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Che t’aggia dì e 25 aprile. Scrivere sempre: perché la libertà, come l’amore, odia il silenzio

#Napoliammoremio | 25 Aprile 2015
 NAPOLIAMMORE2015

‪#‎Chetaggiadì‬ ‪#‎25aprile‬ ‪#‎liberazione‬ ‪#‎lalibertàodiailsilenzio‬

Che t’aggia dì – parole di Corrado Della Gatta, musica di Evemero Nardella – 1952

Stasera nun m’e’ ditto ‘na parola
è overo ca te si stancata ‘e me

Il silenzio, la spiaggia su cui vanno a morire gli amori finiti. Meglio delle scuse, delle accuse, di indignitose preghiere o di miserevoli o pietose risposte. Forse. O forse no. Perché il silenzio è una palude.

…p’a strada tu cammine sola sola
e i’ vengo comme ‘a n’ombra appriesso a te!

Il silenzio è una palude e uno stagno, oppure è semplicemente una pozza in cui, vigliaccamente o ingenuamente, ci si vorrebbe nascondere.

Che t’aggia di’
si n’ato ammore dint’a ll’uocchie tiene?

Che t’aggia di’? Meglio il silenzio, meglio non chiedere, meglio non sentire, meglio un silenzio bugiardo e ingannatore. Forse. O forse no. Perché il silenzio è un vicolo cieco, e camminare ad occhi chiusi non porterà comunque oltre il muro che c’è in fondo al vicolo

Che t’aggia di’
‘o mmale ca me faie
tu stessa nun ‘o ssaie
ma ‘o ssape chistu core
ca more senza ‘e te!

Il silenzio rimanda. Non nasconde, almeno non per sempre. Non cura, non più di quanto un bicchiere d’acqua possa per la tosse. Il silenzio è un sonno senza sogni.
Il cuore, l’amore, invece, hanno bisogno di parole, di luce, di sogni, hanno bisogno di gridare la loro pazzia, hanno bisogno di libertà, hanno bisogno di tempo e di spazio: il cuore non galleggia, l’amore non rimanda, il cuore e l’amore vogliono tutto e subito, tutto, dall’antipasto alle ciociole. E subito.
Oppure niente.
E se non c’è più niente da dirsi meglio dirselo, perché il silenzio non è meglio di niente.

p.s. 25 aprile, si festeggia la liberazione … ma Libertà odia le schiene curve e le anime accondiscendenti, odia l’ipocrisia vigliacca di chi non ha il coraggio di dire ciò che pensa, odia l’odiosa malizia di chi chiama Libertà il proprio egoismo o la propria ambizione. E allora, nel rispetto e nel ricordo di chi, per amore della propria libertà e di quella altrui, ha urlato e combattuto, finanche preferendo la morte a un silenzio complice, io aspetto la prossima Liberazione. E continuo a scrivere, perché la Libertà, come l’Amore, odia il silenzio.

Francesco Paolo Oreste

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2015

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