lunedì 19 aprile 2021
Logo Identità Insorgenti

Caso Astrazeneca, perché si può riprendere a vaccinare

astrazeneca vaccino
Sanità | 23 Marzo 2021

Nell’ultima settimana, vari governi europei hanno sospeso temporaneamente il vaccino di AstraZeneca, per via di alcune sospette morti per trombosi. Perciò, abbiamo deciso di fare un brevissimo update successivo alla riammissione sul mercato (decisa dall’EMA) del vaccino di AstraZeneca, in modo da completare il discorso iniziato nel nostro precedente articolo. Identità Insorgenti si pone l’obiettivo di aiutare a comprendere le notizie contrastanti di questi giorni, e le decisioni conseguenti, con i numeri e i fatti.

I fatti prima della decisione dell’EMA

AstraZeneca era stato bloccato perché si sono verificati presunti casi di trombosi entro 3 settimane dalla somministrazione e l’EMA si era presa tempo fino a giovedì 18/03/2021 per prendere una decisione.

Per quella data, gli esperti UE hanno preso visione di 30 casi segnalati in Europa su 5 milioni di dosi somministrate. Inoltre hanno chiesto e analizzato i dati del Regno Unito, dove il preparato di AstraZeneca è stato somministrato a 11 milioni di persone.

Infine, hanno studiato alcune trombosi registrate nel resto del mondo, 250 su 17 milioni di dosi iniettate (mentre nella popolazione generale il rischio di trombosi è di  circa 1 su 1.000 / anno, con maggiore rischio negli anziani).

La Germania, nel contempo, aveva fatto retromarcia rispetto alla decisione di continuare a somministrare il vaccino di AstraZeneca perché aveva rilevato 7 casi (su poco meno di 2 milioni di somministrazioni) di una forma particolare di trombosi, ossia la trombosi del seno venoso cerebrale unita ad un basso numero di piastrine (citopenia). Nella popolazione generale però  il rischio di questa particolare trombosi è di  circa 5 su 1.000.000 / anno e colpisce prevalentemente i giovani e le donne.

AstraZeneca: cos’ha deciso l’EMA e  quali sono le ragioni

L’EMA ha dato nuovamente il via libera al vaccino AstraZeneca il 18 marzo, in quanto la probabilità di trombosi (data età, periodo di osservazione, etc.) NON è maggiore di quello che accadrebbe per puro caso. Dunque, non c’è un nesso causale. 250 / 17M in 3 settimane = 0.25 su 1000 / anno (quindi 4 volte meno di quanto sarebbe considerato un caso). Ciò, come detto precedentemente, fa il paio con il possibile effetto benefico del vaccino contro le trombosi, per le quali aumenta il rischio in caso di infezione da SARS-CoV-2.

In Germania, tuttavia, i casi di trombosi del seno venoso del cervello sono (di poco) statisticamente rilevanti in un periodo così limitato. Comunque, anche qui non è stato trovato un nesso causale, e i casi sono clamorosamente rari.

A tal proposito, il ministro della Salute tedesco, Spahn, ha subito veementi critiche per essere stato il maggior fautore della temporanea sospensione del vaccino.

Molto probabilmente si aggiornerà il foglietto illustrativo e si vedrà se è possibile una profilassi, anamnesi o monitoraggio per ridurre ulteriormente l’evenienza di casi sospetti.

Un esempio pertinente, nella popolazione non vaccinata, riguardante la gestione dei rischi di trombosi, è quello della pillola contraccettiva. Questo medicamento aumenta il rischio di trombosi del seno venoso di 8 volte e la gravidanza aumenta il rischio di 3 volte. Tuttavia, essendo a conoscenza di questa improbabilissima, ma non impossibile, complicazione, il monitoraggio è più attento e si scongiura, nel 99 % dei casi, un evento di grave entità.

In conclusione

I casi di agitazione collettiva hanno colpito, già in passato, le campagne di vaccinazione. Questo provoca più problemi che vantaggi, e si dovrebbe porre maggiore attenzione alla comunicazione.

Sarebbe poi molto interessante capire che cos’è successo in Germania. In ogni caso, secondo l’EMA, anche dopo quest’ultima revisione  il rapporto benefici/rischi in ogni caso risulta clamorosamente a favore del vaccino.

A completare le considerazioni finali, c’è la notizia recentissima dei trials americani di AstraZeneca. Essi hanno fornito una prova d’efficacia del 79 % nel prevenire l’infezione da SARS-CoV-2, e un 100 % di efficacia nel prevenire forme gravi. I dati sono parziali, un’analisi ad interim è stata fatta il 17 febbraio e verrà completata tra pochissimo. Ma queste sperimentazioni cliniche hanno anche ribadito la sicurezza del preparato vaccinale. Tuttavia, ad una sola settimana di distanza dalla sospensione temporanea decisa dall’EMA, vari sondaggi registrano il crollo della fiducia degli europei nei confronti del farmaco della casa anglo-svedese.

E questo è, purtroppo, un brutto segnale per la campagna di vaccinazione e un rallentamento evitabile per l’uscita dell’Europa dall’incubo Covid.

Aniello Napolano – Alfonso Martinisi

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 23 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 26 Marzo 2021

Articoli correlati

Sanità | 9 Aprile 2021

Vaccinazioni: 500 farmacie tra Napoli e provincia pronte a somministrarli

Sanità | 12 Marzo 2021

Il caso di AstraZeneca, tra dubbi ed esagerazioni

Sanità | 11 Marzo 2021

Covid-19, il vaccino Johnson&Johnson è stato approvato dall’Ema