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Cerasella, quando l’amore è dolce come una ciliegia (o aspro come un limone)

#Napoliammoremio | 20 Luglio 2015

NAPOLIAMMORE2015

 

Cerasella 1957, U.Pirro – E.Bonagura – E.Sciorilli.

Gli autori sono uno di Busto Arsizio (Eros Sciorilli) e l’altro di San Giuseppe Vesuviano (Bonagura, autore di Maruzzella e Scalinatella).

Busto Arsizio e San Giuseppe Vesuviano. Potrei fermarmi qui. Ma jamm annanz, del resto anch’io sono del profondo nord per gli amici di Agrigento, eppure mi hanno trattato benissimo. Ergo…

Mellune appíse, ‘nzèrte ‘e pummarole, na pianta ‘e rose tènnera e gentile, a ‘o viento na cammisa e doje lenzole. Chist’è ‘o balcone tujo, tu chesta si’.

Meloni, pomodori, rose e balconi con camicie e lenzuola stese. Praticamente Napoli. Gli autori invece ci vedono una donna, Cerasella. E se guardo meglio la vedo anch’io. E sorrido.

Perché per i poeti che scrivevano queste canzoni le donne erano fiori, sospiri e baci, e l’amore era passione e struggimento, devozione e abbandono alla propria amata e al proprio cuore.

Per altri invece la donna è una proprietà privata. E se l’amore è corrisposto allora rose fiori. Diversamente, in nome di un amore tradito, offeso o rifiutato, arrivano schiaffi, calci, pugni, mani alla gola, sputi, zoccola, puttana, la tua vita è finita, ti ammazzo, ti scamazzo e tanto altro. E lacrime. E dolore. Si’ limone, si’ cerasa, sott’ ‘o sole ca te scarfa te faje doce.

Per i miei poeti l’amore è croce e delizia, la donna può essere limone o ciliegia, struggimento infinito e macerante o dolcezza inebriante e appagante. Come la vita.

Per i miei poeti l’amore è amore, e amare è darsi, dare tutto, finanche la propria felicità, la propria vita.

Per altri invece no. E’ prendere, finanche la vita di chi dicono di amare. E quello che loro pensano che sia l’amore è così lontano da ciò che penso io che le mie parole non riescono a trovare l’ordine giusto per disporsi e parlarne. Si rifiutano. Si ammutinano. Fanno le barricate. E hanno ragione. Cerasella, Cerasè’, … e tienatello ll’agro e damme ‘o ddoce, ca nun te pòzzo dí quanto mme piace, si no faccio ‘o cantante a meza voce e campo juorne amare a suspirá.

Dammi ‘o ddoce. E’ una preghiera, non una minaccia, né un ricatto. E nemmeno una pretesa. E’ una supplica. Altrimenti “campo juorne amare a suspirá”. Perché l’amore è innanzitutto rispetto. Della persona che si ama, del suo cuore, del suo amore, ma anche del proprio cuore, della propria capacità di amare, di essere devoti, rispettosi, amorevoli, umani. Perché è l’amore che ci rende uomini.

L’amore è rispetto per i miei poeti, per me, per l’amore, per tutti quelli che scavano nel proprio cuore per trovare emozioni, per tutti quelli che le mani usano per intrecciarsi, accarezzarsi, accompagnarsi, per quelli che chiedono alle parole di trovare il modo e la via per raccontarsi, per raccontare, per scoprirsi, per scoprire, per amare.

L’amore è rispetto, e che lo sia anche per gli altri. E che si riscoprano finalmente uomini.

Oppure resteranno letame. Amen.

Francesco Paolo Oreste

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 20 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 21 Luglio 2015

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