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Altri 40 cadaveri ripescati nel Nilo. Si teme per il ritorno dei Janjaweed

Altri Sud, Attualità, Battaglie, Diritti e sociale, Emigrazione, Europa, Indipendentismi, Senza categoria | 6 Giugno 2019

In soli tre giorni il Governo militare è passato dalla fase della repressione armata ad un vero e proprio genocidio. La BBC ha citato fonti mediche secondo cui questa mattina oltre 40 cadaveri sono stati ripescati nel Nilo, scene apocalittiche che rimandano la memoria agli orrori avvenuti nel vicino Darfour.

Il ritorno dei Janjaweed

Secondo l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento dietro gli omicidi ci sarebbero gli Janjaweed, miliziani filogovernativi, noti per i crimini commessi nella guerra civile del Darfur per conto dell’ex-dittatore Omar Al-Bashir.

I paramilitari avrebbero ucciso i civili per poi buttarli nel fiume appesantiti da pietre e metalli pesanti. Il timore è che le persone inghiottite dal fiume siano molte di più.

“Abbiamo raggiunto il punto in cui non possiamo nemmeno mettere piede fuori di casa per paura di essere pestati o uccisi a fucilate dalle forze di sicurezza”, ha dichiarato un abitante di Khartoum citato dalla BBC.

Da questa mattina, dopo i tristi fatti del Nilo, il governo ha interrotto l’accesso ad internet nel paese, impedendo ai manifestanti di comunicare con il mondo esterno e condividere le prove della violenza.

Le menzogne del GMT e il grido di aiuto all’Occidente

Intanto la Giunta Militare di transizione (GMT), che si delinea sempre più come l’appendice del regime che ha governato il Sudan per 30 anni, ha respinto ogni accusa di genocidio dichiarando di voler “far luce sugli omicidi”, per prendere tempo verso una comunità internazionale sempre più attenta all’escalation di violenza del paese.

In un comunicato, la Sudan Professionals Association (SPA), un ente che ha guidato le proteste contro l’ex leader Omar al-Bashir, ha invitato tutti i paesi e le organizzazioni internazionali a smettere di trattare con il GMT. Hanno inoltre invitato la comunità internazionale a iniziare a esaminare “le continue violazioni e crimini commessi in tutte le città e a fermarlo immediatamente”.

I riferimenti della SPA sono alla Lega Araba ma specialmente alla Russia e alla Cina rei di aver condotto il Consiglio ONU sul Sudan verso un “nulla di fatto”, rifiutandosi di procedere valutando i massacri come mere “questioni interne al Sudan”

Intanto l’ONU ha allontanato tutto il personale “non critico” dal paese.

L’attivista sudanese Dimah Mahmoud, ha pubblicato una dichiarazione in cui si mostra, in lacrime, a margine di un servizio dell’university of British Columbia in cui sono stati trasmessi i pochi video degli orrori avvenuti poche ore fa sul Nilo:

“farò tutto quello che è in mio potere per attivare gli elementi di umanità in ognuno di noi. Io credo che l’umanità sia ancora viva quindi vi sto chiedendo di essere testimoni dei massacri nella nostra terra. Svegliati mondo! Rompi il silenzio. Adesso!”

È dovere di tutti adesso più che mai rompere il silenzio e mostrarci vicini al popolo sudanese.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 6 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Giugno 2019

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