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CATANIA

Terremoto di Santo Stefano, oggi la dichiarazione dello stato di emergenza. Ma l’Etna è ancora inquieto

Sicilia | 28 Dicembre 2018

Dopo il terremoto di Santo Stefano, che ha colpito la parte nord orientale di Catania, si cominciano a contare i danni e il Governo oggi dichiara lo stato di emergenza. L’Etna però è ancora inquieta.

Le cause del terremoto

Indubbia la correlazione tra l’intensa e fin troppo rapida eruzione che ha interessato il vulcano nei giorni di Natale e il terremoto di Santo Stefano. Il 24 dicembre si è avuta una violenta attività stromboliana, con lancio di lapilli, e brandelli di lava e cenere, dal Nuovo Cratere di Sud est che poi ha interessato la Bocca Nuova e il Cratere di Nord Est. Questa attività è stata seguita dal notevole sciame sismico con più di 700 scosse in 24 ore. La più forte delle quali, di magnitudo 4.3 era stata registrata nel pomeriggio della vigilia di Natale.

Santo Stefano di paura

Alle 03.19 del giorno di Santo Stefano il timore dei giorni precedenti si trasforma in paura, e poi in panico. La terra trema e lo fa con una intensità del 5°della scala Richter con epicentro tra Viagrande e Trecastagni, paesini sulle pendici dell’Etna. L’intensità del terremoto è tale a causa della breve distanza dall’ipocentro, pari a un chilometro. E l’onda che si propaga con violenza colpisce duramente i paesi più esterni, Zafferana in particolare. La gente si riversa nelle strade e diversi edifici privati, nonché le chiese di Santa Venerina e di Fleri subiscono crolli, totali e parziali. Manca la luce per qualche ora. Si contano una trentina di feriti, 600 gli sfollati.

L’efficenza della macchina dei soccorsi e della solidarietà

Immediata parte la macchina dei soccorsi: vigili del fuoco, forze dell’ordine, protezione civile e volontari sono presenti fin dalle prime ore. Parte anche la gara di solidarietà per coloro  che, nei paesi più colpiti dal terremoto di Santo Stefano, hanno subito danni alle abitazioni e non vi possono rientrare. I ristoratori offrono pasti caldi, alcune strutture ricettive mettono a disposizione posti letto per la notte seguente. Anche se molti preferiranno dormire in auto per paura di atti di sciacallaggio.

L’arrivo delle istituzioni

Dopo una notte di apprensione per i residenti nelle zone colpite dal terremoto di Santo Stefano (a “Muntagna” non ha mai smesso di tremare), ieri sono giunte a Catania le istituzioni per dare solidarietà alla popolazione e predisporre il piano di emergenza, in sinergia con i sindaci dei comuni interessati. I vicepremier, Di Maio e Salvini, hanno visitato i paesi che hanno subito maggiori danni: Fleri, Pisano, Poggio Felice frazioni di Zafferana Etnea; Santa Venerina dove è crollata la parte superiore della Chiesa del Sacro Cuore e una statua della Madonna; Aci S.Antonio, Acireale, e Viagrande. Nel primo pomeriggio, presso la Prefettura di Catania, dopo la riunione operativa con i sindaci e con i rappresentanti della Protezione Civile, si è tenuta la conferenza stampa.

Lo stato di emergenza

“L’obiettivo è quello di assicurare l’operatività degli strumenti di intervento per lo stato di emergenza – assicura Di Maio -, domani alle 19 ci sarà il Consiglio dei Ministri dove sarà dichiarato lo stato di emergenza a seguito del quale di potrà dare attuazione all’ordinanza del protezione civile che fornirà ai comuni gli strumenti che servono a ripristinare la normalità. Alcune frazioni chiedono di conoscere la condizione di agibilità delle abitazioni,  si dovranno potenziare le squadre di tecnici che fanno i sopralluoghi per verificare l’agibilità. Stiamo aumentando il dispositivo antisciacallaggio che sarà percepito maggiormente dai cittadini. Il MISE metterà a disposizione una unità per poter seguire ed aiutare le imprese e le attività commerciali che hanno subito danni. E nelle prossime ore provvederemo alla sospensione dei mutui”.

L’Etna non si placa

Ma la situazione di allerta sull’Etna però non appare conclusa, tutt’altro. Il terremoto di Santo Stefano è la prova che il vulcano ha accumulato un’enorme energia che non riesce a trovare una via di uscita. Difatti, le colate ad alta quota sulla parete occidentale del vulcano si sono esaurite, troppo presto, e si stanno raffreddando mentre è aumentata l’attività di emissione di anidride solforosa (molto evidente, soprattutto ieri), il livello dei tremori rimane medio-alto. Segnali che porterebbero a pensare ad un’imminente fessurazione del vulcano, proprio per permettere al magma in eccesso di fuoriuscire. Il rischio è quello di un’apertura di una bocca a bassa quota e di una colata che non troverebbe quello sfogo naturale che è il bacino immenso della Valle del Bove, come avviene per le colate delle bocche sommitali, ma si dirigerebbe dritta e in pendenza verso il mare, investendo i paesi più vicini.

La “zona di crisi”

La preoccupazione dei ricercatori dell’INGV è per quella zona del vulcano che prende il nome di Piano del Vescovo, che si trova a quota relativamente bassa. Il magma che risale dal ventre del vulcano cerca via di uscita facili e spinge sulla famosa faglia Fiandaca (dove sorgono i paesi colpiti dal sisma) che, dal mare della Timpa di Acireale, arriva appunto a Piano del Vescovo. In questa zona situata a 1500-1600 mt. (da cui il primo paese etneo dista solo 5km in linea d’aria) si è registrato un aumento dei tremori. Pertanto si sono intensificati i controlli e per tale motivo sono state predisposte 20 stazioni di monitoraggio in più rispetto a quelle già dislocate lungo il vulcano. Stazioni che misurano sia i movimenti sismici sia gli sbalzi termici. I ricercatori e vulcanologi dell’INGV sono impegnati in turni di lavoro straordinari. Si prospetta adesso un periodo di costante e attenta osservazione della  nostra imprevedibile “Muntagna”.

Articolo di Barbara Mileto

Foto di Francesco Tomarchio

 

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 28 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 31 Dicembre 2018
#Etna   #terremoto  

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