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CASO WHIRLPOOL

A Napoli crisi senza fine: nuovo stop e chiusura confermata a ottobre

Attualità, Lavoro | 31 Gennaio 2020

Il caso Whirlpool cala come un fendente inferto sui lavoratori e sul territorio, ritornando drammaticamente al centro delle cronache delle ultime ore. Dopo le vacue e ingombranti dichiarazioni, rilasciate nell’ormai lontano mese di ottobre, anno 2018, dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio – in cui torreggiava vittorioso asserendo che Whirlpool non avrebbe licenziato nessuno e che si riteneva in procinto di riportare produzione in Italia -, l’azienda statunitense riporta il gelo nella trattativa con una sentenza tanto pragmatica quanto angosciante, che appesantisce ulteriormente le spalle di un territorio martoriato dalla carenza di lavoro.

Il tavolo organizzato al Mise tra azienda e governo è servito solamente a prendere tempo, con l’azienda che conferma la volontà di chiudere lo stabilimento di Napoli. Lo stop alla produzione è dunque solo slittato, dal 31 marzo al 31 ottobre, dopo gli sterili tentativi del governo e le inefficienti strategie sindacali che non hanno smosso di un passo le decisioni della multinazionale americana.

Sciopero in tutte le sedi Whirlpool

I sindacati, dopo le tensioni che si sono sviluppate da parte dei lavoratori – giunti a una situazione estenuante che dura ormai da mesi – a seguito delle notizie che giungevano dal Mise, hanno proclamato uno sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti italiani della Whirlpool, oltre al blocco degli straordinari con presidi attivi. Altre 8 ore di sciopero sono in programmazione per una manifestazione di interesse nazionale a sostegno degli oltre 400 lavoratori napoletani in procinto di perdere il proprio lavoro.

La strategia del Governo

Intanto, l’unico piano cui il Governo sembra voler dare seguito, è d’intesa con Invitalia per la ricerca di un gruppo di investitori in grado di garantire un piano industriale tale da sostituire, di fatto, la Whirlpool. Un collocamento serio in linea con il territorio e con i lavoratori. Una strategia che, non fosse per la drammaticità della situazione, si potrebbe ridefinire come una non-strategia. La ricerca di investitori pronti in un territorio in cui l’economia stenta da troppo tempo a causa proprio dell’arretratezza di investimenti strutturali, e in cui proprio l’investimento non può fornire alcun tipo di garanzia, non rappresenta un piano sufficientemente credibile per i 420 lavoratori della Whirlpool. Un Governo può chiedere un programma aziendale efficiente ed efficace se non mette in condizione l’investitore e non garantisce servizi e strutture al territorio?

Tra l’attesa, snervante, di una soluzione che ripristini condizione e fiducia ai lavoratori, l’indotto Whirlpool è sempre più vicino alla chiusura. Quale che siano le decisioni, le strategie e le opinioni, sulla pelle di Napoli cresce una piaga che oggi, dopo l’incontro al Mise, ha una nuova data – il 31 ottobre 2020 – ma lo stesso tragico epilogo.

Gianluca Corradini

Un articolo di Gianluca Corradini pubblicato il 31 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Gennaio 2020
#lavoro   #Mise   #Whirlpool  

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