sabato 24 luglio 2021
Logo Identità Insorgenti

Chiesa di Portosalvo, negato l’accesso per la verifica dei restauri

NapoliCapitale | 13 Marzo 2021

Sembra non avere fine la travagliata diatriba relativa al cantiere della chiesa di Portosalvo. Chiusa da decenni per eterni lavori di restauro, si aggiunge ora anche il rifiuto della Curia alla verifica degli interventi.

La vicenda

Nella giornata di ieri 12 marzo, è stato infatti negato l’accesso alla chiesa a una delegazione della Seconda Municipalità.

Nonostante i regolari permessi richiesti per un sopralluogo, da effettuarsi insieme ai carabinieri del Nucleo Tutela dei Beni Culturali, i presenti, tra cui Pino De Stasio, responsabile della commissione Cultura, e Lorenzo Iorio, presidente della commissione Trasparenza, non hanno potuto dar seguito all’incontro.

All’appuntamento, oltre al consigliere regionale Marì Muscarà, vi era Antonio Pariante, presidente del comitato Portosalvo, che ha dichiarato: “Il diniego della Curia alla verifica dei lavori effettuati a Portosalvo getta ancora più ombra sulla scabrosa vicenda della nostra chiesa ostaggio di uno sfruttamento pubblicitario milionario basato su un pretestuoso restauro che non sarà mai soddisfatto perché sarà l’alibi di uno abuso perpetuo ai danni della cinquecentesca chiesa dei marinai dell’antico porto di Napoli, di cui tutti siamo testimoni insieme al complice silenzio delle istituzioni.

Per questo motivo ci rivolgeremmo al nuovo Vescovo per chiedere la liberazione della chiesa di Portosalvo dalle mani del malaffare e la fine di questo intollerabile sfruttamento”.

La tortuosa storia del complesso monumentale di Portosalvo

La storia della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo non è nuova a tali tristi dinamiche, come del resto gran parte del patrimonio di Napoli in rovina.

Il tempio, edificato nel XVI secolo da un manipolo di marinai scampati miracolosamente a un nubifragio, eretto su uno scoglio proteso sul mare e oggi ingabbiato nel caotico conglomerato urbano della città, in un crocevia strategico e assai trafficato che ne ha infine segnato l’amaro destino.

Nonostante 30 anni di polemiche e denunce, la chiesa è tuttora vittima delle speculazioni. Vari sono stati, nel tempo, i soggetti privati che hanno abusato dei ricavi pubblicitari senza attuare il ripristino del luogo.

Ultima, in ordine cronologico, è la Spm di Carinaro, finita sotto la lente d’ingrandimento della direzione distrettuale antimafia per i suoi intrecci con i clan di Casal di Principe.

Un quadro desolante che, alla luce dell’ostruzionismo mostrato dalla Curia, non fa che accrescere le tante ombre sul processo di recupero di questa chiesa, ancora una volta negata (questo sì indegnamente) alla propria comunità.

Antonio Barnabà

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 13 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 30 Maggio 2021

Articoli correlati

Club Napoli nel Mondo | 30 Maggio 2021

Club Napoli Udine, l’identità di Partenope in Friuli. La rubrica riprende a settembre su sulsud.it

Libri | 23 Maggio 2021

“Sopra le Macerie”, la tenacia degli operai del Mezzogiorno nel libro del Prof. Cimitile

Periferie | 21 Maggio 2021

“Periferia Giovane”: un progetto per i ragazzi della periferia nord di Napoli