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CHIUSURE AMARE

Addio alla pasta Tomasello: all’asta macchinari e un pezzo di storia

Agroalimentare | 7 Febbraio 2019

Cala il sipario sullo storico pastificio Tomasello, che per oltre un secolo ha prodotto pasta a Casteldaccia (esportandola anche all’estero). Con l’asta d’acquisto delle linee di lavorazione e produzione della pasta, provenienti dal fallimento del 2016 del Tribunale di Termini Imerese, svanisce definitivamente un pezzo di storia.

La storia dei Tomasello

Un’immagine d’epoca della famiglia Tomasello

«Molino & Pastificio Tomasello» di Casteldaccia (Pa) è stata una colonna portante dell’economia dell’intera Isola durata oltre un secolo. Un’eccellenza dell’agroalimentare isolano: fu fondata nel 1910 da Giovanni Tomasello che ha sempre puntato sulla qualità delle materie prime e sulla continua ricerca e innovazione tecnologica. Alla sua prematura scomparsa l’impresa fu gestita dalla moglie Francesca. Dopo la guerra, il pastificio fu affidato ai figli Giovanni, Pietro, Andrea e Domenico, che realizzarono il primo mulino a grano duro per la lavorazione in proprio delle semole. Da allora continui ed incessanti ammodernamenti ed ampliamenti hanno accompagnato il cammino di questa azienda sempre attenta alle evoluzioni tecnologiche. Ad esempio in due anni di monitoraggio di grano e sfarinati movimentati, non fu registrata alcuna traccia di micotossine, sostanze cancerogene prodotte da muffe. E questo grazie agli approvvigionamenti di grano duro siciliano di qualità che Tomasello poteva realizzare grazie alla adesione al Sistema Qualità e Tracciabilità del Grano Duro in Sicilia. Il pastificio Tomasello si sviluppava su un’area di 20.000 mq in prossimità del lungomare di Casteldaccia, con una capacità produttività di 2.000 quintali di pasta al giorno, con 6 linee di produzione ed oltre 80 formati di pasta prodotti. Accanto al pastificio, sorge il molino con annesso silos in grado di immagazzinare 50.000 quintali di grano duro.

Sicilia seconda regione per produzione di grano duro

La Sicilia è la seconda regione italiana, dopo la Puglia, per superficie investita a grano duro e contribuisce con più del 16,5% del prodotto nazionale. Secondo i dati del V Censimento generale dell’agricoltura le aziende siciliane che praticano la coltivazione del grano duro sono 71.785. Esse, con una superficie investita di 331,627 mila ettari pari al 26% della SAU regionale, rappresentano il 19,56% delle aziende agricole regionali ed il 45,15% delle aziende a seminativo. Tutto questo sottolinea ulteriormente l’importanza territoriale che la coltura assume nell’Isola.

La causa della crisi: regole assurde, importazioni del grano da altrove

Purtroppo negli anni c’è stata una forte flessione della produzione del grano siciliano, dovuta non solo a leggi europee inutili ed a volte dannose ma anche all’immissione di grani esteri che spesso entrano in grande competizione con i nostri grani, come quelli canadesi.

Una filiera produttiva corta, insomma, in passato consentiva di ottenere il meglio dal grano duro di Sicilia: la crisi e le trasformazioni del mercato hanno decretato la chiusura anche di questo storico luogo.

“Parlare della nostra azienda in questi termini – ha detto l’imprenditrice Margherita Tomasello al Giornale di Sicilia  – riapre una ferita che difficilmente si chiuderà. Spesso penso se tutto questo poteva essere evitato, magari con un pizzico di coraggio in più. È che tutto va contestualizzato in un periodo di grande crisi, difficoltà finanziaria, e stanchezza di combattere con un mercato difficile”.

L’asta, curata dal portale “Industrial Discount” del network “IT Auction”, è aperta sino al 12 marzo.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 7 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2019

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