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Che estensione aveva Neapolis?

News | 9 Aprile 2019

Immaginate di vedere, oggi, Napoli dall’alto. Da Pozzuoli a Castellammare e per alcuni km nell’entroterra, una raccapricciante estensione di edificazioni senza interruzioni con qualche macchia di verde li dove non è stato possibile materialmente insediarsi. Per estensione, la nostra città, oggi è la 12° in Europa con circa 1000 kmq e quasi 4 milioni di abitanti, la terza in Italia.

In un primo censimento ufficiale che si fece all’unità d’Italia, le si attribuirono quasi 500 mila abitanti, che, per quei tempi, non erano pochi, considerando che per alcuni tratti fu la città piu popolosa e caotica d’Europa, grazie alla sua bellezza naturale, artistica e umana che attraeva cittadini dall’intero mondo. Da sempre, per millenni, è stata uno dei centri urbani piu grandi d’Europa, fin da quando, i coloni greci, scelsero le sue terre per costruire l’avanguardia, nel mondo selvaggio di allora, della grande cultura ellenica designandola come faro della loro civiltà.

Tornando alla “grandezza geografica” di Napoli, vi ho esortato ad un piccolo sforzo per immaginarla cosi com’è adesso; ora, con un altro “piccolo grande sforzo”, vi chiedo di zoommare, sempre con l’immaginazione, al centro di questa grande area che si sviluppa su 50 km lineari lungo la costiera e una ventina (limitiamoci) verso l’interno, per un totale piu o meno di 1000 kmq.

Stringiamo lo zoom fino ad arrivare a circa 72 ettari, 0,70 kmq, in pratica l’area che la Neapolis greca occupava 2000 anni fa, piu una successiva espansione verso l’area portuale che portava ad una superficie complessiva di 90 ettari circa, 0,90 kmq, quindi neanche 1 kmq. Intorno a questo centro urbano persistevano la natura selvaggia e vaste zone ancora sconosciute; e come Neapolis vi era Cumae, Puteoli, Nola, Pompei ed Ercolano, per citarne qualcuna.

Relativamente molto piccola la nostra cittadina; le sue poche strade iniziavano e finivano con porte collegate tra loro da alte mura difensive, ed ogni porta prendeva spesso il nome della città verso cui ci si incamminava. I suoi assi viari principali erano tre; chiamati decumani in latino e plateiai in greco, formavano dei percorsi paralleli tra loro e alla linea costiera, attraversavano tutta la città e portavano da un capo all’altro del centro abitato.

Tra loro, disposti in posizione longitudinale, vi erano i vicoli detti cardini in latino, stenopoi in greco, che li collegavano l’uno all’altro. All’estremità di ogni decumano si ergeva una porta che consentiva l’ingresso nel centro abitato. Tutta la struttura era ordinata e squadrata secondo un sistema preciso e rigoroso, divisa in isolati detti insulae. Per dare una idea della grandezza della città, proviamo a girarci intorno, chiaramente in linea di massima, con i dovuti riconoscimenti di oggi.

Iniziamo la nostra camminata da Castelcapuano, allora non ancora esistente, da dove aveva inizio (anche oggi) il decumano centrale o maggiore (via Tribunali). Da qui si accedeva al decumano tramite porta Campana rinominata nel 1488 porta Capuana, in seguito spostata dove ora è sistemata a causa dell’espansione urbana. Seguendo un circuito antiorario, proseguiamo lungo il perimetro camminando parallelo a via san Giovanni a Carbonara, un po’ più su passiamo per via santa Sofia nei pressi dei S.S. Apostoli e qui, ad ingresso di via Anticaglia, ossia il decumano superiore, troviamo Porta Carbonaria o Pusterla (detta di Santa Sofia nel XV secolo).

Ad altezza di via Settembrini, il muro girava a sinistra e, parallelo al “canalone” di via Foria, oltrepassava via duomo e porta san Gennaro e si fermava ad altezza di via Costantinopoli, alla fine di piazza Cavour e ad incrocio con il museo. Qui era ubicato l’ingresso opposto di via Anticaglia, Porta Romana, da cui partiva la strada per Pozzuoli che, attraverso via Antiniana, conduceva a Roma. Altre fonti indicano nei pressi di Santa Maria a Costantinopoli una porta detta invece di Sant’Agnello, in seguito indicata come Porta Cantelma.

A via Costantinopoli il muro girava ancora a sinistra percorrendo parallelamente la strada, sue tracce sono gli scavi di piazza Bellini e qui vi era porta Puteolana, che chiudeva il decumano centrale, o maggiore, oggi via tribunale. Il perimetro continuava a scendere, non esisteva ancora né piazza del Gesù Nuovo né Santa Chiara, il Decumano inferiore, quello che coincide con san Biagio dei Librai, Spaccanapoli per intenderci, si fermava a piazza san Domenico Maggiore, dove fu trovata, sotto l’omonimo obelisco, la Porta Cumana (detta poi Reale e dello Spirito Santo).

L’ultimo tratto di muro, dal percorso dubbio ma sicuramente parallelo al corso Umberto, e quindi anche alla linea costiera, proseguiva fino a Forcella dove la città si apriva con la Porta Ercolanense (poi Furcillensis, quindi Nolana quando fu spostata in avanti) in piazza Calenda, cosi come testimonia il celeberrimo “Cippo a Forcella”.

Saliamo poi per via Poerio ed ecco che chiudiamo il perimetro ricongiungendoci alla porta Campana di via Tribunali. Oggigiorno il tempo di percorribilita’ dell’intero perimetro sarebbe di 3-4 ore di buon passo, all’epoca molto di piu considerando i vari ostacoli come canaloni, fossati, fiumi etc etc, questo per dare l’idea di quando “piccola” può essere per noi una loro “grande” città usando gli stessi parametri di grandezza.

sergio dattilo

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 9 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Aprile 2019

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