martedì 26 marzo 2019
Logo Identità Insorgenti

BUONE NOTIZIE

Villa Rufolo a Ravello aperta gratis ai campani per tutto marzo

Beni Culturali | 6 Marzo 2019

Buone notizie per chi ama i nostri più preziosi beni culturali.

La Fondazione Ravello, grazie al nuovo corso guidato da Mauro Felicori, ex direttore della Reggia di Caserta da poco a coordinare questa nuova sfida, apre per la prima volta gratuitamente Villa Rufolo ai cittadini della Campania secondo un calendario suddiviso per provincia.

Per usufruire dell’ingresso omaggio sarà sufficiente presentarsi alla biglietteria di Villa Rufolo esibendo un documento valido che attesti la residenza o la nascita nella provincia di turno, secondo il seguente calendario:

da lunedì 11 a domenica 17 marzo ingresso gratuito per tutti i nati o i residenti in provincia di Salerno;
da lunedì 18 a domenica 24 marzo ingresso gratuito per tutti i nati o i residenti in provincia di Avellino, Benevento e Caserta;
da lunedì 25 a domenica 31 marzo ingresso gratuito per tutti i nati o i residenti in provincia di Napoli.

I Rufolo hanno rappresentato per oltre due secoli il simbolo della potenza economica e politica della Ravello medievale, per poi decadere nel breve volgere del trentennio che va dalla metà del XIII sec. al 1285, quando furono completamente rovinati per essersi schierati contro gli Angioini al tempo dei Vespri siciliani.

All’inizio del periodo aureo della loro famiglia essi costruirono la “casa”, rappresentativa del loro status sociale, che doveva essere grandiosa, principesca e ricca. Fondendo le tipologie architettoniche e decorative arabe e bizantine con elementi della cultura locale, essi trovarono il linguaggio adatto ad esprimere la loro potenza.

Durante il periodo più fervido, è probabile che il Boccaccio abbia conosciuto direttamente i Rufolo e abbia soggiornato presso la loro dimora; è verosimile che “il palagio con bello e gran cortile nel mezzo e con logge e sale e con giardini meravigliosi” sia stato proprio il giardino di Villa Rufolo, mentre è diretto il riferimento alla famiglia nella famosa novella dedicata a Landolfo Rufolo.

La vita nella Ravello medievale segue il declino di quella della costa legata alla decadenza della Repubblica Amalfitana, e la famiglia Rufolo, caduta in rovina fu costretta a smembrare le proprietà. La villa passa per diritto di successione ai Confalone e ai Muscettola e successivamente ai D’Afflitto di Scala nel XVIII sec. Questi ultimi fecero un grande sforzo per rendere il palazzo abitabile ma la distruzione di molti elementi di valore e pregio causarono la rovina di gran parte della residenza.

A metà dell’Ottocento il palazzo si presentava come rovina e solo in parte conservava l’aspetto originario che aveva subito manomissioni dopo il tramonto della celebre discendenza. Un Lord scozzese, Sir Francis Nevile Reid, decise nonostante l’inagibilità della dimora, di acquistarla. Quest’uomo di grande cultura fece restaurare l’edificio e risistemò le terrazze a giardino, realizzando il capolavoro che fece esclamare a Wagner: “Il magico giardino di Klingsor è trovato”.

Reid chiude un periodo felice della storia della villa. Con la sua morte ancora una volta la villa viene smembrata dagli eredi e le suppellettili vendute. Nel 1974 viene acquistata dall’ EPT di Salerno la consistenza privata non ancora annessa al demanio pubblico.

L’EPT gestisce la villa fino al 2007, anno in cui la gestione viene affidata alla Fondazione Ravello che avvia una serie di iniziative volte al recupero, alla valorizzazione e alla tutela del monumento.

Durante il periodo di gestione EPT, il Centro Europeo per i Beni Culturali (CUEBC, che ha sede all’interno della villa) assieme alla Soprintendenza ha dato vita ad una serie di campagne di scavo e restauri (1988 – 1999): dalla zona della Balnea a quella del Teatro passando per il Chiostro moresco, la villa è stata indagata in lungo e largo durante questi anni. Questa campagna di studi e ricerche mette in luce, ad ovest del Chiostro, una serie di ambienti rovinati crollati probabilmente nei primi anni del Cinquecento, e la Balnea ad est dei giardini. Tutti gli interventi realizzati in questo periodo non sembrano avere un filo conduttore predeterminato, ma, soprattutto, non sono finalizzati alla realizzazione di un progetto di rilancio dell’intero complesso.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 6 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 25 Marzo 2019

CENTRO STORICO

Dopo il crollo agli Incurabili, recuperate le ossa di Maria D’Ayerba: ora si pensa alla “cura”. Ma la Chiesa era esclusa dal progetto Unesco

Beni Culturali | 24 Marzo 2019

LA MOSTRA

Tappa napoletana alla Galleria Borbonica per la mostra “Il sogno di Bayard e l’ingegneria borbonica”

Beni Culturali | 23 Marzo 2019

L’ALLARME

La mensa ponderaria, frammento della Napoli aragonese da salvare

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi