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23 dicembre – I mendicanti: anime pezzentelle, che chiedono suffragi

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Storia | 23 Dicembre 2018

Oggi vi raccontiamo nella 23esima puntata del presepe napoletano dei mendicanti, che rappresentano i morti (le anime “pezzentelle”, chiedono suffragi).

Come questi appaiono, sebbene solo in parte,  privi dell’uso del proprio corpo, chi è cieco, chi è monco, chi è zoppo … così i defunti attendono di essere aiutati, attraverso le preghiere e le opere dei vivi. Sono anche questi elementi essenziali del presepe napoletano. Nel Presepio Napoletano vi sono delle figure significative che rimandano immediatamente all’idea della Vita dopo la Morte e al Culto dei Morti a Napoli. Queste sono le figure delle “anime pezzentelle” o “anime purganti”, (dal latino petere cioè chiedere per ottenere) che nella scenografia presepiale sono rappresentate dai “pastori” detti Questuanti: i ciechi, i mendicanti, gli storpi, i gobbi e i bambini.

Per Claudio Canzanella in “Razzullo e la Sibilla” queste figure sono come i morti: “non possono infatti servirsi pienamente del loro corpo e mangiare e bere in sazietà. Per questo motivo offrire cibi e bevande tramite elemosina a queste persone rappresentano simbolicamente l’offerta di tali cose ai defunti. Non a caso i mendicanti ossessivamente ripetono ai passanti: “Fate bene alle anime del Purgatorio”. Tra i personaggi deformi del presepe si possono ricordare la contadina col gozzo e la vedova rapata. Ma anche i bambini, più vicini all’aldilà da dove proverrebbero, sono “anime pezzentelle”: “Dare qualcosa a loro – spiega ancora Canzanella – equivale a darlo ai morti. Ecco perché tra Natale e epifaniai bambini specialmente sono oggetto di doni da parte di tutti. Spesso sul presepe chiedono l’elemosina accanto a mendicanti e deformi dato che facevano parte anche loro di quel mondo di miseri e diseredati presenti nelle città del settecento”. Pure le due sentinelle e i due carabinieri fanno parte di questo gruppo: sono sorveglianti delle anime purganti. A questo gruppo si collega anche la tradizione di cui vi abbiamo parlato recentemente dei 12 incappucciati, vestiti di bianco, scalzi, che seguono i magi.

A Napoli fino a qualche anno fa (e qualche famiglia ancora lo fa) c’era l’usanza dunque di far arrivare il 6 gennaio, l’epifania, non solo i re magi ma anche le statuine delle anime del purgatorio.

Per Roberto De Simone, nel “Presepe popolare napoletano” questo accadeva il 17 gennaio, Sant’Antonio, quando si smontava la natività riempendo la grotta delle anime pezzentelle. De Simone lo collega anche alle pecore, che rappresenterebbero i morti esse stesse.

Lucilla Parlato

 

(nella foto un mendicante del Presepe Perrone, custodito al Museo di San Martino, Napoli)

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 23 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 19 Dicembre 2018

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