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CHIESA DEL CARMINE

Anche quest’anno niente incendio del Campanile (stavolta per il covid)

Eventi | 2 Luglio 2020

Salta anche quest’anno la tradizionale cerimonia dell’incendio del Campanile al Carmine di Napoli. Stavolta non per le impalcature che hanno soffocato la storica struttura per anni, ma a causa della pandemia che, da una parte, ha rallentato i lavori di risistemazione della piazza, dall’altra richiede misure di distanziamento che è difficile garantire per una delle feste più popolari di Napoli, che da 6 anni – a causa dei lavori sul campanile – non si è celebrata con il tradizionale fuoco.

La Carmela, però, canta quotidianamente.

I suoi rintocchi si diffondono per le piazze e tutto il quartiere del Mercato, spandendo la loro melodia due volte al giorno, a mezzogiorno e alle sei e trenta del pomeriggio, richiamando alla memoria storie antiche ed eventi fondamentali per Napoli sin dal Medio Evo, passando per Masaniello e i martiri della repubblica partenopea ed arrivando all’epoca moderna, ai danni riportati dalla chiesa durante il secondo conflitto mondiale e ai funerali solenni di Totò, ed oltre. Questa antica campana, realizzata nel 1746, sfuggita grazie alla devozione popolare alla furia iconoclasta di Gioachino Murat che cercava ogni oggetto in bronzo per coniare moneta, continua, insieme alle alte quattro “sorelle” (quella detta Sant’Antonino, protettore dei marinai, la campana del Loreto, la Maria Barbara o Lavenarella perché affaccia verso il lavinaio, e la Maria Maddalena Teresa) a far riecheggiare il suo canto da secoli, e adesso che, finalmente, il campanile di Frà Nuvolo è stato finalmente liberato da quelle orribili impalcature che ne soffocavano tutta la magnificenza, quella voce antica risuona ancora più solenne, marcando il tempo e ricordando all’intera Città che lì c’è la Madonna Bruna ad attendere i suoi fedeli in quel legame speciale che la rende, insieme all’immagine della chiesa di Piedigrotta, l’icona più sacra e venerata in tutta Napoli ed oltre, forse la più sacra in assoluto, visto che nel 1990 la sacra effige, in una delle rarissime occasioni, venne portata fuori della Basilica per essere esposta in piazza Plebiscito, in occasione della messa solenne presieduta da Sua Santità Giovanni Paolo Secondo.

Ovviamente, c’è una data specifica che contrassegna la solennità dedicata alla Madonna del Carmine, ed è il 16 luglio, data in cui, per tradizione, da tempi immemorabili, una enorme folla di fedeli, scugnizzi e curiosi accorre nella piazza antistante per ricevere la benedizione speciale dal Cardinale, sistemato per la funzione religiosa su un palco costruito per l’occasione, e poi, naso all’insù, per ammirare il magnifico spettacolo pirotecnico organizzato ed approntato da maestri fuochisti, e conosciuto come incendio del campanile. Una ricorrenza che da anni non si è potuta svolgere a causa di quelle impalcature montate per consentire i lavori di manutenzione da parte della Sovrintendenza, e che parevano non voler essere mai portati a termine. E quest’anno in cui finalmente gli amanti della tradizione speravano di poter finalmente ammirare l’evento attorno ad un campanile finalmente liberato dai tubi innocenti, è subentrata la pandemia ed i ritardi nel completamento dei lavori di risistemazione della piazza antistante: dunque salta anche quest’anno il tradizionale incendio, che manca ormai alla piazza e alla città da ben sei anni.

Lo sa bene Franco, custode del Tempio delle Basilica del Carmine, che al Carmine ci è praticamente cresciuto e si sente figlio speciale delle Madonna Bruna. Franco è “figlio d’arte”, essendo erede di un impegno che fu già di suo padre prima di lui, e che lo ha portato legarsi in maniera profonda alla venerata effigie, come solo un figlio devoto sa fare con la propria amorevole madre. E anche Franco, che quella Mamma Bruna la ama sin nelle viscere, sperava, quest’anno, di poter finalmente vedere rispettata l’antica tradizione, ma con rammarico ha dovuto, come tantissimi che frequentano la Basilica e come lui indossano lo scapolarino, segno distintivo dei consacrati alla Madonna del Carmine, dover sperare che la tradizione possa finalmente riprendere il prossimo anno, o comunque appena l’emergenza causata dal coronavirus sarà finalmente superata.

Come scritto, metà della Piazza del Carmine è ancora recintata e lo svolgimento dei lavori di riqualificazione del basolato non è ancora completata, e si spera che qui, come nell’attigua Piazza Mercato, un vergognoso cantiere aperto da troppo tempo, i lavori possano finalmente essere ultimati in tempi rapidi. Manca lo spazio per realizzare il palco che servirebbe ad accogliere il Cardinale ed i prelati dell’ordine carmelitano per la funzione religiosa all’aperto, ma soprattutto occorre rispettare le procedure disposte dal DPCM per evitare situazioni che possano procurare assembramenti, che di sicuro non mancherebbero in questa occasione attesa da tanto, e da tantissimi.

Speriamo nel 2021. Ci spera Franco, e come lui ci speriamo in molti.

Nel frattempo, non ci resta che alzare lo sguardo verso la cosiddetta “pera”, ossia la cuspide ricoperta di maioliche dipinte, fatta realizzare nel 1631 dal domenicano Frà Giuseppe Nuvolo grazie alle offerte popolari che ne consentirono il completamento.

E noi ci auguriamo di poter essere presto lì, ai piedi del campanile illuminato dai fuochi d’artificio, a commuoverci ancora come da bambini, a spaventarci e sorridere per uno spettacolo pirotecnico che ci unisce con lo sguardo in un pensiero comune a quanto di bello esista nelle tradizioni tramandate e sopravvissute alla moderna età, e alla bellezza di una Città ricca di storia e di tradizioni delle quali troppo spesso dimentichiamo di essere eredi e custodi per le generazioni a venire.

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 2 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Luglio 2020

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