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CELEBRAZIONI E IDENTITA’

Napoli ricorda Francesco Rosi a due mesi dalla scomparsa

Cinema, Eventi, Identità, NapoliCapitale | 2 Marzo 2015

rosi tornatore

A quasi due mesi dalla sua scomparsa avvenuta il 10 gennaio scorso, Napoli ricorda il suo grande figlio, il regista Francesco Rosi, con un’iniziativa voluta e promossa dal sindaco Luigi de Magistris e l’assessore alla cultura Nino Daniele.

Il filo conduttore degli eventi che avranno inizio con la cerimonia commemorativa nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino alle ore 11.30, sarà un commento e un’analisi del grande film realizzato dal maestro nel 1963 “Le mani sulla città”.

Nel pomeriggio alle ore 16.00 presso l’Aula Magna dell’Università Federico II sarà gestito dal Rettore Gaetano Manfredi e dal Direttore del dipartimento di Architettura Mario Losasso il dibattito “Da le Mani sulla città alla Napoli contemporanea”, mentre alle 19.00 al Cinema Astra verrà proiettato il film.

Un film che all’epoca era considerato così pericoloso e rivoluzionario tanto da essere mandato in onda sulla Rai solo dodici anni dopo, nel 1975, nonostante Rosi avesse vinto il Leone D’Oro durante il Festival di Venezia del 1963, un premio comunque molto contestato dato il periodo storico in cui venne realizzato.

Nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino si riuniva la Giunta Comunale nel periodo di decadenza del laurismo e di crisi politica con ben tre scioglimenti del comune di Napoli, Rosi e LaCapria, sceneggiatore delle “Mani sulla Città” spesso partecipavano alle sedute della giunta per poter capire meglio quell’intrigo di poteri e mani che realizzò la speculazione edilizia che caratterizza oggi la nostra città.

Rosi e LaCapria capirono che il problema urbanistico era la chiave di volta per rappresentare questi intrecci clientelari, per questo consultarono gli architetti Luigi Cosenza e Roberto Pane. In un’intervista rilasciata per il libro “L’avventurosa storia del cinema italiano” di Faldini e Fofi, LaCapria dichiarò riguardo la scelta di intraprendere le riprese del film: “noi sentivamo il problema della speculazione immobiliare, perché Napoli è stata una delle città più devastate da una speculazione oscena. L’idea era di partire da una semplificazione estrema per dimostrare che in questa speculazione era compromesso tutto il paese, e in definitiva anche il Governo”.

Una semplificazione che nel linguaggio cinematografico si ridusse in un’estrema rappresentazione del reale così come accade, ed ecco il crollo del palazzo nella prima scena, voluto da Rosi come un effettivo crollo e per questo neanche la popolazione fu avvisata in modo tale che le riprese del direttore della fotografia Gianni di Venanzo fossero il più autentico possibile. Anche gli attori non sfuggirono alla logica della semplificazione, i veri attori erano solo tre, Rod Steiger, Salvo Randone e Guido Alberti mentre tutti gli altri erano attori non professionisti, così Carlo Fermariello all’epoca consigliere comunale all’opposizione interpretò De Vita, e come nella realtà non gli fu difficile contestare le truffe nascoste che hanno cambiato il volto di una città. In un’intervista rilasciata all’Unità il 15 novembre Rosi spiegò :”con quel film ho richiamato l’attenzione sulle conseguenze dirette e indirette di giochi di potere e forme di clientelismo che non soltanto trasfigurano i volti di una città ma rendono peggiore l’uomo svilendone la dimensione”.

E per capire quale sia stato il cambiamento della città da allora ad oggi, possono essere utili le parole di Fermariello rilasciate negli anni 90 :”Ci si potrebbe a questo punto domandare se, da allora, sia cambiato qualcosa per quanto riguarda Napoli e gli attentati alla sua fisionomia, alla sua storia, alla sua cultura. Possiamo dire che tutto sommato Napoli sia cresciuta, soprattutto dal punto di vista democratico, nonostante attualmente vi sia una notevole frammentazione, un certo scompaginamento delle forze politiche e una profonda delusione dei cittadini nei confronti dei grandi partiti; ma la democrazia in quanto tale ha fatto dei grandi passi in avanti rispetto a un’epoca, se vogliamo primordiale, qual era quella degli anni Cinquanta, in cui Napoli fu in un certo senso “vittima” dell’amministrazione laurina. Tuttavia – e questa e una prima, grave similitudine – dal punto di vista della speculazione si ha tuttora una grave aggressione nei confronti dell’ambiente, del paesaggio, della storia e della cultura della città; in mancanza di regole, con amministrazioni poco trasparenti, non è difficile che si verifichino situazioni simili a quelle di trent’anni fa. Ma mentre allora c’era una presenza delinquenziale, nell’attività laurina, che si intrecciava ai costruttori, agli speculatori edilizi, oggi siamo in presenza di una delinquenza organizzata: non si tratta più del vecchio guappo, si tratta di camorra, che si intreccia saldamente al mondo della finanza e della politica. Per questo rispetto agli anni ‘50/’60 siamo di fronte ad una realtà molto più drammatica e spaventosa”.

Nel dialogo-intervista “Io lo chiamo Cinematografo” Giuseppe Tornatore interlocutore di Rosi descrive al meglio ciò che il cinema di Rosi è stato “una miscela di cifre narrative mai vista prima. La cronaca nella cronaca, il cinema nel cinema, l’indagine giornalistica nell’indagine giornalistica. Una contaminazione di stili forte e moderna in cui ti sei mosso come un pesce fuor d’acqua”. Ed oggi ci ritroviamo ancora a discutere sui temi allora ripresi da Rosi, basta pensare anche a come i danni della speculazione edilizia si manifestano come ad esempio con il crollo del manto stradale a via Campanile a Pianura, per cui sono state sfollate 380 famiglie, un quartiere costruito proprio negli anni ’60 sull’onda dell’abusivismo.

Rosi ha avuto il coraggio di portare sul grande schermo lotte che spaventavano e spaventano, dimostrando come anche con l’arte e il cinema è possibile fare politica e schierarsi a favore di una scelta. Un grande maestro del realismo, ma anche di messaggi classici ed universali, con il suo indagare naturale sull’essere umano, il Comune ha così voluto rendere il proprio omaggio a Rosi, regista e cittadino napoletano.
Alle cerimonie saranno presenti e interverranno Carolina, Massimo e Luca De Filippo, Roberto Andò, Raffaele LaCapria, Mario Martone, Giuseppe Tornatore, Roberto D’Avascio che introdurrà “Citizen Rosi omaggio ad un grande maestro di cinema”, Massimo Rosi, Alessandro Barbano, Pasquale Belfiore, Alessandro Dal Piaz, Luigi Musella,Valerio Caprara, Arturo De Vivo e la figlia Carolina Rosi.

Elena Lopresti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 2 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 4 Marzo 2015

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