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CAPODIMONTE

Bellenger e l’ossessione (giustissima) per gli autobus che portano al museo

Attualità | 21 Gennaio 2020

168/604/C63. Sono le tre linee dell’Anm (la fonte è il sito della società di trasporti partenopea) che dal centro storico di Napoli arrivano al tondo di Capodimonte. Certo non direttamente al Museo ma vicinissimi. Ma ovviamente, considerate le condizioni dei nostri trasporti pubblici, non sufficienti per portare flussi turistici al Bosco e al Museo.

Appena insediato Sylvain Bellenger subito lanciò l’allarme sulle difficoltà per turisti e napoletani di raggiungere il Museo, di cui da qualche mese è stato confermato direttore per il secondo mandato.

Si fece avanti, allora, una società privata che opera in tutta Europa, la City Sightseeing che su Napoli già lavorava da un pezzo, sia con autobus che offrono un grand tour interno che con corse che arrivano a Pompei e Ercolano.

Era l’aprile 2016, sei mesi dopo il suo insedimento. E con grande strombazzamento in quei giorni ci fu la prima corsa dimostrativa per i giornalisti con stazionamento nel verde del bosco (c’era anche l’allora assessore alla Cultura e Turismo, Nino Daniele).

“Non è un’iniziativa importante per il trasporto, ma anche per la visibilità – spiegò allora Bellenger – Capodimonte non è visibile, non c’è promozione di Capodimonte, i cittadini di Napoli la conoscono poco. E la navetta è anche uno strumento di promozione”.

Da allora tutti i giorni, tranne quello di chiusura del Museo, il mercoledì, la navetta parte regolarmente da piazza Trieste e Trento ogni 50 minuti, dalle 9 alle 18. In giorni meno “affollati” di turisti però non sempre è piena, tant’è che la società che offre il servizio ha messo da tempo anche un biglietto ridotto a 2 euro per i napoletani che volessero usufruirne come mezzo di trasporto.

Nell’ottobre scorso Bellenger aveva ribadito l’ennesima volta con un comunicato, durante la presentazione di “Accogliere ad arte”, dove non era potuto intervenire, le sue problematiche e i suoi disagi rispetto ai servizi offerti dall’amministrazione.  «Il primo problema è la segnaletica. Capodimonte resta invisibile nella città ed è incomprensibile che la più grande pinacoteca del Sud Italia, nonché il più grande museo della Campania e della città di Napoli, sia totalmente ignorato della segnaletica stradale. L’unica esistente, all’uscita della tangenziale di Capodimonte, è una freccia rivolta verso via Santa Teresa degli Scalzi e non c’è l’indicazione alla rotonda che dice che occorre fare inversione a “ u”. Così si mandano i turisti in un viaggio senza ritorno in direzione opposta. Allo stesso modo, venendo da via Santa Teresa, non è indicato l’approssimarsi del museo» . In quell’occasione  aveva anche lamentato l’inesistenza di un portale web unico di promozione turistica della città di Napoli. E aveva rivelato l’assurdo: «Mi sono recato personalmente agli infopoint turistici in città, marcando il mio accento francese e fingendomi turista, e ho chiesto come arrivare a Capodimonte. Ogni volta venivo scoraggiato con risposte del tipo “è lontano… ci vuole tempo per arrivarci”. Nessuno mi ha mai indicato come mezzo di trasporto lo Shuttle della CitySighseeing che parte dal San Carlo ogni ora e che esiste da 4 anni: un servizio che funziona benissimo e che garantisce orari certi di partenza e arrivo, nonché comfort e sicurezza ai viaggiatori»  aveva raccontato.

Questo, per riassumervi i precedenti: quello dei trasporti, per il direttore di Capodimonte, è da sempre un corretto e giusto “pallino”. Una sua atavica battaglia. Non capiamo, dunque, per qualche motivo su molte bacheche social di protagonisti del mondo della cultura napoletana si accusi Bellenger di “sputtanapoli” perché sulla Stampa di Torino qualche giorno fa, si raccontava che durante un evento sullo Sviluppo Sostenibile organizzato da Intesa Sanpaolo (proprietaria del bellissimo Museo di palazzo Zevallos tra le altre cose) il direttore ha ribadito il concetto della scarsità di collegamenti tra centro città e museo.

«Non abbiamo neanche un bus che porti i turisti dal centro di Napoli al Museo di Capodimonte. Sono quattro anni che lo chiedo al sindaco, ma mi risponde che esiste già e in effetti sulla carta c’è, ma a Napoli lo chiamano “l’invisibile” perché non si vede mai e comunque non basterebbe» ha detto Bellenger in questo incontro. Parole ribadite e ripetute negli anni… dove sarebbe lo scandalo?

Piuttosto dovremmo gioire del fatto che l’ad di Intesa, Carlo Messina, ha promesso di regalare 5 autobus a Capodimonte (o a Napoli, non è ben chiaro) che potrebbero collegare ulteriormente Palazzo Zevallos (anzi l’ex Banco di Napoli, perché è lì che si stanno trasferendo le collezioni, dal momento che Zevallos dovrebbe presto ospitare la sede meridionale della Normale di Pisa).

Un servizio che costerebbe un milione a Banca Intesa, con tanto di sponsorizzazione delle Gallerie d’Italia. Se si  realizzerà davvero non c’è che da appludire. Anche Bellenger. Contestabile forse per altre cose, ma non certo per questa sua battaglia giustissima…

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 21 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Gennaio 2020

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