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Carminiello ai Mannesi, recupero e valorizzazione turistica dopo il degrado

Beni Culturali, Turismo | 18 Settembre 2019

“Napoli deve tornare a riappropriarsi dei luoghi della sua storia”. Lo dice Daniela Giampaolo, archeologa del Ministero dei Beni Culturali in occasione della riapertura straordinaria del sito del Carminiello ai Mannesi, a pochi passi dal Duomo. “Abbiamo trovato i fondi per effettuare la pulizia dell’area – spiega la Giampaolo, già responsabile e direttore scientifico per gli scavi dove sono state realizzate le stazioni Dante, Toledo, Duomo, Garibaldi, Municipio, Università della Linea 1 della metro – e siamo felici di aver spalancato i cancelli a studiosi, turisti, appassionati e curiosi. L’idea è quella di abbattere la recinzione in cemento che nasconde alla vista uno dei siti più importanti della città e sostituirla con una più leggera oltre a rendere accessibile il Carminiello tutto l’anno”. Un progetto ambizioso e di notevole recupero identitario.  La chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, infatti, risale al ‘500 ed è sorta prendendo il posto di un preesistente luogo di culto. Il nome “mannesi” indica i costruttori di carri che lavoravano in zona; si trattava di falegnami altamente specializzati il cui termine deriva dalle parole latine “manuensis” e “manus”.  L’emozione di camminare in un luogo ricco di storia è palpabile tra tutti i partecipanti alla visita: napoletani, italiani e tanti, tantissimi stranieri. Non capita tutti i giorni di ammirare dall’interno una insula romana nel cuore di Napoli.

La distruzione nel bombardamento del 1943 e la scoperta del tempio di Mitra

L’edificio venne distrutto dal bombardamento americano del 21 febbraio 1943: una delle 181 incursioni aeree che la città ha subito in quell’anno. Dalle macerie, però, è spuntata fuori una sorpresa inaspettata: mura e ambienti di un edificio romano risalenti al primo secolo dopo Cristo, probabilmente una ricca residenza dotata di un complesso termale e addirittura un tempio, unico a Napoli, dedicato al dio Mitra: un culto persiano, Mitra era il dio dei patti e delle alleanze che ha raggiunto una grandissima popolarità tra soldati, schiavi e mercanti d’Occidente, sino a declinare con la diffusione del Cristianesimo. La struttura, dopo quasi duemila anni, appare ancora oggi imponente con le grandi volte a crociera, la tipica opera in reticolo e i numerosi ambienti che circondano uno più grande che è il tempio mitreo dove, sulla parete che si staglia di fronte il visitatore, è possibile ancora guardare un frammento dello stucco che conserva la gamba di un toro con la coda che termina con quattro spighe di grano: si tratta di una parte della più ampia rappresentazione di Mitra che uccide il toro per fecondare la terra col sangue dell’animale. Che i resti siano ancora lì, chiesa e meravigliosa insula romana, è un vero e proprio miracolo. Il sito è anche sfuggito al sacco della ricostruzione. Nel dopoguerra, infatti, nel clima euforico della nuova edificazione raccontato magistralmente da Francesco Rosi nel film Le mani sulla città, una parte di quell’area, nei desideri dei costruttori, avrebbe dovuto ospitare un palazzo di otto piani.

La leggenda della galleria che congiunge via Duomo al porto

Marco Giglio e Sara Prossomariti, del Gruppo Archeologico Napoletano hanno curato la visita guidata in loco e hanno sottolineato anche l’alta valenza sociale dell’operazione. “Questo luogo era stato aperto nel 1994 facendo registrare migliaia di presenze – spiegano i due responsabili del Gan – è importante ridare alla città un suo simbolo tenuto conto che siamo alle spalle di una delle sedi dell’università L’Orientale”. Poi, tocca a Sara Prossomariti smentire una leggenda che circola da tempo, ovvero quella relativa all’esistenza di una galleria che dai Mannesi passerebbe, a nord, sotto il Duomo e, a sud, giungerebbe addirittura al porto. “Circolano molte storie sul sottosuolo di Napoli – spiega l’archeologa – ma in questo caso non c’è nessuna evidenza di questo presunto collegamento”.

Da parcheggio abusivo a stalla fino alla riapertura

L’area del Carminiello, in tempi recenti, è stata anche spazio per affari poco puliti: prima un parcheggio abusivo, durato fino alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, poi stalla per cavalli con tanto di alloggi per chi li accudiva. “Liberare questo posto è stato un grande lavoro di squadra – aggiunge Daniela Giampaolo che è stata consulente della Pretura di Napoli per il sequestro degli spazi monumentali del centro storico di Napoli trasformati in parcheggi abusivi -. E’ una sfida quotidiana vista la quantità di beni che la città ospita. Quando abbiamo recuperato l’area abbiamo rispristinato lo stato dei luoghi ma abbiamo lasciato alcune testimonianze: un piccolo locale che serviva da bagno, parte di un alloggio che ospitava il custode abusivo e alcuni anelli in ferro dove erano legati i cavalli. Un monito per evitare che, in futuro, il nostro patrimonio culturale venga nuovamente umiliato”.

L’operazione artistica di Identità Insorgenti e le visite guidate con il Gan

La recinzione in cemento sormontata da spuntoni in ferro non è vincolata e, nel settembre 2017, in occasione della festa di San Gennaro, la squadra di Identità Insorgenti, ne aveva tinteggiato una parte di bianco mentre l’artista Nicola Masuottolo l’aveva arricchita con una propria opera raffigurante San Gennaro, la sirena Partenope, Virgilio e il Vesuvio. Le prossime visite al complesso del Carminiello ai Mannesi si svolgeranno il 21 e 22 settembre, dalle 9,30 alle 13. Il percorso dura circa 45 minuti, le prenotazioni si effettuano inviando una mail a: [email protected]

Luciano Troiano

 

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 18 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 18 Settembre 2019

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