martedì 22 gennaio 2019
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CALENDARIO DELL’AVVENTO

24 dicembre – San Giuseppe, che rappresenta la saggezza e la purezza

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Storia | 24 Dicembre 2018

San Giuseppe, il padre terreno di Gesù nel presepe è rappresentato sia nella grotta a fianco della Vergine, ma anche fuori della grotta, turbato e pensieroso.

E’ lui il penultimo personaggio del presepe napoletano di cui ci occupiamo nel nostro calendario dell’avvento che abbiamo offerto in questo mese di dicembre ai lettori di Identità Insorgenti come opportunità di approfondimento reciproco.

[…] Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, coli che elargisce alle anime nostre la grande misericordia[…]  scrive Luca Zolli, nel suo saggio dedicato al presepe napoletano.

Ha in mano il bastone, figura più povera dello scettro (che in greco vuol dire bastone), che rimanda all’idea della potenza, della regalità (Giuseppe era della stirpe di Davide) e del comando. Il bastone è l’antenato del pastorale dei vescovi. San Giuseppe rappresenta la purezza con cui adempie al volere divino, simbolo d’intelletto, dello spirito dell’uomo, lo sforzo umano che ascende dal basso, la responsabilità operosa, investita del compito di vigilare sul Bambino in perfetta modestia e umiltà, sottolineate dagli abiti scuri, in particolare marroni (marrone come la terra) e dismessi. 

Giuseppe, quando prese come sua promessa Maria, era naturalmente anche lui giovane. Coerentemente, spesso gli artisti lo hanno raffigurato, come per esempio Raffaello, nel celebre “Lo sposalizio della Vergine”, raggiante di gioventú e bellezza. Ma è invalsa popolarmente una raffigurazione di Giuseppe come vecchio, a sottolinearne la saggezza e la funzione di sacro custode. Simbolicamente infatti San Giuseppe è il saggio: uno spirito riflessivo che viene raffigurato spesso anche calvo, perché la calvizie ha un corrispettivo simbolico che è la tonsura sacerdotale, che nei primi secoli della Chiesa prendeva quasi per intero il capo, lasciando solo una “corona” di capelli. Anche a questa visione gli artisti si sono adeguati. P

er quanto riguarda l’iconografia del Santo sul presepe popolare napoletano, ci illumina stavolta e di nuovo Italo Sarcone nel saggio “Il sogno di Benino”: “Nella grotta centrale del presepe, i tre sacri personaggi attendono la venerazione dei pastori e dei Magi. La Madonna, San Giuseppe e il Bambino.
Potremmo chiamarli semplicemente: la Donna, il Vecchio, il Giovane? Perché ella è sempre la stessa, né conosce la vecchiezza che deturpa il volto e incurva le spalle: per questo il suo abito è rosa, azzurro il suo manto. I colori dell’aurora e del cielo sereno, i colori dell’eterna gioventú. Vecchio è Giuseppe, il casto custode. A volte gli artigiani lo hanno rappresentato anche calvo: sacra tonsura, tensione al cielo, a ciò che è spirituale. Giuseppe si avvia all’estinzione, come il sole dei giorni brumali, come l’anno vecchio malinconicamente spirante all’avvento del nuovo. Per questo rivestiamo Giuseppe di viola e di giallo, perché dileguare è il suo destino, scritto nell’eterno girare dei cieli.
Come l’anno vecchio cede all’anno nuovo, come il sole illanguidisce per risorgere al solstizio, cosí il Vecchio traspone se stesso nel Bimbo. Nella mestizia dei giorni brumali, l’universo intero, giunto alla crisi, contempla il sole, che, in dolce languore, lentamente si estingue”.

Lucilla Parlato

(nella foto un  San Giuseppe a grandezza naturale per l’annuale presepe di San Pietro degli artigiani partenopei Cantone & Costabile)

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 24 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 24 Dicembre 2018

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