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CASERTA

Il neo direttore Maffei: la mia Reggia, trampolino per il territorio

Beni Culturali | 26 Luglio 2019

Direttore e non direttrice, è così che preferisce farsi chiamare Tiziana Maffei, anche Presidente ICOM Italia, che comunque ad ogni appellativo preferisce quello di architetto ma con la “A” maiuscola, dice lei. La Reggia di Caserta è un sogno che si avvera per chiunque eserciti la professione di architetto. Una Hollywood per chi da sempre ha studiato e insegnato questa disciplina. Si è presentata così alla conferenza stampa di ieri, in maniera compita e discreta, assolutamente non formale e con risposte schiette e dirette, senza troppi giri di parole. La sua non sarà una gestione “alla Felicori” che l’ha preceduta, ma “senza ansia da prestazione”, come ha tenuto ad affermare più volte.

Manutenzione, programmazione e sviluppo: la strategia triennale della Maffei

Manutenzione, programmazione e sviluppo saranno i tre punti cardini del suo mandato triennale. La manutenzione dovrà essere ordinaria con una continua attenzione all’enorme complesso vanvitelliano che necessita di cure costanti. La programmazione è fondamentale per porsi obiettivi a medio e lungo termine e lo sviluppo, infine, assolutamente sostenibile.

Pubblico – Privato: un binomio possibile ma solo nel rispetto del Palazzo Reale

La Reggia è innanzitutto un brand culturale, e i privati che vorranno proporre o collaborare a dei progetti dovranno aiutare questo sviluppo sostenibile rendendosi conto che saranno in primis loro a guadagnare da questo brand culturale e non il contrario: “la Reggia non è un contenitore vuoto, quel che viene sviluppato con un privato deve essere coerente con ciò che rappresenta il Palazzo Reale” – afferma, decisa, Tiziana Maffei.

Un museo di livello internazionale con dipendenti motivati

Non un manager ma un direttore museale – si autodefinisce la Maffei – che si è presentata con al suo fianco i membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del Collegio dei Revisori dei Conti, chiamando in causa anche il personale della Reggia ad essere protagonista del nuovo corso del Palazzo Reale, a cui ha chiesto di “contribuire a valorizzare la Reggia”. “Perché un museo di livello internazionale come la Reggia di Caserta non è solo il direttore ma anche i dipendenti, il CDA e il Comitato scientifico” – esordisce nel Vestibolo superiore (e non in “una stanza chiusa”) a fare da cornice alla sua presentazione alla stampa. Per i dipendenti dice: “Ciò che mi impegno a fare per loro è di rendere i luoghi di lavoro, dalle garitte agli uffici, più decorosi di come sono oggi”.

Il personale: l’autonomia gestionale non consente ai direttori di assumere

Ci saranno cambi anche all’organigramma del personale organizzato da Antonio Lampis nella sua direzione ad interim della Reggia, anche se la Maffei si riserva un approfondimento personale sui dati reali del Palazzo che lei stessa ha chiesto al Mibac. Una nota dolente riguarda proprio il personale in quanto l’autonomia dei musei è stata di certo un cambiamento epocale, come tiene a sottolineare il neo direttore, ma è “un’autonomia a metà” perché i direttori non possono assumere personale. “Un cambiamento è partito e ne siamo contenti, stiamo bene. Ma sappiamo che dovremo ancora lavorare per poter raggiungere le altre realtà europee”.

Gli ambulanti nel Palazzo: presidio permanente per garantire il decoro e la sicurezza

Il decoro del complesso, giardini e Palazzo, non passerà solo dalla manutenzione. Già a giugno scorso Tiziana Maffei si è rivolta alla prefettura per risolvere l’annoso problema degli ambulanti della Reggia, che spesso sono stati oggetto di pesanti critiche da parte dei visitatori e degli operatori del turismo. Un presidio costante, per ora, la soluzione adottata per controllare l’accesso al cosiddetto Cannocchiale. Il problema in ogni caso rimbalza al prefetto e al Comune di Caserta.

Maggiore attenzione alla qualità dei visitatori e non ai “numeri”

E i numeri, avranno la stessa importanza avuta nella precedente direzione della Reggia?
“Noi abbiamo dei numeri molto interessanti e bisogna far sì che questi vadano ad arricchire l’indotto del territorio circostante. Abbiamo avuto un calo fisiologico dei numeri, ora resta a noi con una seria programmazione riprendere questo filo. Ma è anche vero che bisogna fare un discorso serio sul pubblico e sulla tipologia di pubblici. Scegliere anche delle strategie per intercettare quei pubblici che fino ad oggi non sono stati intercettati. Tra l’altro mi preoccuperei più della qualità che dei numeri. Meno pubblico ma forse più rilancio di tutto il territorio.” – afferma la Maffei. Quindi una attenzione maggiore alla qualità e a ciò che in termini di sviluppo ricade sul territorio casertano. I visitatori devono essere un potenziale di sviluppo del territorio defluendo dal Palazzo a quest’ultimo.

La Reggia: punto di confine tra due amministrazioni comunali

La Reggia, da attrattore internazionale, deve interloquire con tutti gli attori del territorio e fare da traino per lo sviluppo. Deve confrontarsi con l’amministrazione comunale ma anche con i privati tenendo sempre presenti le linee programmatiche di quello che è sempre e comunque un istituto museale. “Quando sono arrivata a Caserta, pensavo che la Reggia fosse il cuore di questo territorio, non che rappresentasse un confine. Poi ho scoperto che divide ben due amministrazioni e quindi ciò significa interloquire con tutte e due le amministrazioni. Mi auguro che la Reggia possa diventare il collante con progetti di sviluppo territoriale in rete con amministrazioni diverse.”

Il Terzo piano della Reggia oggetto di un bando internazionale

Oggetto di un bando internazionale sarà il terzo piano, in passato destinato all’Aeronautica militare, “per trovare funzioni adeguate rispetto alle norme ed agli spazi”.

Terrae Motus: nuove idee per la collezione ma anche per la conservazione delle opere contemporanee

Mentre attenzione particolare sarà data alla collezione Terrae Motus tanto cara al Ministro Alberto Bonisoli.
“L’idea potrebbe essere quella di affidarla a un curatore e in ogni caso stiamo pensando a tutelare alcuni pezzi delle opere fatte di materiali che hanno bisogno di microclimi particolari” – continua il neo direttore, che pensa a un approccio diverso per quanto riguarda il restauro dell’arte contemporanea. In molti casi gli artisti sono ancora viventi e per questo tipo d’arte potrebbe essere una soluzione richiamarli a rimaneggiare un’opera da essi creata. Ad ogni modo resta il problema di dover attenzionare le opere contemporanee che necessitano di innovativi metodi di conservazione a causa dei materiali moderni che vengono utilizzati per realizzarle.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 26 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Luglio 2019

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