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CATANIA

In Sicilia la tradizione dei morti si celebra con “la notte di zucchero”

Sicilia | 31 Ottobre 2019

La “Notte di Zucchero – festa di morti, pupi e grattugie” è una manifestazione che, dall’anno scorso, si svolge a Palermo e a Catania, per celebrare la Festa dei Morti. Un’occasione per recuperare e tramandare le tradizioni legate a questo culto identitario – in cui i morti portano doni ai bambini – tipico della Sicilia, attraverso la condivisione di spazi creativi e non solo.

La manifestazione, luoghi e attività

Per il secondo anno consecutivo la Notte di Zucchero, nata da un’idea di Giusi Cataldo, organizzata a Catania da Kids Trip e patrocinata dal Comune di Catania e dall’Università di Catania, si terrà la mattina del 2 novembre, dalle 10 alle 13, nel centro storico di Catania, in Piazza Università. Molte le attività ludico-ricreative in programma che si snoderanno tra la piazza, il Teatro Machiavelli e il chiostro del palazzo centrale dell’Università. Attività che vedranno impegnati i bambini, ma anche gli adulti, nel segno del ricordo e del recupero di tradizioni legate al culto dei morti.

Un grande luna park versione “vintage” sarà montato all’interno della piazza, intorno ad essa si svolgeranno vari laboratori creativi, attività di lettura, fiabe e musica come “Cunti picciriddi”, a cura di Avventure Sonore, dedicato al maestro Andrea Camilleri, recentemente scomparso. Ci sarà la postazione con il trucco delle “Catrinas”, uno dei simboli rappresentativi della festa messicana. E poi, ancora spettacoli di giocoleria e realizzazione di albi sensoriali, uno spazio di raccolta di giocattoli, a favore della Caritas, e non mancherà, poi, il momento dolce, della degustazione delle rame di Napoli a cura della pasticceria Prestipino.

I laboratori creativi: De-costruire e Fiorisci

Tra le varie attività che terranno impegnati i bambini nel corso della mattina del 2 novembre abbiamo posto l’attenzione su due laboratori in particolare: “De-costruire” di Claudia Barone, ovvero La Giocattolaia (di cui questo giornale scrisse l’anno scorso) durante il quale i bambini costruiranno, con l’ausilio di utensili da lavoro, dei giocattoli di legno, e “Fiorisci” di Gabriella Trovato, illustratrice e pittrice, ispirato al Dia de Los Muertos, in cui i bambini realizzeranno con tecniche miste, dei teschi fioriti.

Due giovani donne catanesi che hanno fatto della loro passione – l’una la lavorazione del legno e l’altra la pittura e il disegno – la loro professione. Non senza ostacoli ma come dice Gabriella ” gli ostacoli sono la materia prima della creatività, se tutto fosse semplice, lineare, soddisfacente non ci sarebbe esigenza di creare nulla”.

La creatività come necessità

La passione di Claudia e di Gabriella nasce con loro. La prima in famiglia, come tradizione e passione, dal nonno al padre, gli uomini della sua famiglia lavoravano il legno, e lei osservava, giocava e poi cominciò a costruire lei stessa i suoi giocattoli. In Gabriella, invece, la passione per l’arte, la pittura in particolare, è una voce chiara dentro di sé che la porta a studiare e a specializzarsi all’Accademia di Brera.

La scelta di far diventare le loro passioni, la creatività una professione si rivela per entrambe una necessità. La necessità di creare bellezza, di vivere con la bellezza e propagarla. Una scelta comunque coraggiosa, soprattutto in questo momento in cui, ci spiega Gabriella, “il consumismo è un modo di attaccarsi alla realtà materiale, fagocitarla, distrarsi dall’idea che esista la nostra parte spirituale con cui spesso perdiamo il collegamento. Prendere-usare-buttare è un loop rumoroso, un modo precario e ingannevole di sentirsi vivi che ha un solo finale: vivere senza accorgersi di farlo. Recuperare un tempo più ampio, affidarsi all’arte, all’immaginazione, trovare spazi di evoluzione personale è il mio tentativo di uscire fuori dai bordi”.

Un concetto comune, espresso da Claudia, contraddistingue la filosofia di vita e di lavoro delle due creative, ovvero che “la propagazione dell’arte è come la propagazione delle onde create da un sassolino lanciato in uno stagno. Propagare la consapevolezza che tutti siamo capaci di creare, superare i limiti. Per me questo è il senso del mio lavoro, dare consapevolezza a un bambino, ma anche a un adulto, che se una cosa la desideri puoi farla. Dare fiducia al potere che tutti abbiamo nelle mani e nella mente”.

Claudia Barone, La Giocattolaia
Gabriella Trovato

Catania, città aperta alla creatività

Sia Claudia che Gabriella non hanno dubbi: le difficoltà maggiori nascono dal combattere l’indifferenza iniziale, la concezione svilente che vivere della propria passione (che sia arte o artigianato, o entrambe) sia qualcosa da banalizzare. “L’ostacolo più grande per me è che l’arte è vista come un fattore puramente estetico e questo la priva del grande potere che ha di allargare gli orizzonti dell’immaginazione”, dice Gabriella.

Ma gli ostacoli non sono impedimenti e si superano con costanza e sacrifico e le due giovani donne hanno continuato per la loro strada. La città adesso apprezza e cerca il loro lavoro. “Se è vero che devi lavorare il doppio rispetto a città come Milano – confessa Claudia – è anche vero che qui la vita costa meno. La città ora risponde, in fondo è una terra vergine, puoi seminare c’è un’apertura, un porto, degli scambi. Penso che io, come Gabriella, abbiamo una luce che ci rende visibili e ci contraddistingue e siccome siamo sulla via giusta, per noi, non possiamo che essere riconosciute”.

Tramandare un culto con il gioco

Gabriella ha predisposto un laboratorio dedicato al Dia de los Muertos, la festa dei Morti messicana, gemella della nostra, con la quale ha molte connessioni. Nel corso del suo laboratorio porterà i bambini ad abbellire un teschio. Simbolicamente insegnerà loro che ogni ciclo della vita è bello, quindi anche la morte di cui non bisogna aver paura.

“Riconnetterci con la nostra voce più profonda significa anche fare i conti con la nostra natura ciclica e le feste tradizionali rispecchiano questa necessità che il mondo contemporaneo non riconosce più. I riti di passaggio stanno sparendo, così come sembra farsi più debole il nostro rapporto col sacro e col simbolo. Ma di questo siamo fatti” ci spiega la pittrice. “Nei tarocchi, per esempio, la carta che raffigura la morte si chiama “arcano senza nome”, proprio perché in questo passaggio dobbiamo spogliarci di ciò che siamo per entrare in un mondo in cui ancora le cose non hanno nomi, in cui tutto si distrugge per essere ricreato. Il buio ci è amico, necessario per rifiorire nella luce”.

Per Claudia la festa dei morti è la festa dei nonni: “è il passeggino Plico con le bolle blu e azzurre, un ricordo bellissimo, lo vedevo dietro le tende di casa dei nonni… Era la festa dei regali. Quando Bianca  – (Bianca Caccamese, presidente di Kids Trip) – mi  ha chiesto di partecipare a questo evento ho accettato subito. E’ una tradizione tutta nostra, nella quale si insegna ai bambini e si ricorda agli adulti che siamo tutti interconnessi. Che i doni arrivano da un’altra dimensione, una dimensione magica che c’è ed è importante. Insegnare ai bambini e lasciare loro un giocattolo di legno, coerente con la tradizione è come dire che la memoria esiste, ed è un abbraccio continuo”.

Barbara Mileto

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 31 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2019

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