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CATANIA

Sant’Agata: un capo vara e un prete con gli attributi salvano la festa e la dignità dei devoti

Identità | 7 Febbraio 2019

Da due anni con Identità Insorgenti seguiamo Sant’Agata a Catania, anche grazie alla devozione della nostra corrispondente siciliana, Barbara Mileto. L’anno scorso abbiamo girato “Sotto un altro vulcano” per raccontarla ai nostri lettori che quest’anno il comitato agatino  ha inserito negli eventi della festa. Eppure Sant’Agata 2019 è stata profondamente diversa dallo scorso anno. Un’edizione “bagnata” e anomala. Che però ha avuto una conclusione polemica ma a nostro avviso molto bella.

Ieri mattina infatti, dopo la discesa dal Borgo (dove il fercolo con la santa arriva il 5 sera per i tradizionali fuochi) intorno alle 9, il capo vara Claudio Consoli, catanese doc, 39 anni,  che guida il Fercolo da qualche anno, ha deciso di evitare la salita di via di Sangiuliano e la successiva sosta in via Crociferi dalle suore di San Benedetto. Qualcuno tra i sacchi bianchi al traino del fercolo, non ha gradito e pertanto si è “dissociato” rifiutandosi in un primo di staccarsi dai cordoni, così come era stato loro intimato (perchè erano in troppi). Una conclusione con strascichi polemici, ma una decisione giustissima. Ma vediamo cosa è accaduto quest’anno.

Le transenne superate il 3 e 4 febbraio

Il 3 febbraio, data che segna l’inizio ufficiale dei festeggiamenti agatini, con l’uscita della carrozza del Senato e con i fuochi da “Sira o’ tri”, si erano già registrati momenti di tensione quando alle transenne installate nelle vie limitrofe a piazza Duomo per consentire un accesso controllato, in tanti avevano forzato il blocco ritenendo che la capienza della piazza potesse ancora accogliere persone. Era accaduto anche l’anno scorso – che in verità c’erano molti meno controlli, quando i fedeli avevano superato il blocco contingentato per l’accesso il cattedrale per la messa dell’aurora. L’anarchia del popolo catanese – molto simile in questo a quella napoletana – si è manifestata anche il giorno dopo, appunto in occasione della messa. Ma è comprensibile che i devoti – che da secoli affollano il duomo in questi giorni speciali per i catanesi – volessero salutare la santa che, ricordiamo, esce solo in questa occasione, all’Ottava (il 12 febbraio) e il 17 agosto. Dunque la cosa non ci ha sconvolti per niente, sia chiaro. Nè ci siamo scandalizzati, anche perché è avvenuto – lo sfondamento dei cordoni – senza alcuna violenza, in tutta tranquillità.

La pioggia e la corsa di Agata, il 4

Il 4 dunque, dopo la messa dell’aurora all’alba, Sant’Agata è tornata a riabbracciare i suoi fedeli con il giro esterno: ma la pioggia non ha dato tregua ai devoti per tutto il giorno. Così la processione è proseguita a una velocità che non si ricordava da anni: è mancata la sosta in piazza Carlo Alberto ma in compenso il Fercolo si è fermato davanti ai luoghi del martirio (il Carcere), anche se la salita dei Cappuccini alle 15 era già finita e a mezzanotte la Santa era già al riparo in cattedrale. La polemica però il 4 ha riguardato le candelore, i cerei in legno portati in spalla, che tradizionalmente accompagnano il corteo, che sono stati fermati a piazza dei Martiri per motivi di sicurezza. Ma molti hanno protestato per il fatto che le 13 candelore erano state lasciate in piazza sotto all’acqua e al vento, anche se protette da teloni di plastica. Polemica risolta in serata con l’intervento del Comitato per la Festa, presieduto da Francesco Marano, che, dopo una serie di valutazioni con tutte le parti interessate, aveva disposto il trasferimento all’interno della Basilica cattedrale.

La conclusione coraggiosa del 5 febbraio

Claudio Consoli, il capo vara di Sant’Agata, dirige una delle processioni più affollate del mondo. Ed è sua (anche se sia comune che Curia lo hanno appoggiato pubblicamente) la clamorosa decisione di ieri mattina di non procedere alla tradizionale salita di Sangiuliano. Proprio qui, nell’edizione 2004 morì calpestato dalla calca, il devoto 22enne Roberto Calì. Ieri c’erano troppe persone lungo i due cordoni. In troppi reggevano 257 metri di fune, al cui capo sono collegate quattro maniglie per lato.  «Erano troppi e non controllabili e questo non garantiva di procedere a passo d’uomo. Per questo motivo, buona parte delle persone sarebbe dovuta uscire dal cordone per consentire di affrontare la salita con le condizioni di sicurezza stabilite», spiega Consoli.

