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CHIESE CHIUSE

San Giovanni Battista delle Monache: devastata dal terremoto dell’80 e mai più riaperta

Beni Culturali | 28 Gennaio 2019

Si sta parlando molto in questi giorni della grave situazione della chiesa di Santa Maria della Sapienza in via Costantinopoli, chiusa da tempo immemorabile, abbandonata letteralmente tra immondizia e liquami vari che ne invadono il sagrato, nella totale indifferenza delle istituzioni.

Nella stessa strada, proprio di fronte alla Sapienza abbiamo un altro esempio di tesoro negato. San Giovanni Battista delle Monache offre alla pubblica via il suo ingresso barrato e se la Sapienza mostra l’immondizia raccolta dietro i cancelli chiusi, San Giovanni Battista mostra un orrido ondulato metallico che ne cela l’ingresso e occulta il marciume retrostante.

Una triste storia quella di questa imponente fabbrica religiosa, che si dipana nell’arco di circa cinque secoli, a partire dall’istituzione del monastero delle domenicane (le monache,da cui il titolo della chiesa) da parte del nobile capuano Francesco del Balzo nel 1593 a finire al rovinoso crollo della cupola e di parte della crociera e della navata avvenuto nella funesta giornata del 4 dicembre del 1982.

La costruzione della chiesa iniziò nel 1673 quando le monache affidarono l’incarico a Francesco Antonio Picchiatti che si occupò anche di dare una sistemazione funzionale al complesso di edifici afferenti al monastero, progressivamente costruiti dopo gli espropri di numerosi giardini e palazzi preesistenti. Nel corso dei successivi venti anni la nuova struttura fu collegata al monastero e l’edificio, nonostante mancasse ancora una facciata adeguata alla sua importanza era pressochè completato. L’imponente e bellissima facciata, costituita da due ordini di colonne corinzie in piperno, che racchiudono in bas- so le tre arcate del pronao preceduto da una breve scalinata, è opera invece del 1706 di Giovan Battista Nauclerio che nel 1735 completa definitivamente i lavori.

L’interno, a croce latina con cappelle laterali era ricchissimo di opere d’arte del XVII e XVIII secolo e sull’altare maggiore campeggiava la predica di San Giovanni Battista del 1685, firmata dal Giordano, definita da Carlo Celano “opera delle belle che sia uscita dal pennello di Luca Giordano”. Tra le altre opere presenti nella chiesa ricordiamo inoltre magnifici lavori di Massimo Stanzione, Paolo De Matteis, Giacomo Farelli, Giovanni Balducci e Andrea Vaccaro. I problemi per questa imponente architettura religiosa cominciarono con le prime soppressioni dei monasteri di inizio ‘800 e con gli importanti lavori di riassetto urbanistico della zona iniziati intorno alla metà dello stesso secolo, quando anche l’area del convento fu investita pesantemente dalle modifiche in corso. L’apertura della nuova strada di via Conte di Ruvo impose addirittura la separazione ed il distacco della chiesa dal suo monastero che fu destinato a diventare la sede dell’Accademia delle Belle Arti, un’altra parte del convento invece fu demolita e sulla sua area sorse il Teatro Bellini nel 1878.

Fu creata inoltre nel 1864 la Congrega dei Professori di Belle Arti che si assunse l’obbligo della conservazione e l’onere per le spese di culto dei sacri edifici. Da qui una lunga sequela di controversie e contenziosi vari tra il Comune e i Professori dell’Accademia che vedevano gli edifici loro affidati privati del loro contesto e indeboliti nelle strutture dall’apertura delle nuove strade e dall’abbattimento degli edifici circostanti.

Sono del 1856 le prime crepe rilevate nelle strutture quando la crociera è lesionata in più punti. Nel 1884 si rilevano dissesti agli archi di sostegno del tamburo della cupola e al tamburo stesso, a seguire lesioni alla cupola e alla navata. Nel 1859 si iniziarono brevi lavori di recupero proseguiti poi nel 1930 quando il terremoto del 28 luglio aggravò ulteriormente i danni. Altri lavori, mai definitivi, furono avviati tra il 1969 e il 1974. Sono gli anni questi del trasferimento delle opere d’arte alla Soprintendenza e della definitiva chiusura della chiesa.

Il terremoto del 1980 mise letteralmente una pietra tombale su questo nobile edificio, i danni furono gravissimi e le strutture resistettero tenacemente altri due anni quando, nella notte del 4 dicembre del 1982 la chiesa ripiegò su se stessa, la cupola precipitò rovinosamente al suolo trascinando con se il tamburo, gli archi di sostegno della crociera e della navata e parte delle voltine laterali. L’altare maggiore andò in frantumi travolto dalle pietre, come pure le grate del transetto e degli altri altari. Un disastro. Dell’interno della nobile fabbrica restava solo un panorama di macerie. Fu sistemata una copertura provvisoria di emergenza fatta di tubi metallici e plastica ondulata. Sono passati quasi quaranta anni, tutto è rimasto cristallizzato a quel 4 dicembre. Probabilmente la nostra generazione non entrerà mai nel nobile edificio della Congrega dei Professori di Belle Arti, la vetusta Chiesa di San Giovanni Battista delle Monache.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Gennaio 2019

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