venerdì 19 luglio 2019
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CAROLA RACKETE

Libera la capitana della Sea Watch. I teologi napoletani si schierano in sua difesa

Attualità | 3 Luglio 2019

Trenta teologi, docenti della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, hanno scelto di alzare la voce con una lettera indirizzata al presidente Mattarella. Le ultime vicende legate, in particolare, all’arresto del comandante della Sea Watch, Carola Rakete – che oggi è stata rilasciata hanno senza dubbio agitato l’opinione pubblica e smosso le coscienze.

Il gip di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch, Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una discriminante legata all’avere agito «all’adempimento di un dovere», quello di salvare vite umane in mare. Viene dunque meno la misura degli arresti domiciliari deciso dalla procura che aveva chiesto la convalida della misura restrittiva e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Il gip sottolinea anche che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale, ma obbligatoria perché i porti dell Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri.

La propaganda del ministro Salvini, però, continua a seminare spaccature e a generare odio. Anche il mondo cattolico si scopre diviso: quel rosario sbandierato in piazza Duomo, a Milano, durante un comizio elettorale, ha sortito degli effetti assai contrastanti. Da un lato c’è chi sostiene il legista illudendosi che, dietro le sue azioni si celi il desiderio di difesa dei principi del cristianesimo. Dall’altro, invece, c’è chi continua a sostenere che alcune forme d’intervento rappresentino la negazione dei valori proposti da un vangelo utilizzato in maniera strumentale.

“Condividiamo le scelte compiute da Carola Rackete”

La punta di diamante del mondo cattolico composta dai docenti dell’università teologica tra le più prestigiose d’Italia, che ha salutato l’arrivo del Papa per un convegno, lo scorso 21 giugno, mette nero su bianco la propria posizione.

Nella missiva indirizzata al Presidente della Repubblica, i teologi manifestano “totale condivisione con le scelte compiute da Carola Rackete – comandante della piccola nave Sea Watch – sia per aver salvato la vita a dei naufraghi nel Mediterraneo sia per aver deciso, dopo 17 giorni di vana attesa, di farli sbarcare in Italia dopo le lunghissime sofferenze patite nei loro viaggi precedenti e in una nazione in guerra come la Libia“.

In questo contesto, i docenti riferiscono la difficoltà di svolgere il proprio servizio di insegnamento della Teologia all’interno di un contesto fomentato da odio e divisioni.

Non possiamo insegnare teologia rimanendo indifferenti alla progressiva crescita di paura, di terrore, di sospetti, di accuse, di minacce, di incitamento alla violenza e all’odio” – si legge ancora nel testo – “E proprio perché rifiutiamo la paura vogliamo fino in fondo svolgere il nostro ruolo di insegnanti e ci associamo a quanto ha scelto di fare la comandante Rackete, perché il primato della coscienza e dell’umanità resterà sempre superiore a tutte le leggi umane, soprattutto quelle leggi che fomentano paure e aprono la strada alle persecuzioni”.

“Desideriamo essere indagati e processati anche noi per apologia di reato”

Il sostegno alla Comandante Rackete si manifesta anche attraverso un gesto concreto di autodenuncia. I firmatari si associano al gesto di disobbedienza civile e si dichiarano colpevoli di apologia di reato.

Questo clima non potrà non avere conseguenze gravissime nella formazione di un comune sentire degli italiani, soprattutto dei più giovani nei cui confronti abbiamo il dovere di dire la verità, di promuovere il dialogo e l’accoglienza, di mostrare il bene della nonviolenza e non favorire e sostenere la mistificazione e l’intolleranza che sfociano inevitabilmente nell’odio.

Per questi motivi, signor Presidente, non lasceremo sola la comandante Rackete che con la sua disobbedienza civile ha dimostrato una passione per l’umanità esemplare e associandoci alla comandante attendiamo di essere anche noi processati“.

Una presa di posizione forte, in netto contrasto con le scelte di governo e, in particolare, con le azioni e le dichiarazioni del Ministro dell’Interno il quale, sul tema delle migrazioni, continua a fondare la sua opera di comunicazione e propaganda.

Don Salvatore Purcaro: “Inutile lavorare per la pace se l’opinione pubblica è impregnata di odio”

Don Salvatore, tra i promotori della lettera inviata al Presidente Mattarella, è parroco di Brusciano e docente di Teologia Morale presso la Pontificia Facoltà Teologia dell’Italia Meridionale.

Già nei giorni scorsi aveva condiviso un duro commento sulla vicenda legata a Carola Rackete e alle 42 persone che, in quel momento, erano appena sbarcate a Lampedusa: “Una ragazza, che per salvare 42 vite infrange la legge è “illegale” e deve andare in prigione, ma rimane onesta perché pagando di persona obbedisce alla coscienza e non lo fa per un privilegio personale.

Un politico, che per salvare 49 milioni di euro, evoca la legge sul finanziamento pubblico ai partiti è “legale” ma non rimane onesto perché sa che quei fondi sono stati usati per pagare altre spese”.

Oggi, in un’intervista rilasciata alla nostra testata, ci racconta le motivazioni che hanno spinto i docenti a scrivere al presidente Mattarella.

La teologia non può prescindere dalla storia” – afferma il sacerdote – “Essa, infatti, si interroga non tanto sulla natura di Dio o sui fenomeni sociologici che caratterizzano la società, ma indaga il rapporto che sussiste tra Dio e il contesto storico e culturale.

Come docenti avvertiamo la necessità di contribuire alla formazione e alla cura dell’opinione pubblica, perché, come ci ricorda la Gaudium et Spes, è inutile che i Capi di Stato si adoperino con tenacia a costruire la pace, finché sentimenti di ostilità, di disprezzo e di diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini, ponendoli gli uni contro gli altri“.

Don Salvatore tiene anche a precisare che sarebbe un errore interpretare la missiva come un attacco a Salvini. Il segretario della Lega, aggiunge il sacerdote, “da uomo politico intercetta ed esprime quello che appare come un sentire collettivo. I canali che lui utilizza, i social, i comizi e anche la religione, gli sono necessari per diffondere e rafforzare quei messaggi che già covano all’interno dell’opinione pubblica. Egli diventa solo il volto e il nome che diamo a emozioni e idee già largamente diffuse.

In questo senso, come ci ha ricordato il Papa durante la visita presso la nostra Facoltà, intendiamo continuare a fare Teologia tenendo presente il contesto che ci circonda e la storia che abitiamo. A partire da questa certezza, continueremo ad inserirci nel dibattito pubblico, non per plagiare o veicolare gli interlocutori, ma per aiutare a fare emergere quelle positività che già esistono“.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 3 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Luglio 2019

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