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CAPRI RIPARTE

Riaperte la Grotta Azzurra e Villa Jovis

Beni Culturali | 2 Luglio 2020

Ha riaperto la Grotta Azzurra a Capri, segno inequivocabile della ripartenza turistica dell’isola. L’ingresso alla grotta può avvenire soltanto con piccole barche a remi ed è contingentato: 20 persone ogni 30 minuti. Obbligatoria, dunque, la prenotazione on line.La grotta più famosa dell’isola, con una apertura parzialmente sommersa dal mare. piscina privata degli imperatori romani (in particolare Tiberio, che pare si fosse fatto costruire un passaggio tra la sua villa e la grotta) divenne conosciuta a partire dal 1826, quando fu visitata dall’artista tedesco August Kopisch su indicazione di Angelo Ferraro, un pescatore del luogo.

A seconda del livello del mare le guide sulle barche a remi chiedono ai turisti di chinarsi in corrispondenza dell’imboccatura: le stesse guide parlando e cantando mettono in evidenza echi e sonorità del sito.


La caratteristica migliore della Grotta Azzurra è tuttavia il particolare gioco dei colori creato dalla luce esterna che penetra attraverso la sua parte sommersa, che può variare nelle diverse ore del giorno e col mutare delle condizioni atmosferiche. Adesso, a parte la prenotazione obbligatoria, tutti i visitatori verranno sottoposti alla rilevazione della temperatura corporea e bisognerà accedere obblicatoriamente  nella Grotta con la mascherina.

E a proposito di Tiberio, ha riaperto anche Villa Jovis: l’imperatore era uno che sapeva godersi la vita, se ne fuggì dalla chiassosa e caotica Roma e se ne venne qui a Capri per dedicarsi all’ozio contemplativo.

A Capri Tiberio aveva ben 12 ville, ma la principale era proprio Villa Jovis, costruita nel I sec. d.C. sull’estremo promontorio est dell’Isola. Estesa su un’area di circa 7.000 metri quadri domina l’intero promontorio di Monte Tiberio e la conca che scende verso Cesina. La vista che si può godere dal lato nord abbraccia buona parte del Golfo di Napoli, spaziando dall’Isola di Ischia fino a Punta Campanella, mentre il lato sud affaccia sul centro di Capri.

Le sue caratteristiche architettoniche ricordano quelle delle classiche ville del periodo romano, ma anche quelle di una piccola fortezza. Al centro si trovavano le cisterne per la raccolta delle acque piovane, risorsa fondamentale su un’isola priva di fonti naturali, usate sia come acqua potabile che come riserva destinata alle terme che si articolavano nei classici ambienti del apodyterium, frigidarium, tepidarum e calidarium.

Sul versante ovest della villa trovava posto il quartiere servile e a nord l’alloggio dell’imperatore e dei suoi collaboratori più fidati, come l’astrologo Trasillo. Il versante est, invece, era occupato dalla sala del trono.

L’antico faro utilizzato per le segnalazioni con la terraferma e le osservazioni astronomiche è crollato a causa di un terremoto pochi giorni dopo la morte di Tiberio.
Scoperta nel XVIII secolo durante il dominio di Carlo di Borbone, Villa Jovis è ben conservata anche se numerosi reperti sono andati persi. Altri, invece, sono conservati nelle sale del Museo Archeologico di Napoli e nella Chiesa di Santo Stefano a Capri. Alcuni elementi delle paste vitree di colore rosso ed azzurro sono state utilizzate per la mitria e la collana di San Costanzo, il patrono dell’Isola di Capri.

Solo nel 1932 fu messo in atto un lavoro di recupero capace di valorizzare realmente le rovine di Villa Jovis. L’opera di restauro fu diretta dall’archeologo Amadeo Maiuri, all’epoca Soprintendente alle Antichità della Campania e Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e permisero di liberare il sito dalle macerie che si erano accumulate nel corso degli anni. Oggi l’ultimo tratto di strada che permette di raggiungere Villa Jovis è dedicato proprio all’archeologo napoletano che ha permesso di riportare alla luce una delle principali dimore di Tiberio a Capri.

Da ieri è tornata accessibile al pubblico.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 2 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Luglio 2020

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