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Catalogna a maggioranza indipendentista dopo elezioni. In Italia il tema autonomie relegato alla Gelmini

Indipendentismi | 15 Febbraio 2021

È il Day After per gli indipendentisti catalani che, con una base totale di 76 seggi, lavorano alacremente per formare un governo separatista.
Domenica 14 febbraio i catalani si sono recati al voto, confermando ancora una volta la fiducia nei partiti separatisti e la volontà che si prosegua sulla linea delineata finora.

I separatisti catalani affermano la loro polarità

Nonostante il calo di affluenza rispetto al 2017 ed una piccola rimonta degli unitaristi, i separatisti hanno nuovamente affermato la loro polarità. Il partito socialista catalano ha quasi doppiato il numero di seggi vinti rispetto al 2017. I partiti indipendentisti si sono presentati divisi alle elezioni ma una loro eventuale unione porterebbe i separatisti ad avere la maggioranza assoluta in parlamento. Numeri dinanzi ai quali Madrid riceverebbe l’ennesimo scossone e che non possono essere ignorati.

Si lavora per un governo indipendentista

L’appello di Aragonès va proprio in questa direzione: trovino un punto d’incontro i movimenti indipendentisti e comincino a lavorare insieme per affermare al più presto la formazione di un governo promotore dell’autodeterminazione e che perori la causa dell’amnistia per i separatisti condannati.

Gli indipendentisti in Italia

In Italia, pur non avendo una tradizione separatista consolidata, esistono delle realtà locali che portano avanti istanze indipendentiste. Il separatismo siciliano, ad esempio, che oggi appare irrilevante e frammentato ma che aveva un ampio seguito -ed una storia di tutto rispetto- negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale. Poi Sardegna, Veneto, Sud Tirolo, Val d’Aosta, Friuli. Sentimenti separatisti anche nel Sud Italia che, a 160 anni esatti dalla guerra di annessione che mise fine al Regno delle due Sicilie, è ancora una colonia interna dell’Italia.

In Italia l’inadeguata Gelmini dovrà occuparsi di autonomie

Venti autonomisti e separatisti che, a parte le sceneggiate folkloristiche della Lega lombarda, non sono mai stati presi in seria considerazione dallo Stato italiano, la cui Costituzione, pur ammettendo e promuovendo le autonomie locali, non ammette alcuna possibilità di autonomie spinte come quella catalana e men che meno la nascita di nuovi Stati “costola” di quello italiano. Il tanto dibattuto articolo V, infatti, ci ricorda che :”La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento “.

Argomento importante e spinoso che, come dicevamo, meriterebbe ben altro trattamento a livello politico. Grande delusione, per chi segue le vicende autonomiste e separatiste europee, scoprire che anche il Governo Draghi si è adeguato ai suoi predecessori affidando, il 13 febbraio 2021, il Ministero per gli affari regionali e le autonomie a Mariastella Gelmini.

Un politico che ha già dato prova della sua estrema inadeguatezza come ministro dell’istruzione. Una persona razzista, antimeridionale, priva di ogni competenza per il ruolo che va a ricoprire. L’ennesimo schiaffo in faccia non solo agli autonomisti ma alla stessa Repubblica italiana che potrebbe trarre grossi benefici nel promuovere sane autonomie e che, invece, oltre al federalismo fiscale in salsa leghista, proprio non riesce ad andare.

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 15 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 15 Febbraio 2021

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