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CALENDARIO DELL’AVVENTO

4 dicembre – La Zingara, rievocatrice di Iside, della Sibilla e delle Madonne nere

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Storia | 4 Dicembre 2018

Il quarto soggetto del presepe Napoletano che vi raccontiamo in questo singolare calendario dell’avvento che offriamo ai lettori di Identità Insorgenti fino a Natale è la Zingara. Viene rappresentata come una giovane donna dal volto scuro – che per alcune fonti rievocherebbe le madonne nere della tradizione campana – vestita con abiti laceri, col seno in evidenza e a volte collocata presso una fontana, lontana dalla grotta. Spesso, poiche reca in man un cesto pieno di ferri  chiodi, la zingara assume un ruolo drammatico, che attraverso le sue doti divinatorie sta annunciando nel giorno della nascita di Gesù anche la sua Passione e Morte, attraverso gli strumenti della Crocifissione.

Secondo Claudio Canzanella, ma anche secondo De Simone, in “Razzullo e la Sibilla – Il presepe: dalle radici pagane alla sacra rappresentazione”, a volte la zingara viene illustrata come una madre che allatta. “La simbologia della zingara – aggiunge – era collegato alle Sibille profetesse, molto diffuse nei presepi antichi”. In questo caso la zingara viene letta come simbolo di morte e il bimbo in braccio evocherebbe la fuga in Egitto di Maria, anche lei zingara in un paese staniero.

Per noi è chiaro che la zingara è quella senza bambino anche se lo stesso  De Simone, parla di zingara con Bambino “agganciandola” alla Stefania, che secondo noi, invece, è proprio un’altra figura presepiale di cui vi parleremo nelle prossime puntate.

Qui ci soffermiamo su quella senza bambino che sarebbe collegata alla Sibilla Cumana, cui la tradizione attribuiva una leggenda natalizia: aveva predetto la nascita del Redentore, illudendosi di essere la vergine designata che lo avrebbe partorito. Quando udí gli angeli annunziare la nascita di Cristo, si rese conto del suo peccato di presunzione e fu trasformata in uccello notturno, o addirittura in civetta (leggenda riportata anche ne “Il presepe popolare napoletano” di De Simone, appunto).

Anche Italo Sarcone, nel suo libro “Il sogno di Benino”, è sicuro che la capacità divinatoria, o profetica, fa della zingara del presepe napoletano la sicura erede della Sibilla, personalità della religione antica avvolta dalla leggenda: tutti ricorderanno come Enea discese agli inferi, passando per l’ingresso presso il lago d’Averno, guidato dalla Sibilla. Sull’esempio dell’eroe troiano, Dante poi compì un simile e più alto viaggio guidato da Virgilio stesso.

“La Sibilla – spiega Sarcone – entrò a fare parte della tradizione cristiana, perché si diceva che avesse profetizzato le vicende della vita del Cristo e il Giudizio Universale: la Sibilla fu quindi collocata accanto al re Davide e ai Profeti dell’Ebraismo. Michelangelo, nella Cappella Sistina, alterna i profeti Isaia, Geremia, Ezechiele, Giona, Daniele e così via, alle Sibille Delfica, Cumana, Eritrea, Libica”.

Quanto alla rievocazione delle madonne nere, Sarcone cita Iside, la dea dalla carnagione scura che un tempo andò raminga in giro per la terra d’Egitto alla ricerca degli sparsi frammenti del corpo di Osiride, suo sposo, ucciso e fatto a pezzi dal suo malvagio fratello Seth. Nell’arte egizia la vediamo spesso che tiene in grembo il piccolo Horus, figlio suo e di Osiride. Ma questo simbolismo con il bambino ci riporta di nuovo alla Stefania, e dunque ci fermiamo qui e vi diamo appuntamento a domani, per approfondire quest’altra figura presepiale.

Lucilla Parlato

(La Zingara secondo Fulvio Forte, La Bottega del Centro Antico, Via S. Gregorio Armeno 26 – Foto Francesco Paolo Busco)

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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