fbpx
mercoledì 15 luglio 2020
Logo Identità Insorgenti

CALCIO ANTIRAZZISTA

L’AfroNapoli United mette fuori rosa il capitano ‘leghista’ della squadra femminile. Il dirigente Spaccaforno: “Manifesta incompatibilità con i nostri valori”

Razzismo, Sport | 15 Ottobre 2018

Sta facendo discutere non poco la scelta dell’AfroNapoli United di mettere “fuori rosa” il capitano della squadra femminile, Titty Astarita. Nei giorni scorsi, la calciatrice aveva deciso di candidarsi alle prossime elezioni comunali di Marano di Napoli all’interno di una lista civica di centro-destra, capeggiata dalla Lega di Matteo Salvini.

La giovane atleta, che ha rifiutato la richiesta del club di ritirare la propria candidatura, ha anche ottenuto la solidarietà delle proprie compagne di squadra. Ieri mattina, infatti, le ragazze dell’AfroNapoli si sono rifiutate di scendere in campo nel consueto appuntamento domenicale di campionato, inducendo la società a meditare addirittura il ritiro della squadra dalle competizioni agonistiche.

L’accaduto ha destato scalpore e tanta curiosità, sfociando ieri sera in un acceso dibattito andato in scena, su Canale 21, nel corso della trasmissione televisiva “Campania Sport”. Protagonisti i giornalisti Umberto Chiariello e Peppe Iannicelli, firme di punta del noto format sportivo campano, e Pietro Spaccaforno, dirigente dell’AfroNapoli United intervenuto in diretta telefonica.

Iannicelli prima, e Chiariello poi, hanno duramente attaccato Spaccaforno per la decisione presa dalla società anti-razzista, rea a detta dei due giornalisti di aver posto in essere un atteggiamento che si pone in netta contraddizione con i valori portanti del progetto di integrazione sociale e culturale della stessa AfroNapoli.

Nello specifico, l’accusa principale mossa in studio all’AfroNapoli è di “razzismo all’incontrario” nei confronti di una propria tesserata, colpevolizzata ed “emarginata” per il sol fatto di aderire a colori e idee politiche divergenti rispetto a quelli del proprio club calcistico di appartenenza. Una manifestazione di intolleranza – ha tuonato in particolar modo Chiariello – che rischia di sminuire e di “buttare nel gabinetto” il lavoro decennale fin qui svolto dalla società di stanza in quel di Mugnano di Napoli.

Mozioni e osservazioni macchiate dal grosso limite di non riuscire a fotografare – soprattutto a discapito dello spettatore – la realtà del presidente Antonio Gargiulo e la mission fondante del suo progetto calcistico. Perché è vero che l’AfroNapoli gioca a calcio – e lo fa anche bene – ma lo fa attraverso la promozione e la valorizzazione di idee, valori e progetti che affondano le proprie radici nell’integrazione, nella coesione sociale e nell’interscambio culturale.

Entrare nella grande famiglia dell’AfroNapoli, infatti, significa aderire integralmente ad un percorso sportivo dagli evidenti ed inalienabili tratti politicizzati, ai cui membri non può che esserne richiesta una totale aderenza. E se sei il Capitano di una delle squadre bianco-verdi, squadre che hanno fatto dell’integrazione norma, dell’accoglienza regola, è a dir poco inopportuno ritrovarsi ad appoggiare una lista politica dai toni e dalle idee diametricalmente opposte.

Si tratta di una condizione non mediabile, imprescindibile ed inderogabile di cui tutti sono a conoscenza. Perché giocare a calcio è un conto. Farlo nell’AfroNapoli e per l’AfroNapoli è un altro, proprio come raccontato nel 2015 dal regista palermitano Pierfrancesco Li Donni nel suo film “Loro di Napoli”.

Su questa stessa falsariga, sorridiamo amaramente quando sentiamo dire – come accaduto ieri sera a “Campania Sport” – che la politica deve restare fuori dallo sport. Sono la storia e i suoi tantissimi esempi a sbugiardare una simile considerazione, fondamentalmente carica di retorica ma totalmente distaccata dalla realtà.

Basterebbe citare Muhammad Alí, Tommie Smith, Diego Armando Maradona o i Los Bukaneros del Rayo Vallecano, il volto anti-fascista della Madrid calcistica. Oppure, senza andare così lontano, basterebbe ricordare gli uomini e le donne del Quartograd, il cui operato in territorio flegreo ha avuto nel tempo l’appoggio e il sostegno – anche economico – del Capitano del Napoli, Marek Hamsik, o i rifugiati del St. Ambroeus FC di Milano, che nel calcio hanno trovato quel linguaggio universale capace di abbattere ogni tipo di barriere e che oggi, grazie ad esso, sognano di realizzare lo stesso gol che Koulibaly, pochi mesi fa, segnò alla Juventus.

Titty Astarita e le sue compagne di squadra sono – e saranno – sempre liberissime di giocare a calcio e di farsi rappresentare dalle idee politiche che più ritengono giuste e vicine al proprio credo. Ma ci son luoghi e realtà in cui tale connubio è così forte ed evidente da non poter essere ignorato o trattato con simile superficialità.

E l’AfroNapoli United è indubbiamente uno di questi.

Di seguito, il video dell’accesa discussione di ieri sera nel corso della puntata domenicale di “Campania Sport”.

https://youtu.be/2_UaRjqPAMo

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 15 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 15 Ottobre 2018

Articoli correlati

Razzismo | 6 Giugno 2020

FIGURACCE

Il flop di Salvini a Napoli: tra appuntamenti saltati e fischi dei napoletani

Razzismo | 5 Giugno 2020

OMICIDIO FLOYD

Quell’ultimo respiro che vuole cancellare l’apartheid

Attualità | 27 Aprile 2020

LA SANZIONE

Agcom multa Mediaset per la trasmissione di Giordano con Feltri

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi