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IL FOCUS

C’era una volta il Vasto

Attualità, Integrazione | 21 Agosto 2019

L’etimologia del rione Vasto deriva dalla parola ‘guasto’. Sì, perché un tempo quell’area ad est delle mura aragonesi era paludosa, stagnante, insalubre, guasta per l’appunto. L’agglomerato di strade e palazzoni ortogonali nacque solo dopo il Risanamento, a seguito di quel grande intervento urbanistico che mutò radicalmente il volto di molti quartieri della città con lo scopo di sostituire gli antichi e fatiscenti edifici con strutture moderne. Un’opera di sventramento urbanistico ancora oggi molto discussa, necessaria – però – ad ampliare strade e a bonificare i terreni allo scopo di migliorare le condizioni igienico-sanitarie dopo il colera che straziò il popolo napoletano nel 1884. E così, a seguito della bonifica delle paludi in una zona compresa tra piazza Garibaldi, l’Arenaccia (laddove scorreva l’antico fiume Sebeto) e Poggioreale, nacque un nuovo rione: il Vasto.

Un quartiere accogliente

Il quartiere, sulla fine degli anni ’90, forse a causa della sua prossimità con la stazione Centrale, si apre inevitabilmente al mondo, accogliendo popolazioni di diverse etnie che lentamente iniziano a investire in attività commerciali sul territorio. Le botteghe che precedentemente popolavano il quartiere – assecondando i mutamenti socio-economici dell’epoca – sono andate via via scomparendo, caratterizzando una prima e importante mutazione del Vasto. Le primissime comunità senegalesi insediatesi nella zona vengono immediatamente assorbite dal tessuto sociale napoletano in una simbiosi quasi naturale che renderà il Vasto il quartiere più accogliente e multietnico dell’intera città. Uomini e donne giunti a Napoli per lavorare e i cui figli oggi parlano con naturalezza il nostro idioma. Dopo di allora, per le ragioni che conosciamo, tutto è cambiato. L’eccessiva concentrazione di centri di accoglienza straordinaria a ridosso del quartiere, la presenza sul territorio di comunità africane preesistenti e la vicinanza alla stazione Centrale, attraverso la quale ogni giorno arrivano centinaia di extra comunitari dalla provincia, unite ad una gestione scellerata e approssimativa del fenomeno migratorio, sono le cause di un disfacimento sociale, economico e morale del quartiere che stenta a esaurirsi.

Una deriva incontrollata

Nel Vasto, così come a Porta Nolana, a ridosso del centro storico UNESCO, l’emergenza lasciata attecchire indisturbata in questi ultimi anni è ormai fuori controllo. Gli episodi di degrado e di violenza sono all’ordine del giorno: le risse, gli schiamazzi, gli accoltellamenti, le bottiglie lanciate in strada, sono il sottofondo assordante che accompagna l’inquieta notte del quartiere. Via Firenze, via Bologna e via Milano su tutte, sono una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro, con i vari gruppi di extra comunitari di etnie diverse che si fronteggiano quotidianamente per la spartizione delle piazze di spaccio sul territorio.

Sarebbe squallido e superficiale soffermarsi sulla questione etnica o, tantomeno, sul colore della pelle. Una parte di questi uomini (oggi diventata manovalanza a basso costo di una camorra inconsistente e alla deriva) ha vissuto un’intera vita nel degrado, alla mercé dei trafficati di esseri umani, costretti ad arrancare sin dalla nascita e abituati a farlo con ogni mezzo necessario. L’errore, semmai, è da ricercare nel modello organizzativo di un’accoglienza speculativa e superficiale che in questi anni si è fatta garante della nascita di un pozzo senza fondo nel quale ammassare tutto ciò che questo spettro di società civile non è in grado di accettare.

Il Vasto non riesce dunque a scrollarsi di dosso l’appellativo con il quale fu battezzato, e oggi, più che mai, è tornato a essere ‘guasto’. La sua naturale vocazione ricettiva è stata compromessa e mortificata dallo sbando istituzionale e sociale in cui ristagna la città e l’intero paese. Il tanfo dei marciapiedi, i cumuli di rifiuti, i mercatini della monnezza addobbano il proscenio calpestato dai turisti che spesso e volentieri si aggirano spaesati e inorriditi nei vicoli del quartiere. Un danno all’immagine di Napoli incalcolabile se si pensa che il maggior numero di strutture ricettive della città gravita proprio intorno alla stazione Centrale.

L’ennesima emergenza: 7 accoltellati in 4 giorni

Nel frattempo i residenti esasperati si ritrovano oggi ad affrontare l’ennesima emergenza, con ben sette accoltellati in quattro giorni. Un’escalation di violenza che ormai non fa più notizia, un bollettino di guerra settimanale che scorre sulle pagine Facebook dei residenti esasperati e dei comitati civici di quartiere, come quello del Comitato Orgoglio Vasto, da anni impegnato nel cercare soluzioni che possano garantire un’integrazione civile e il decoro di quel perimetro a ridosso di piazza Garibaldi attraversato ogni giorno da centinaia di turisti diretti al centro antico di Napoli e che in queste strade malfamate pernottano. L’ennesima vittima di questa escalation è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Loreto Mare a seguito di una rissa tra extra comunitari sfociata nel sangue, l’ennesima di una lunga serie.

Un fenomeno di violenza e illegalità che non sembra arretrare di un passo, nonostante il quartiere sia da tempo sotto la lente d’ingrandimento da parte del Prefetto e del Questore di Napoli, e nonostante le ridicole passerelle dei vari Meloni e Salvini, sciacalli sempre pronti a fare proseliti tra i disperati. Non è poi tanto difficile fare promesse ai residenti di questo lembo di città abbandonata all’antitesi dell’integrazione. La loro unica pretesa, in fondo, si chiama normalità.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 21 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Agosto 2019
#Vasto  

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