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CASAL DI PRINCIPE

Nuova Cucina Organizzata chiude i battenti: abbandonato dallo Stato l’ultimo presidio contro la camorra

Battaglie | 23 Dicembre 2019

L’atavico e tremendo corto circuito tra quello che a parole si riesce a professare e quanto, invece, con i fatti non si è in grado di dimostrare finisce sempre per danneggiare i più deboli.

Chi mai si sentirebbe di non sostenere pubblicamente  la meravigliosa opera di riutilizzo dei beni confiscati? E chi, ancora, non si opporrebbe se, a Casal di Principe, per esempio, si rischiasse di indebolire l’opera di quelle organizzazioni che da anni presidiano il territorio contro la camorra?

Ecco, l’ennesima dimostrazione che le chiacchiere stanno veramente a zero arriva dalla decisione della Nuova Cucina Organizzata di chiudere i battenti, per sempre. E se la notizia non vi provoca un misto di profondo rammarico e incontenibile rabbia, vuol dire che o non conoscete la NCO, oppure vi siete accomodati dalla parte sbagliata della barricata.

La Nuova Cucina Organizzata, un laboratorio innovativo

La Nuova Cucina Organizzata si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

L’acronimo nasce, come segno di sfida, dalla storica organizzazione di Raffaele Cutolo, Nuova Camorra Organizzata, che negli anni ’80 aveva assediato i nostri territori per usurparne la ricchezza e distruggere l’enorme potenziale di bellezza. Oggi, invece, la NCO racconta una realtà di bene che è capace di organizzarsi per restituire diritti, dignità e reddito a partire dai cittadini più deboli.

Una morte annunciata

Un bene prezioso per la nostra terra, frutto di anni di impegno, di lavoro costante e del desiderio di tornare a occupare il territorio con una rinnovata consapevolezza. Il riscatto delle persone svantaggiate, come hanno più volte ribadito i soci della NCO, non può realizzarsi se non si lavora anche per il riscatto del territorio che insieme abitiamo.

Una realtà che bisognava a tutti i costi proteggere, a partire dall’impegno di tutti i rappresentati delle istituzioni che, negli anni, hanno saputo utilizzare i beni confiscati (e le cooperative sociali come Agropoli che gestisce il bene confiscato dove è nata la NCO) quale palcoscenico per proclamare, a parole appunto, il pieno sostegno a tutti coloro che in terra di camorra hanno scelto di rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera, a vantaggio del bene comune.

Una realtà che, adesso, invece, si vede costretta a dover battere in ritirata e a lasciare un pericoloso spazio vuoto.
Nel comunicato condiviso dalla cooperativa si specifica come i ritardi nei pagamenti delle prestazioni socio/sanitarie sos tenuti dai Budget di Salute, quindi LEA socio/sanitari obbligatori per legge, sono diventati non più “sostenibili” e rappresentino la vera causa del collasso.

Il balletto del rimpallo delle responsabilità non ha senso – si legge ancora nel comunicato – soprattutto perché non fornisce soluzioni, non indica percorsi, ma anzi si cerca solo di scaricare su altri le proprie responsabilità.

Non si può consentire di liquidare la questione con un generico richiamo al dovere, “rinnovando il sollecito” ai Comuni morosi e al chiarimento alla Regione Campania, l’ASL e una “blanda richiesta”.

Di fronte a questa irresponsabile, caotica e drammatica gestione della prospettiva del settore, il management della Cooperativa non può fare altro che ridimensionare, a malincuore, le proprie attività imprenditoriali operando l’immediata chiusura, a partire dal 07.01.2020, del ristorante pizzeria sociale “Nuova Cucina Organizzata” ubicata, come tutti sanno, a Casal di Principe, su un bene confiscato e procedere, poi, progressivamente, alla chiusura totale di tutte le altre attività“.

L’appello al Presidente della Repubblica

Non è la prima volta che siamo costretti a dover raccontare storie simili a questa. Sembrerebbe che lo Stato non sappia fare scudo, non sia capace di sostenere concretamente l’opera dei cittadini che si adoperano anche per sopperire alle mancanze delle istituzioni.

Solo qualche settimana fa abbiamo riportato il grido di protesta di Ciro Corona il quale, da Scampia, denunciava un vero e proprio sfratto delle associazioni dal quartiere napoletano.

Adesso, anche a Casal di Principe, si rischia di assistere allo stesso copione con il triste e annunciato epilogo di un nuovo sipario pronto a chiudersi su un’altra realtà di resistenza.

Per anni ci hanno etichettato come territorio omertoso e poco coraggioso – affermano con amarezza i soci della NCO – ma tutto quanto sta accadendo testimonia che il coraggio non è affatto mancato. Chi, invece, è venuto meno è proprio lo Stato (per nostra natura “odiamo gli indifferenti”).

E per non rendere vano questo nostro sacrificio, ci appelliamo al Presidente della Repubblica perché chi ha le dovute responsabilità almeno possa pagare”

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 23 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 23 Dicembre 2019

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