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6 dicembre – Il monaco, che simboleggia unione tra sacro e profano

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Storia | 6 Dicembre 2018

Simbolo di unione tra sacro e profano il monaco è figura beffarda dispettosa e burlona come il destino, ma può portare anche gioia, fortuna e serenità. Per cercare di entrare nelle sue “grazie”, lo si colloca nel presepe presso la capanna.

“’O munaciello: a chi arricchisce e a chi appezzentisce (manda in miseria)”. Il Munaciello è “uno spirito spesso demoniaco ma anche benigno protagonista di leggende e storie napoletane che rivivono ancora oggi nelle paure dei napoletani più tradizionalisti. Si narra che il munaciello una volta infestata la casa regala i numeri da giocare al lotto a patto che si mantenga il segreto. Molto spesso fa solo dispetti o addirittura porta la gente alla follia e pesino alla morte”. In questo tipo di descrizione il munaciello, racconta Luca Zolli nel suo saggio sul presepe, assomiglia agli incubi di certa tradizione cristiana descritti anche nella De Civitate Dei XXIII,23 da Sant’Agostino d’Ippona : “Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l’aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l’accoppiamento con loro”. Verso gli uomini si mostra talvolta violento, percuotendoli, mentre verso le donne la violenza è a sfondo sessuale. Alcune rappresentazioni presepiali possono essere anche estremamente volgari: sotto la tunica al munaciello è dotato di un attributo maschile sproporzionato. Il munaciello ha delle sembianze che lo fanno rassomigliare più ad un fauno e, per certi versi, è paragonabile ai Jinn della tradizione ebraica ed islamica. Come questi ha anche il potere di rendere incredibilmente ricchi. Secondo Matilde Serao, che ne scrisse in Leggende napoletane, il munaciello fu invece un uomo realmente esistito nato da una relazione segreta che, analogamente ala storia di Lisabetta da Messina, portò all’uccisione di lui e alla segregazione di lei, che mise al mondo un bambino deforme, deformità che avrebbe poi nascosto con l’abito religioso. E’ descritto anche nella canzone del 1891, ‘O Munaciello di Roberto Bracco e rappresentato in Nu munaciello dint’a casa ‘e Pullecenella (Un munaciello a casa di Pulcinella, 1901) di Antonio Petito , da Eduardo De Filippo in Questi fantasmi! Nelle leggende napoletane questo personaggio è anche messo in relazione con i pozzi, che addirittura amministrerebbe e talvolta avvelenerebbe. Personaggi, non sempre presenti, che appaiono a questo livello della rappresentazione assieme al monaco, sono i monacelli, posti spesso sul ponte e che rappresentano i 12 mesi dell’anno che passano: hanno il pollice di una mano rivolto verso l’alto e questo pollice è luminoso o incandescente (ve ne abbiamo parlato anche dal vivo per la rappresentazione fatta nel centro storico nelle scorse settimane grazie all’Associazione Fontevecchia, di Pescara, e a “I Sedili di Napoli”).

Per Claudio Canzanella, in Razzullo e la Sibilla – il presepe alle radici pagane della Sacra Rappresentazione, il monaco ubriaco, con un piccolo fiasco di vino in mano, nella rappresentazione cristiana, nel presepe napoletano potrebbe rappresentare invece la Chiesa che celebra l’eucarestia attraverso il vino e il pane. “Tuttavia – aggiunge – nella tradizione popolare il Monaco ubriaco è una figura demoniaca, contrapposta alla nascita divina. In tal senso egli rappresenta la degenerazione dell’umanità e la corruzione temporale della Chiesa che si è lasciata sedurre dai vizi, dai beni materiali e dagli allettamenti meramenti umani. Altro personaggio del mondo demoniaco era la Monaca, ora scomparsa dal presepe. Tale personahggio era rappresentato con un pugnale conficcato nel petto e con una bisaccia a tracolla, all’interno della quale si vedeva la testa di un giovane”.

Anche per De Simone la figura del monaco sottintende ambigue connotazioni sessuali, come deduciamo dal tessuto favolistico della tradizione. Quel che è sicuro e mette d’accordo tutti è che il Monaco, nel presepe napoletano, è un elemento dissacrante, che rappresenta l’unione tra il sacro e il profano.

Lucilla Parlato

(nella foto di Francesco Paolo Busco il Monaco visto dai Fratelli Capuano San Gregorio Armeno 28, Napoli)

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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