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CATANIA

S.Agata 2020, il racconto e la gallery dell’edizione più bella degli ultimi anni

Eventi | 8 Febbraio 2020

É tempo di bilanci per la Festa di S.Agata 2020, e da catanese devota posso dire che è stata l’edizione più bella degli ultimi anni. Finalmente è tornata ad essere quella fervente ma ordinata e composta processione fatta di devoti catanesi, dentro e fuori dai cordoni, che, con gioia, portano in giro la loro Santuzza rendendole omaggio, in ogni angolo della città.

La terza festa religiosa al mondo

Dopo le precedenti edizioni, che sono state funestate da fatti di cronaca legati ai sospetti di infiltrazione mafiosa, dopo inchieste e dopo varie polemiche (non ultima quella dell’anno scorso, che è culminata con lo scioglimento, da parte dei devoti in segno di protesta, dei cordoni che portano la vara con le reliquie e il disgiunto rientro in Cattedrale, un ricordo, una ferita che ancora sanguina) quest’anno tutto si è svolto all’insegna della devozione pura. La Festa è tornata alla sua antica essenza: la terza Festa religiosa più importante al mondo.

Il fiume di persone – anche quest’anno le cifre parlano di oltre un milione di partecipanti – che ha inondato le vie cittadine si è comportato con il rispetto e la correttezza di un fervente devoto o di chi si approccia a questa manifestazione da curioso profano che ne rimane letteralmente affascinato e trasportato.

La Festa, a cui questo giornale ha dedicato nel 2018 un docufilm – apprezzato anche quest’anno nei luoghi in cui è stato proiettato – ha condotto qui a Catania, tra le altre, una troupe della CNN che ha girato nei giorni della celebrazione, per le vie della città, per dedicarle uno speciale. Un segno dell’ormai indiscusso valore storico, culturale e indentitario della Festa che ha giustificato la recente richiesta di avviare l’iter procedurale per il suo inserimento nel Patrimonio Unesco.

Fede e identità, tre giorni con Agata

La Festa si è svolta come da programma, sotto gli occhi attenti delle forze dell’ordine con le quali il popolo cittadino ha convissuto in un clima di armonia e di collaborazione,. Tranne che per i tempi prolungati delle due processioni (il giro interno del 4 e il giro esterno del 5) che comunque fanno parte del rito e, a parte, la mancata processione delle candelore del giorno 5 (dovuta a motivi di sicurezza per la pioggia prevista per la nottata) tutto è proceduto tranquillamente: dalla consuetudinaria offerta della c’era del giorno 3, alla sfilata delle candelore in piazza Duomo, alla performance delle ‘ntuppatedde, alla sera dei famosi “botti dò tri“, fino alla suggestiva Messa dell’Aurora dell’alba di giorno 4.

Il giro esterno del 4 febbraio

Il giro esterno quest’anno ha riservato una bella sorpresa per i catanesi: una giornata di caldo primaverile con temperature di 20° che, se i turisti hanno accolto con quella meraviglia tipica di chi ama il clima da isola tropicale, sicuramente per i devoti portatori delle candelore, che pesano quintali, non è stato piacevole. Ma i devoti non si lamentano mai.

Così come non si sono lamentati ed anzi hanno dato il massimo impegno quando, in occasione della famosa Salita dei Cappuccini hanno tirato di corsa il fercolo su entrambe le tratte della salita ed anche il pezzo che unisce la via del San Domenico alla chiesa della Vetere, la più antica dedicata al culto agatino. Circostanza che nessuno ricorda sia avvenuta nelle passate edizioni. É stato come vedere il fercolo galleggiare e sprintare sulle teste di migliaia di persone che, sorprese, sono esplose in un applauso di entusiasmo contagioso.

5 febbraio: giro interno e rientro composto in Cattedrale

Il giorno 5, nonostante l’ormai classico divieto, i devoti non hanno rinunciato alla millenaria tradizione di caricare sulle spalle anche 50 chili di ceri accesi e trasportarli per quasi due chilometri, come voto di fede e devozione alla Santa. D’altronde questo rito è un pò il fulcro della prima parte del giro interno della processione, quello che vede il fercolo transitare sulla via Etnea, giungere a notte tarda in Piazza Borgo per i fuochi d’artificio e poi ridiscendere dalla stessa arteria principale fino ai piedi della famosa salita di San Giuliano, che andrà percorsa anch’essa di corsa. Da lì si passa attraverso l’arco di via Crociferi, la via barocca per eccellenza di Catania, non prima di aver sostato davanti alla chiesa di San Benedetto per il canto che le monache di clausura intonano quale omaggio a Sant’Agata.

La conclusione della processione, che ormai da anni avviene intorno alle 12 del giorno 6 febbraio, ha visto, come sempre, un bagno umano cingere il fercolo che da via Garibaldi lo ha accompagnato alle soglie della Cattedrale. L’ultimo commovente saluto ad Agata ha rispettato il clima toccante ma composto della intera popolazione, che ora aspetta l’appuntamento con la sua Santuzza per il giorno dell’ottava.

La Candelora d’oro ai Vigili del fuoco

Quest’anno il riconoscimento della Candelora d’Oro è andato ai Vigili del Fuoco, particolare che con il senno di poi assume un significato profondo. Un segno di ringraziamento per l’opera svolta da questa forza dell’ordine, segno che in qualche modo ha condizionato e vegliato sull’andamento sereno e pacato dell’intera Festa.

Un premio meritato per l’opera svolta, con spirito di sacrificio e abnegazione, soprattutto negli ultimi mesi, e un premio molto sentito dalla popolazione di Catania come lo è il gesto tradizionale dell’omaggio floreale fatto, nel giorno della Candelora, proprio dai Vigili del Fuoco che elevano la scala del loro mezzo posizionato al centro della piazza Duomo per giungere alla statua di Sant’Agata posta sulla sommità della facciata della Cattedrale.

Articolo e Gallery di Barbara Mileto

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 8 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 8 Febbraio 2020

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