tempi, sicuramente caro a chi ama la storia e le verità nascoste dalle narrazioni italiane, che per noi – lo sa bene chi ci segue – mai più dovrebbe essere associato ai tristi tempi che viviamo, alla politica come alle manifestazioni di lotta per il riscatto dei territori. 

Succede che, per non buttare quella vecchia nei rifiuti – che era stata messa lì dai neoborbonici nel febbraio scorso, che evidentemente si ritengono unici titolari del vessillo reale – queste persone amanti della storia ma non associate al movimento parrucconico – insomma innocui nostalgici un po’ fissati, gente in buona fede in pratica – l’abbiano bruciata, in una sorta di rito che voleva essere rispettoso proprio di quel simbolo così caro a tanti. E che poi abbiano messo quella nuova, raccontando sulle loro pagine fb cosa avevano fatto e perché bruciare la bandiera era sembrato loro l’unico modo per non trasformarla in munnezza da discarica.

Apriti cielo: “o moviment” non ha potuto resistere. E giù con gli improperi ai poveri innalzatori di vessilli sacri e nuovi fiammanti rei di aver bruciato lo straccio vecchio: vile attentato, gesto sacrilego, e via scorreggiando. E poveri e un po’ tristi nostalgici innocui ricoperti di insulti per l’unica colpa di aver sostituito la bandiera della fortezza con una un po’ più pulita, che però non era benedetta dai Gigioni di turno.

Faide parrucconiche che non meriterebbero nemmeno la notizia: se non fosse che hanno come vittima solo il comune senso del pudore, ormai perduto da questo piccolo mondo antico, sempre più grigio e ripiegato su se stesso.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 14 Novembre 2016

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