E dopo più richieste ai devoti di rinunciare  a tenere in mano la fune così da permettere il normale svolgimento della processione secondo il percorso (Consoli è sceso per 5 volte dalla vara per chiedere alle persone di farsi da parte, senza ottenerne nulla) è arrivata la decisione: sono state staccate le corde dal fercolo, rendendolo autonomo. E la processione si è spaccata in due, forse per la prima volta nella storia della festa (almeno a quanto raccontano i catanesi di oggi scavando nella memoria).  Da un lato centinaia di persone con il cordone in mano, con alcuni che hanno dato un pessimo spettacolo di sé fingendo svenimenti davanti al Fercolo e insultando Consoli, che ha proceduto sul tradizionale percorso senza la santa al seguito. Dall’altro la vara, portata a spalla lungo via Etnea per tornare in Cattedrale.

E qui è toccato a monsignor Barbaro Scionti placare gli animi e al tempo stesso marcare un netto confine tra devozione e delinquenza, dando un nuovo corso alla stessa festa. Quello che è avvenuto è molto grave. I devoti di Sant’Agata non sono ostaggio di nessuno. I devoti di Sant’Agata sono per Sant’Agata. Cari delinquenti, siete soli e isolati e adesso fate silenzio perché dobbiamo pregare. Pregare è la risposta”.

Sindaco e comitato si stringono intorno al capovara

Parole condivise dal primo cittadino Salvo Pogliese: “Isolando il maldestro tentativo di condizionare pericolosamente la festa di sant’Agata in uno dei suoi momenti clou, la città di Catania, in ogni sua componente, ha dimostrato di possedere gli anticorpi idonei per respingere ogni illusoria tentazione di influenzare negativamente la convivenza civile. I giorni in cui la Città abbraccia Sant’Agata, da secoli, sono patrimonio di tutti e nessuno può tenerli in ostaggio, affermando condotte di prevaricazione e sopraffazione. Questi scalmanati che mons. Barbaro Scionti ha opportunamente definito delinquenti, sappiano che non c’è posto per loro in tutte le espressioni positive della nostra città, che per rialzarsi non può tollerare comportamenti negativi al limite della violenza, come quelli attuati da taluni nella salita di via Sangiuliano.

Il volto autentico di Sant’Agata e della sua Festa ma anche della Città di Catania, infatti, sono anzitutto l’impegno serio e operoso delle centinaia di volontari e operatori delle forze dell’ordine, che a nome dei catanesi ringrazio per avere operato con sacrificio e altruismo per assistere le migliaia di persone che con fede si accostano alla devozione della Martire Agata”.

Si è chiusa così un’edizione della festa particolare ma che forse segnerà una linea di demarcazione netta per il futuro. Poco fa anche il Comitato Agatino ha voluto esprimere la sua posizione: “La macchina organizzativa e soprattutto la modalità con cui vengono prese decisioni difficili e complesse, a causa di condizioni meteo avverse o di altri fattori relativi alla sicurezza, hanno funzionato molto bene e di questo siamo soddisfatti, nonostante il dispiacere da parte di tutti per non aver potuto assistere alla salita di via di Sangiuliano“, commenta il Comitato per la Festa di Sant’Agata. “Comprendiamo — prosegue la nota — la delusione dei devoti che però hanno perfettamente capito che non c’era la sicurezza necessaria, elemento essenziale per la nostra azione e per lo svolgimento della Festa. Ormai da anni non c’è più spazio per condotte inopportune e nessuno può mettere a rischio ordine, sicurezza e legalità nella Festa. Il Maestro del Fercolo Claudio Consoli, infatti, anche confrontandosi con le Forze dell’ordine lì presenti, ha ritenuto inadeguate le condizioni di sicurezza in quello che è il passaggio più delicato delle due processioni: la salita di Sangiuliano, in passato anche teatro di episodi tragici”.

Insomma se, come sosteniamo (e sostengono i catanesi stessi), Sant’Agata è Catania… beh sinceramente la nostra Catania è quella di Consoli e padre Barbaro Scionti. Gente che ama la sua terra e difende la sua identità dalle rappresentazioni pessime che certi delinquenti danno di sè, distruggendo la storia e la tradizione. Da parte nostra solo complimenti a chi ha deciso di non cedere ad alcun ricatto, respingendo i barbari che vivono la devozione come una passerella per farsi selfie o, peggio, per imporre la propria presenza con la violenza.

Lucilla Parlato

ph Salvo Puccio

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 7 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2019

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