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CADUTE DI STILE

Il prof Vecchioni e i pregiudizi mascherati sul Sud

Attualità | 28 Maggio 2020

Nei due mesi e mezzo di pandemia, di sciocchezze ne abbiamo dovute ascoltare tante, a volte da esponenti istituzionali, altre da opinionisti improvvisati o di professione.

Anche i media mainstream ci hanno messo tanto di loro per confondere, disinformare, allarmare. Abbiamo tristemente riportato i goffi tentativi di stigmatizzare un Sud che, di fatto, esce a testa alta da questi duri mesi e la mistificazione, altrettanto goffa, mirata ad assolvere -se non ad esaltare- un sistema Lombardia che ha fatto veramente acqua da tutte le parti.

Il re è nudo e con esso anche tutta la sua corte di politici, giornalisti, opinionisti che proprio non ci stanno a riconoscere che, forse, la storia dell’eccellenza nordica se la sono talmente raccontata da crederla vera.

Ma vera non è.

E l’ego dei – sedicenti – primi della classe ne ha risentito moltissimo, come abbiamo avuto modo di apprezzare da alcune prese di posizione. Non ci riferiamo soltanto a Sala, Gallera, Fontana, Gismondo, Galli e molti altri.

Nel loro caso sarebbe anche comprensibile cercare di agitare le acque, essendo a vario titolo ognuno responsabile della pessima gestione dell’epidemia da COVID-19 in Lombardia.

Ciò che fa veramente tristezza è dover leggere parole come quelle di Roberto Vecchioni, considerato da tanti un “big” della musica d’autore italiana, e scoprirne il lato più becero, sciovinista, provinciale. E razzista.

Perché se si ragiona in termini di superiorità, vera o presunta, si ragiona di discriminazione.

Sul Sole 24 ore abbiamo letto le sue parole, che riportano l’intervista alla Radio del gruppo di Confindustria, che riportiamo integralmente: “Milano intanto è l’unica città italiana, gli altri sono paesoni. Non è grandissima, ma in qualità è l’unica vera città in Italia. E questo non lo dico, per orgoglio. Il dramma di Milano è che da quest’emergenza è stata colpita al cuore, è rimasta tra vita e morte. L’arte, l’economia, il lavoro, il pensiero: quando si ferma il cuore, si ferma circolazione. Ogni organo pensa di poter vivere da solo, ma non può. E quindi nessun paese, nessuna città, nessuna regione italiana può vivere, se muore Milano”.

E non è finita, no.  Per Vecchioni, che non pronuncia una sola parola sulla malagestione dell’emergenza della politica lombarda, non è incompetenza, no.

«Si chiama invidia – commenta Vecchioni – è l’invidia davanti ad una città così grande e così capace di trascinare il resto d’Italia. È come se fosse la favola della formica e la cicala al contrario».

Come dicevamo prima, un nervo scoperto rivela il vero volto delle persone. Secondo Vecchioni, l’Italia esiste grazie a Milano, la formica della situazione. Non Roma, non Napoli, non Venezia. Milano. Quella Milano costruita quasi interamente dai meridionali. Quella Milano capitale del malaffare, della corruzione, del clientelismo.

La Milano da bere in cui è morta la prima Repubblica di Tangentopoli.

La Milano delle mega mazzette, di Expo, dello scandalo della Sanità privata.

E dell’emergenza da COVID-19, gestita in modo talmente folle da aver avviato diversi filoni d’inchiesta da parte delle procure locali. La formica, si.

E pensare che lo stesso Vecchioni fu nominato dal sindaco della città delle cicale, Napoli, Luigi de Magistris, a presiedere il Forum delle Culture, nel 2013, per la modica cifra di 220.000 euro. Poi dovette dimettersi perché le cicale partenopee si fecero sentire.

Chissà come si sarà sentito quando gli hanno chiesto di rappresentare questo paesone, proprio lui che arrivava dalla città Caput mundi. Che s’ha da fa pe’ campà.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 28 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Maggio 2020

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