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5 dicembre – la Stefania, la vergine nubile, madre di Santo Stefano, nato da una pietra

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Storia | 5 Dicembre 2018

Diffusissima sul presepe, per lo più in prossimità della grotta, la donna col bambino tra le braccia si presta ad una duplice lettura, da un lato leggendaria, dall’altro storico-sociale. Stefania, questo il suo nome – lo anticipavamo ieri, raccontando dell’altra figura della zingara, è anche prefiguratrice della fuga in Egitto. Stefania è infatti anche indicata come “zingara con bambino”.

La tradizione popolare narra, infatti, di una vergine chiamata Stefania che, saputo della nascita del Redentore, volle recarsi alla grotta ma gli angeli non permettevano alle donne non sposate di recarsi a visitare la Madonna: i tabù religiosi del popolo ebraico, infatti,  vietavano alle zitelle di accostarsi alle partorienti ed alle puerpere e quindi lei viene ripetutamente “respinta dagli angeli”.

Stefania, però, non si arrese: prese una pietra, l’avvolse nelle fasce come se si trattasse di un bambino e, ingannando gli angeli, riuscì a raggiungere la grotta.

Miracolosamente, la pietra starnuti e si trasformò in un bambino che ebbe nome Stefano e così, da allora, il 26 dicembre, si celebra la festa di Santo Stefano, che poi fu il primo martire cristiano del 1° secolo, diacono della comunità apostolica di Gerusalemme, lapidato per aver rimproverato ai giudici di aver fatto uccidere Cristo.

Questa leggenda della Stefania, vergine e sterile, viene riportata così un po’ da tutte le nostre fonti, a cominciare da Roberto De Simone ne “Il presepe popolare napoletano”. Anche se secondo Claudio Canzanella  (in “Razzullo e la Sibilla –  Il presepe dalle radici pagane della Sacra rappresentazione) ci sarebbe un’altra leggenda legata a Stefania, che era sì una donna sterile che con lo stratagemma della pietra riuscì ad entrare nella grotta, ma in questo caso nessuno starnuto. Maria, secondo quest’altra leggenda, vedendo Stefania, infatti, le sorrise predicendole che il giorno seguente avrebbe avuto un figlio, come poi accadde.

Lucilla Parlato

 

(Nella foto di Francesco Paolo Busco, Stefania secondo Ugo Esposito, Il Mondo Dei Pastori, via San Gregorio Armeno 46 – Napoli)

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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