martedì 22 ottobre 2019
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CERCANDO ELENA

La Ferrante su The Guardian se la prende con i bulimici del punto esclamativo

Libri, Media e new media, Mondo | 3 Aprile 2018

“Di tutti i segni di punteggiatura, è quello che mi piace di meno. Suggerisce il bastone di un comandante, un obelisco pretenzioso, un’esposizione fallica. Un’esclamazione dovrebbe essere facilmente compresa leggendo; non c’è bisogno di insistere con quel marchio anche alla fine. Ma devo dire che non è semplice in questi giorni”.

Lo dice Elena Ferrante nella sua rubrica settimana le sul GuardianLa scrittrice napoletana, inserita da time tra le 100 persone più influenti del mondo (sebbene non si sia mai risolto il giallo della sua vera identità), scrive sul quotidiano inglese: “Gli scrittori sono generosi con punti esclamativi. Nei messaggi di testo, nelle chat di WhatsApp, nelle e-mail, ho contato fino a cinque di fila. Quanto esclamano gli innovatori fasulli della comunicazione politica, gli irriducibili al potere, giovani e vecchi, che twittano senza sosta ogni giorno. A volte penso che i punti esclamativi siano un segno non di esuberanza emotiva ma di aridità, di mancanza di fiducia nella comunicazione scritta. Sto attento a non ricorrere ai punti esclamativi nei miei libri, ma ho scoperto in alcune traduzioni una profusione inaspettata, come se il traduttore avesse trovato la mia pagina sentimentalmente spoglia e si fosse dedicata al compito di riforestazione”.

Ancora: È probabile che le mie frasi suonino distaccate; Non lo escludo. Ed è probabile che, dove il tono per qualche motivo è appassionato, il lettore si senta più felice se arriva alla fine di una frase e trova il segnale che lo autorizza ad essere appassionato. Ma continuo a pensare che “Ti odio” abbia un potere, un’onestà emotiva, che “Ti odio !!!” non lo sia. (…) Almeno per iscritto dovremmo evitare di comportarci come i fanatici leader mondiali che minacciano, negoziano, fanno affari e poi esultano quando vincono, fortificando i loro discorsi con il profilo di un missile nucleare alla fine di ogni infelice condanna. Leggi qui il testo integrale sul Guardian.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 3 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 3 Aprile 2018

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